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L’ultimo dono 

della balena

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I gelidi mari del Nord hanno mantenuto a lungo l’esclusiva sul titolo di “casa delle balene”. Soprattutto nell’era analogica, quando c’era giusto un binocolo e soltanto a immaginare barche a motore,...

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I gelidi mari del Nord hanno mantenuto a lungo l’esclusiva sul titolo di “casa delle balene”. Soprattutto nell’era analogica, quando c’era giusto un binocolo e soltanto a immaginare barche a motore, smartphone e droni, si rischiava l’accusa di stregoneria. In realtà i cetacei hanno vissuto e vivono in molti mari del mondo. E nel Mediterraneo si sono ritagliati una preziosa nicchia ecologica: Pelagos, il santuario dei cetacei. È un ventaglio protettivo che congiunge i comuni costieri sardi tra Capo Falcone e Capo Ferro e poi si apre verso la Francia e il Lazio. L’acqua che sta nel mezzo è diventato la culla i mammiferi marini sono considerati sacri. Ma, come si vede nello scatto a Cala Gogone del fotografo sassarese Daniele Macis, non disdegnano una capatina anche oltre i confini del santuario. Questi maestosi mammiferi scelgono spesso di fare rotta nelle cose della Sardegna. E vengono ripresi e postati sui social come fossero star. A volte capita che vengano stroncati dalla plastica o intrappolati nelle reti da pesca. Altre volte basta l’urto di una nave, come è successo alla balenottera di 17 metri spiaggiata (morta) lo scorso novembre a Platamona. Ma i cetacei sono oro colato anche defunti. Nei giorni scorsi il Comune di Sorso ha approvato la convenzione con l’università di Sassari per il recupero della carcassa da parte del dipartimento di Medicina veterinaria. Diecimila euro per le operazioni di pulizia dello scheletro, la sanificazione, lo smaltimento dei tessuti molli e la catalogazione delle parti mancanti. Un lavoro che dovrebbe terminare entro l’anno con la ricostruzione dello scheletro da esporre nella biblioteca della città. Per mostrare al mondo che anche il golfo dell’Asinara fa parte di quei mari del Nord solcati da Moby Dick.

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