La Nuova Sardegna

“Storie liberate” sulle ali delle canzoni di Piero Marras

di Paolo Curreli
“Storie liberate” sulle ali delle canzoni di Piero Marras

Domani in edicola con La Nuova il primo cd e il cofanetto Brani ispirati alle lettere censurate dei carcerati

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SASSARI. Piero Marras torna a proporsi al suo pubblico dopo cinque anni – il suo ultimo lavoro “Ali di stracci” è del 2013 – con uno straordinario doppio cd: “Storie liberate” accompagnato da due volumi (Carlo Delfino editore) di approfondimento firmati da Vittorio Gazale, funzionario del Parco dell’Asinara, isola che ha ospitato per 112 anni una colonia penale. Un ritorno per cui il cantautore sceglie La Nuova Sardegna per raggiungere il suo pubblico e nuove sensibilità in grado di apprezzare un lavoro che già nella sua genesi racconta un percorso affascinante e commovente.

«Era il 2015 quando Vittorio Gazale mi cercò per presentare “Carte liberate” la loro ricerca sulle colonie penali dell’isola – racconta Piero Marras – non dissi sì subito, mi sembrava un lavoro impegnativo, volevo capire meglio. Ma studiando con attenzione il loro lavoro incontrai un mondo che mi colpì nella sua complessità».

L’incontro fulminante fu col deposito di storie dimenticate scoperte dai detenuti impegnati nella ricerca nei sotterranei del carcere sassarese di San Sebastiano. «Erano tantissime lettere, dal carcere e verso i detenuti, bloccate da una censura rozza e insensibile. Sentimenti costretti dietro le sbarre – ricorda il cantautore –. Sono entrato subito in contatto a livello emotivo con queste vite di confine, ho voluto ripercorrere quei luoghi di detenzione, le celle anguste che richiudevano speranza e desideri. Come la passeggiata sulla collina di Spoon River, tra le tombe che raccontano vite e volontà dei sepolti». Un lavoro immane, durato anni, tra ricerca, creatività e produzione musicale, che si afferma come una pietra miliare nella storia della canzone d’autore (e non solo in quella della Sardegna) proprio per il racconto delle profonde impressioni, che l’immersione in questo mondo così duro, hanno lasciato nella poetica di Piero Marras.

Aperti schedati e riletti i documenti hanno rivelato tutto un mondo. «Certo, un mondo che ho voluto liberare dall’oblio, tante storie marginali, solitudini disperate a cui la musica poteva restituire la libertà e rendere, in qualche modo giustizia» ricorda Piero Marras, che in questi testi ha voluto seguire un rigore quasi filologico. «Non ho voluto usare un linguaggio elaborato, letterario ma rimanere fedele alle parole usate dai detenuti. Come ho scelto il sardo per raccontare alcune storie più specifiche che vedono l’isola, e i suoi uomini, protagonisti – spiega l’artista –. In definitiva nel racconto di queste solitudini ho trovato una certa condivisione, anche un autore vive una stessa riflessione interiore, ha l’attitudine a frugare dentro se stesso. In questo la solitudine si può rivelare, non solo una dannazione, ma anche un amica, un alleata. Fatte le dovute proporzioni di dolore e privazione naturalmente».

Piero Marras non si è certo fermato all’aspetto poetico, intimista, il suo sguardo come altre volte si è allargato alla società, ai passi avanti che l’arte indica al mondo. «Nella canzone “Un numero” racconto la grande umiliazione di perdere l’identità – spiega–. La carcerazione è un processo educativo che non può prescindere dalla dignità della persona. Nel brano cito Dostoevskij “la civiltà di un popolo si evince dalle sue prigioni”». Gli anni passano ma i problemi delle carceri sono sempre presenti. «I tempi sono cambiati, ma molti aspetti restano problematici – sottolinea Marras –. Nel brano “Dio vincente” parlo dell’obbrobrio dell’ergastolo ostativo, una vera e propria pena di morte lenta. La negazione di ogni possibilità di riscatto. Se dovessi riassumere in una frase quello che penso io, userei quella di don Benzi: “l’uomo non è il suo errore”. Io ne sono convinto, come sono convinto che il rapporto con la natura e il lavoro all’aria aperta delle colonie penali debba essere riproposto come una strada verso il riscatto».

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