L’emigrazione che unisce due isole
di Grazia Brundu
Catherine Dunne: «Irlanda e Sardegna, un passato di disagio e scelte difficili»
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SASSARI. Non è un caso che l’ultimo libro di Catherine Dunne, “Come cade la luce” (Guanda), sia uscito in italiano e non ancora in inglese, le era già successo con alcuni dei romanzi pubblicati a partire dal 1997 e con “La metà di niente”, best seller da un milione di copie. La scrittrice di Dublino infatti è amatissima in Italia, A Sassari, al festival “Sulla terra leggeri”, ha riempito piazza Duomo con una processione di lettori – soprattutto lettrici – in cerca di autografi e selfie.
Lei – occhi chiari e capelli cortissimi, pantaloni neri e camicia bianca da professoressa in vacanza più che da regina delle classifiche – ha avuto una parola e un sorrisoper tutti. Prima ancora, placida e serena nonostante le sei ore di ritardo del volo Dublino-Olbia, ha conversato a lungo con Massimo Cirri (conduttore di Caterpillar), mentre Eva Garau traduceva per il pubblico. Primo step, l’ultimo libro “Come cade la luce”: un tentativo, per la Dunne, di traghettare la mitologia greca nel presente e, allo stesso tempo, portare alla luce le similitudini tra l’isola dove è nata e Cipro. Entrambe, negli anni Settanta, sconvolte dalla guerra: l’Irlanda tra cattolici e protestanti, Cipro per l’invasione turca. Tra le due, secondo la scrittrice, «ci sono così tanti punti in comune, che ho pensato che se la famiglia protagonista del romanzo avesse voluto lasciare Cipro, durante l’invasione, avrebbe scelto sicuramente come destinazione l’Irlanda». Quest’ultima, nel libro, è al centro di un periodo che inizia negli anni Novanta, quando, spiega la Dunne, «diventa un paese ricco , grazie anche alle rimesse di chi era emigrato negli anni Cinquanta. Poi c’è la crisi del 2008, che in Irlanda è stata forse più cattiva che nel resto d’Europa, fino a oggi, con 80mila persone che vivono di assistenza».
Se la Storia nei libri della Dunne ha un ruolo fondamentale, ancora più importanti sono le vicende quotidiane di persone comuni. Il gioco dei ruoli nella famiglia, la stratificazione dell’individualità attraverso le migrazioni - «70 milioni di irlandesi in giro per il mondo e 3 milioni in Irlanda» - e la capacità dei singoli di trovare un riscatto nell’arte. «Il punto non è essere portati o famosi, ma il processo per cui – dice – ci mettiamo in relazione con gli altri, questo ci fa bene». Poi una sorpresa prima di lasciare il palco: «Ho letto “Dopo il divorzio” di Grazia Deledda, è bellissimo, e ho trovato molti punti in comune tra la Sardegna e l’Irlanda del passato. Soprattutto per la condizione di insularità, che spesso, per le condizioni economiche difficili, costringe le persone a scelte obbligate come l’emigrazione».
Lei – occhi chiari e capelli cortissimi, pantaloni neri e camicia bianca da professoressa in vacanza più che da regina delle classifiche – ha avuto una parola e un sorrisoper tutti. Prima ancora, placida e serena nonostante le sei ore di ritardo del volo Dublino-Olbia, ha conversato a lungo con Massimo Cirri (conduttore di Caterpillar), mentre Eva Garau traduceva per il pubblico. Primo step, l’ultimo libro “Come cade la luce”: un tentativo, per la Dunne, di traghettare la mitologia greca nel presente e, allo stesso tempo, portare alla luce le similitudini tra l’isola dove è nata e Cipro. Entrambe, negli anni Settanta, sconvolte dalla guerra: l’Irlanda tra cattolici e protestanti, Cipro per l’invasione turca. Tra le due, secondo la scrittrice, «ci sono così tanti punti in comune, che ho pensato che se la famiglia protagonista del romanzo avesse voluto lasciare Cipro, durante l’invasione, avrebbe scelto sicuramente come destinazione l’Irlanda». Quest’ultima, nel libro, è al centro di un periodo che inizia negli anni Novanta, quando, spiega la Dunne, «diventa un paese ricco , grazie anche alle rimesse di chi era emigrato negli anni Cinquanta. Poi c’è la crisi del 2008, che in Irlanda è stata forse più cattiva che nel resto d’Europa, fino a oggi, con 80mila persone che vivono di assistenza».
Se la Storia nei libri della Dunne ha un ruolo fondamentale, ancora più importanti sono le vicende quotidiane di persone comuni. Il gioco dei ruoli nella famiglia, la stratificazione dell’individualità attraverso le migrazioni - «70 milioni di irlandesi in giro per il mondo e 3 milioni in Irlanda» - e la capacità dei singoli di trovare un riscatto nell’arte. «Il punto non è essere portati o famosi, ma il processo per cui – dice – ci mettiamo in relazione con gli altri, questo ci fa bene». Poi una sorpresa prima di lasciare il palco: «Ho letto “Dopo il divorzio” di Grazia Deledda, è bellissimo, e ho trovato molti punti in comune tra la Sardegna e l’Irlanda del passato. Soprattutto per la condizione di insularità, che spesso, per le condizioni economiche difficili, costringe le persone a scelte obbligate come l’emigrazione».
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