A Venezia tris Italia tra horror, razzismo e Capri
di Francesco Gallo
Mostra del cinema, presentati tutti i film in concorso: ci saranno Guadagnino, Minervini e Martone
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ROMA. Un remake-horror d'autore firmato da Luca Guadagnino come “Suspiria”, la storia di un'isola dove si respira da sempre la libertà come è in “Capri - Revolution” di Mario Martone e, infine, “Che fare quando il mondo è in fiamme?” (“What you gonna do when the world’s on fire?”) di Roberto Minervini sulla mai davvero risolta questione razziale negli Usa. Questo il terzetto italiano in concorso nella 75/a edizione della Mostra internazionale d’Arte Cinematografica (29 agosto - 8 settembre) che si annuncia davvero “monstre”, extra-large per qualità e offerte.
Alberto Barbera spiega alla presentazione a Roma che sul fronte Italia «c'è oggi una realtà ricca di fermenti e significativi tentativi di andare comunque oltre». Ovvero una fase propositiva forte «con la volontà chiara di non andare incontro ai gusti più facili». Questo sembra però non valere per “Il vizio della speranza” di Edoardo De Angelis che, come con il suo “Indivisibili”, ha mancato ancora una volta il concorso al Lido (andrà alla Festa di Roma). Alla domanda sul perché della sua esclusione, Barbera senza giri di parole risponde: «De Angelis ha un grande talento, ma non ha trovato ancora una forma compiuta che lo porti, almeno per ora, a un film risolto. Essendo un autore affermato, non avrebbe poi accettato una collocazione non competitiva. Rispetto ai film scelti – conclude – il suo era quello che aveva qualche problema in più».
Barbera descrive “Suspiria” di Guadagnino come una «sorpresa, un remake ambizioso con una Tilda Swinton mai vista prima, impressionante che interpreta ben tre ruoli». In “Capri-Revolution” Martone rinnova invece la sua voglia di rileggere la storia a modo suo e ci porta a Capri nel 1914, a ridosso delle prima guerra mondiale. Qui una comune di giovani nordeuropei trova il luogo ideale per la propria ricerca esistenziale e artistica. Il film narra così l'incontro tra Lucia, una giovane e semplice capraia (Marianna Fontana), la raffinata comune proto-hippie guidata da Seybu (Reinout Scholten van Aschat) e il giovane medico del paese (Antonio Folletto). Con “Che fare quando il mondo è in fiamme?” di Roberto Minervini, di scena l'America in preda al razzismo. Il regista, che vive tra Italia e Usa, racconta il ritratto di una comunità nera che nel 2017, dopo una serie di brutali uccisioni di giovani africani da parte della polizia, cerca di mantenere un po’ di rispetto.
Alberto Barbera spiega alla presentazione a Roma che sul fronte Italia «c'è oggi una realtà ricca di fermenti e significativi tentativi di andare comunque oltre». Ovvero una fase propositiva forte «con la volontà chiara di non andare incontro ai gusti più facili». Questo sembra però non valere per “Il vizio della speranza” di Edoardo De Angelis che, come con il suo “Indivisibili”, ha mancato ancora una volta il concorso al Lido (andrà alla Festa di Roma). Alla domanda sul perché della sua esclusione, Barbera senza giri di parole risponde: «De Angelis ha un grande talento, ma non ha trovato ancora una forma compiuta che lo porti, almeno per ora, a un film risolto. Essendo un autore affermato, non avrebbe poi accettato una collocazione non competitiva. Rispetto ai film scelti – conclude – il suo era quello che aveva qualche problema in più».
Barbera descrive “Suspiria” di Guadagnino come una «sorpresa, un remake ambizioso con una Tilda Swinton mai vista prima, impressionante che interpreta ben tre ruoli». In “Capri-Revolution” Martone rinnova invece la sua voglia di rileggere la storia a modo suo e ci porta a Capri nel 1914, a ridosso delle prima guerra mondiale. Qui una comune di giovani nordeuropei trova il luogo ideale per la propria ricerca esistenziale e artistica. Il film narra così l'incontro tra Lucia, una giovane e semplice capraia (Marianna Fontana), la raffinata comune proto-hippie guidata da Seybu (Reinout Scholten van Aschat) e il giovane medico del paese (Antonio Folletto). Con “Che fare quando il mondo è in fiamme?” di Roberto Minervini, di scena l'America in preda al razzismo. Il regista, che vive tra Italia e Usa, racconta il ritratto di una comunità nera che nel 2017, dopo una serie di brutali uccisioni di giovani africani da parte della polizia, cerca di mantenere un po’ di rispetto.
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