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I Manetti Bros star a Tavolara «Napoli è stata la nostra musa»

I Manetti Bros star a Tavolara «Napoli è stata la nostra musa»

«Il prossimo film dei Manetti Bros potrebbe chiamarsi “Porta la mamma sul set”». Piera Detassis lancia quella che, se fosse una notizia, farebbe sobbalzare sulla sedia critici e fan. Ma siamo in...

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«Il prossimo film dei Manetti Bros potrebbe chiamarsi “Porta la mamma sul set”». Piera Detassis lancia quella che, se fosse una notizia, farebbe sobbalzare sulla sedia critici e fan. Ma siamo in piazzetta a Porto San Paolo, negli incontri del Festival di Tavolara, dove sabato i Manetti Bros hanno presentato la loro ultima opera, un clamoroso successo: “Ammore e malavita”. Tra una chiacchiera e l’altra spunta così fuori il curioso aneddoto per cui mamma Dora «sta sempre con noi sul set, non è critica, ci fa compagnia e parla con tutto il cast», raccontano i due fratelli Marco e Antonio Manetti. «Per l’ultima stagione di Coliandro ci hanno chiesto se, dopo le serie precedenti, volessimo un aumento. Ma siccome si girerà a Bologna, abbiamo chiesto un appartamento per mamma durante le riprese». Anche questo è il festival del cinema di Tavolara, che ieri ha chiuso la sua splendida ventottesima edizione presentando l’ultimo dei corti Mini filmlab, “Tutta colpa di Rocky”, con Marina Rocco e i film “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher e la commedia “Vengo anch’io” dei registi e attori Corrado Nuzzo e Maria Di Biase.

Tornando ai Manetti, l’ennesima coppia di un’edizione del festival al quadrato, ha raccontato la genesi di un film che ha impresso una svolta radicale alla loro carriera. «In un momento di passaggio della nostra carriera è arrivato “Ammore e malavita” – racconta Marco Manetti –. Abbiamo scelto di fare un film senza compromessi, un eventuale insuccesso, ci siamo detti, deve essere solo colpa nostra. È stato un trionfo, il cui unico vantaggio è che ora ci aspettano, nessuno ci mette pressione, possiamo scegliere con calma i progetti». Un percorso personale che da “Zora la vampira” li ha messi su una linea di coerenza difficilmente rintracciabile nel “mainstream” di oggi. Dai tempi in cui, bambini, giravano Sherlock Holmes in casa, all’identificazione con un certo cinema di serie B. Niente di più sbagliato, per quanto riguarda la seconda affermazione. «Non siamo appassionati del cinema italiano di serie B degli anni Settanta, a noi piacciono Hitchcock e Spielberg – spiega Marco Manetti –. In realtà l’equivoco nacque al tempo di un video musicale di enorme successo del “Piotta”, girato da noi, per cui diventammo conosciuti. Ma noi amiamo il cinema classico».

E Antonio: «Il vero cambiamento, all’interno di questa coerenza artistica, è stato determinato da Napoli: questa città ci ha ispirato e l’idea di un musical è nata così». Poi Coliandro, l’ispettore non allineato, con lo stesso attore protagonista (Giampaolo Morelli) di “Ammore e malavita”».

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