La Nuova Sardegna

«Abbiamo addomesticato il Leone d’Oro»

di Grazia Brundu

Antonio Rezza e Flavia Mastrella, un ciclone oggi a Sassari con “7 14 21 28” e nel week-end ad Alghero con “Pitecus”

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SASSARI. Il Leone d’Oro è un animale domestico dal carattere indipendente. «Non è che tra noi ci sia questo gran rapporto. Più che altro mi limito a dargli il concime e un po’ d’acqua ramata, lo stretto necessario per evitare che si ammali alle unghie. Per il resto, un po’ di mangime e tre quarti di pollo, quando capita. Flavia fa lo stesso quando tocca a lei. Facciamo tre mesi a testa. Ora che ce l’ho io non dà fastidio, poi vedremo se con lei diventerà più esigente».

Dopo avere imperversato su Cagliari e Nuoro, il ciclone surreale RezzaMastrella – evocato in tour sull’isola da Sardegna Teatro - si abbatte stasera alle 21,30 sul Teatro Verdi di Sassari per la rassegna “Marosi di Mutezza” dei Meridiano Zero. Portano sul palco “7 14 21 28” (in scena con Rezza c’è anche Ivan Bellavista); poi domani e domenica saranno ad Alghero con “Pitecus”. Li abbiamo sentiti al telefono mentre andavano in macchina da Cagliari a Nuoro e hanno risposto in due. Fanno tutto insieme da quando, una trentina d’anni fa, l’attore-performer nato a Novara e l’artista-scenografa di Anzio hanno fondato la compagnia RezzaMastrella, provocatoria, poetica, allergica al politicamente corretto, e hanno iniziato a scrivere a quattro mani spettacoli visti, all’inizio, solo nei centri sociali e negli spazi autogestiti, poi anche nei teatri importanti e premiati con riconoscimenti fondamentali come il Premio Hystrio e l’Ubu.

Il Leone D’Oro alla carriera per il teatro 2018 lo avete lasciato a casa. Ma che effetto fa averne uno? Non temete che sia un tentativo di “antologizzarvi”? Insomma, di normalizzarvi.

REZZA: «Siccome questi premi di solito li danno a chi ha già il catetere, diciamo che noi siamo abbastanza fortunati».

MASTRELLA: «Certo, sempre che non sia un modo per dirci che siamo finiti».

Ancora REZZA: «O magari per dirci che dopo il Leone è in arrivo il catetere. Sia chiaro: se è d’oro anche quello, sempre tre mesi io e tre mesi Flavia lo teniamo. Non è che il catetere me lo tengo solo io…».

Giusto, ma veniamo ai due spettacoli del tour. Come li avete scelti? Sono due vostri cavalli di battaglia di un po’ di anni fa, “Pitecus” è del 1995. Li avete attualizzati?

REZZA: «La scelta di “Pitecus” e di “7 14 21 28” è stata condivisa con Sardegna Teatro, che ringraziamo perché, da quando è direttore Massimo Mancini, veniamo di nuovo invitati in Sardegna. Per circa sedici anni, invece, non ci invitavano e non è che potevamo vení per forza. Gli spettacoli, comunque, sono rimasti uguali. “Pitecus” è ancora di attualità perché non fa leva su quello che succede adesso - che ci interessa e non ci interessa - ma parla di stati d’animo, di sentimenti, di qualunquismo, dell’essere umano e delle sue perversioni».

In trent’anni come sono cambiati, soprattutto in relazione al salto tra anni Novanta e Duemila, avvento di Internet compreso, gli “habitat” costruiti da Mastrella e posseduti-distrutti da Rezza, e usati da lui come passaggi da un personaggio all’altro?

MASTRELLA: «Sono cambiati i materiali. “Pitecus” è fatto di cotone, seta, fibre naturali, è come una barriera fra l’esterno e l’interno. Poi piano piano mi sono orientata verso il videogioco, per arrivare con “Fratto _X” del 2012 a ricalcare una visione digitale, anche nel colore».

C’è stata un’evoluzione nel modo di stare sul palco di Antonio Rezza?

REZZA: «La fisicità è migliorata, si è intensificata: “Pitecus” è lo spettacolo in cui mi stanco di meno, in quelli successivi il corpo è ancora più presente».

Com’è stata l’esperienza su Rai 3 con “La tegola e il caso?”

ENTRAMBI: «Un lavoro bellissimo, da anni lo presentavamo alla Rai e finalmente ce l’hanno lasciato fare».

Da Leoni d’Oro, cosa vi piace e cosa no del teatro italiano?

REZZA: «Aboliremmo i reading, chi legge sul palco andrebbe cacciato, e non ci piace il teatro di narrazione. Invece ci piace molto il “Macbettu”: per ora abbiamo visto solo gli estratti, ma appena ripassa per Roma andremo a vederlo».

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