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Alghero medievale diventa bestseller

Alghero medievale diventa bestseller

Tutti lo definiscono scrittore di libri thriller o gialli, in realtà lui stesso si sente un romanziere d'avventura. Marcello Simoni è uno degli scrittori italiani più prolifici che ha venduto sinora...

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Tutti lo definiscono scrittore di libri thriller o gialli, in realtà lui stesso si sente un romanziere d'avventura. Marcello Simoni è uno degli scrittori italiani più prolifici che ha venduto sinora quasi due milioni di libri in tutto il mondo, tradotti in una ventina di lingue. La sua ultima fatica letteraria è “Il patto dell'Abate nero”, secondo capitolo della Secretum Saga, edito da Newton Compton, ambientato tra la Firenze di Cosimo de' Medici, Alghero e la Catalogna. Un’avventura che parte da una data e un luogo ben precisi: 13 marzo 1460, porto di Alghero. Un mercante ebreo incontra in gran segreto tale messer Teofilo Capponi, agente di un uomo d’affari fiorentino. Vuole vendergli un’informazione preziosissima: l’esatta ubicazione del leggendario tesoro di Gilarus d’Orcana, un saraceno agli ordini di re Marsilio, scomparso ai tempi di Carlo Magno. Venuta per caso a conoscenza della trattativa, Bianca de’ Brancacci, moglie di Capponi, intuisce che suo padre era coinvolto nella ricerca di quel tesoro prima di morire. Elabora così un piano e per realizzarlo chiede aiuto a Tigrinus, il noto ladro con cui ha già avuto a che fare. Tigrinus dovrà partire alla volta di Alghero e, spacciandosi per Teofilo Capponi, dovrà mettersi sulle tracce dell’oro di Gilarus e scoprire anche la verità sulla morte del padre di Bianca. «Quando ho iniziato a scrivere questo romanzo – evidenzia Simoni – volevo che si parlasse di mare, luoghi di mare e persone che il mare lo vivono e lo conoscono. Penso che il mare sia uno degli elementi che vanno più a specchiare l’effetto del romanzo storico. Alghero era per me l’ambientazione perfetta». Marcello Simoni confessa di essere affascinato dalla storia di Alghero, «dove, appena posso, ritorno volentieri. Una cinta muraria che proviene dal periodo dei Doria, poi completata dal periodo catalano e al suo interno c’era un quartiere ebraico che mi consentiva di andare a ripescare delle suggestioni ben precise. Poi Alghero è ricca di mistero. La gran parte dei romanzi sono ambientati in località molto famose, spesso trascuriamo luoghi come Alghero, l’Isola d’Elba e tanti altri che meritano di diventare protagonisti di trame importanti». Nel tuo romanzo ci si sposta poi verso la Catalogna, altra terra misteriosa, che un legame storico culturale con Alghero, «altra terra bagnata dal mare, con persone legatissime ad Alghero. Ricordiamo che all’epoca Alghero non era una città italiana, ma catalana. Far inoltrare Tigrinus, che ha il genio dell’intrigo, all’interno di questo territorio come la Catalogna, mi ha consentito di trasformarlo in una sorta di pirata, facendogli riscoprire la voglia di spostarsi e il coraggio». Marcello Simoni è una “punta di diamante” della letteratura italiana. «Un’enorme soddisfazione, sapere che ci sono tante persone che entrano in libreria e chiedono di acquistare l’ultimo romanzo di Simoni. Per me una grande conquista». Essendo stato bibliotecario, avendo studiato archeologia, medioevo, catalogato materiali che provengono dalle epoche passate, Simoni mette insieme le sue esperienze vissute per scrivere romanzi. Questo lo distingue dalla maggior parte degli scrittori. “Il Patto dell’Abate Nero” è il secondo capitolo della Secretum Saga e Marcello Simoni anticipa che «ci sarà un terzo capitolo e non solo, perché devo mettere in chiaro le faccende fra Tigrinus e Bianca, ho un debito nei confronti di Tigrinus che prima o poi dovrà capire cosa deve fare della propria vita e un debito nei confronti della Firenze di Cosimo de’ Medici che dovrà trovare una ragione di essere all’interno di questi romanzi». E in un prossimo futuro i romanzi di Marcello Simoni potrebbe diventare una serie televisiva, «sto aspettando il produttore e il regista giusto. Voglio evitare di fare una schifezza come hanno fatto con “I Medici”, mentre un buon lavoro mi pare la serie spagnola “La Cattedrale del Mare” su Netflix. Viene data la giusta dimensione storico senza annoiare, senza metterci di fronte a dei falsi storici e senza far cadere in secondo piano i personaggi importanti. Sono appassionato di serie Tv e devo dire che ce ne sono fatte bene, rispetto al cinema dove vedo poca roba buona. Aspetto con ansia “L’uomo che uccise Don Chisciotte” del regista Terry Gilliam. Per cui appena mi contatta un produttore i un regista, come accaduto anche di recente, prima di dire sì, aspetto anche perché non ho alcuna fretta. Preferisco aspettare nella speranza di trovare qualcuno che rispetti tutto il mio lavoro».



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