La Nuova Sardegna

Luca Scarlini porta alla luce il volto oscuro di Parigi

di Gianluca Corsi
Luca Scarlini porta alla luce il volto oscuro di Parigi

La performance dello scrittore al finissage della mostra “La Bohème” Dietro il mito della Belle Époque una realtà di violenza e di emarginazione

2 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Forse è il celebre manifesto “Tournée du Chat Noir” di Theophile Alexandre Steinlen, illuminato dalla penombra di quattro candele e svelato con sapiente ironia dalla voce di Luca Scarlini, a riassumere con maggiore efficacia il riuscitissimo finissage della mostra “La Bohème: Henri de Toulouse-Lautrec e la scuola di Montmartre”, visitabile ancora per questo week end nelle sale del Man. Sarà per quella «stanza a lume di candela», che richiama un po’ l’idea del cabaret di allora, in una Ville Lumière che, dietro le luci e il brulichio della realtà “off” e notturna, celava un mondo fatto di miseria, emarginazione, criminalità, prostituzione, sfruttamento dei minori.

È il rovescio della medaglia della Belle Époque che Scarlini – scrittore, drammaturgo per teatri e musica, performance artist,storyteller – ha rivelato con il suo sorprendente “La java della notte”. Un racconto che, come hanno spiegato l’autore e il direttore del Man, Luigi Fassi, nasce proprio dai commenti lasciati dai tantissimi visitatori nel “libro-visite” della mostra del museo d’arte nuorese. Ma è lo stesso Scarlini, elegante intrattenitore con tanto di bastone da passeggio, a esordire con una presa di distanze dai soliti commenti entusiastici, talvolta necessariamente un po’ scontati (ma com’è bella questa mostra ecc.), quando – tra La fronda, La terra e L’abate Pierre, nelle sale al piano terra – ricorda che l’“Époque” di cui si parla era “Belle”soltanto per il tre per cento dei parigini. Per la restante moltitudine di disperati che, in quegli anni, si ammassavano nella «città civetta» in cerca di fortuna, la realtà era ben diversa. A cominciare dalle donne. Dimenticate le belle signorine del Moulin Rouge, perché spesso la realtà nascondeva cose terribili. Come la tratta delle bianche: si parla di 38mila donne vendute in quell’epoca. Anche il celebre poster realizzato nel 1892 da Jules Cheret per pubblicizzare il romanzo modernista “L’amant des danseuses” di Félicien Champsaur, nasconde una storia tragica di sfruttamento della ballerina in balia del suo “padrone”. Talmente peccaminoso, all’epoca, che, quando vi passavano davanti le collegiali, erano costrette a tapparsi gli occhi. Altre, come la celebre Sarah Bernardt, costretta a travestirsi da uomo per affermarsi a teatro, erano icone della cartellonistica di allora (la locandina de “La signora delle camelie”). E poi il celebre cabarettista e cantante Aristide Bruant, con immancabili sciarpa rossa e cappotto nero, e May Milton, la “Goulue” del Moulin Rouge, Louise Weber, amatissima da de Toulouse-Lautrec.

Tutti raccontati da Scarlini seguendo la trama pura dei fatti davvero accaduti, in un percorso che è stato quasi possibile sfiorare con mano, assecondandone sotto i polpastrelli la matericità, sentendo il cuore battere.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative