La Nuova Sardegna

La canzone riscoperta e pubblicata 

“Sogno”, il brano che Andrea Parodi voleva portare a Sanremo

di Andrea Massidda
“Sogno”, il brano che Andrea Parodi voleva portare a Sanremo

SASSARI. Poco tempo prima che gli venisse diagnosticato il tumore, Andrea Parodi era pronto per tornare a Sanremo. Da solista. Il brano che voleva proporre – orecchiabile ma non stucchevole, perfetto...

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SASSARI. Poco tempo prima che gli venisse diagnosticato il tumore, Andrea Parodi era pronto per tornare a Sanremo. Da solista. Il brano che voleva proporre – orecchiabile ma non stucchevole, perfetto per la sua inconfondibile voce, con strofe in sardo logudorese e in italiano – lo aveva inviato alla commissione del Teatro Ariston alla fine del 2002 nella speranza di interpretarlo sul palco qualche mese dopo per la 53/ma edizione del concorso canoro. Ma il provino, che fu assai apprezzato, purtroppo arrivò a tempo scaduto: venti giorni oltre i termini fissati dal regolamento. Così il progetto si trasformò in un sogno da mettere dentro un cassetto. E, guarda caso, “Sogno” era proprio il titolo del brano che ora rispunta come inedito nell’album “Quando sarò più giovane”, appena inciso dal cantautore cagliaritano Gigi Marras, autore della melodia e dei versi in italiano. Tanto che nella seconda parte del pezzo i due, grandi amici, cantano insieme.

Se “Sogno” fosse stato accettato, per Parodi sarebbe stata la terza partecipazione al Festival, dopo quella del 1991 con i Tazenda e Pierangelo Bertoli (“Spunta la luna dal monte”) e quella dell’anno successivo, sempre assieme ai Tazenda, in gara con “Pitzinnos in sa gherra”. Tutti grandi successi.

«Originariamente la canzone s’intitolava “Metti che…” – racconta Marras – e ad Andrea piaceva molto, al punto che la volle reinterpretare e in parte riscrivere per Sanremo. Diventò “Sogno”, peccato che la inviò in ritardo. Il bello, si fa per dire, è che alcuni anni dopo, al Premio De André, seppi dalla figlia del grande paroliere Sergio Bardotti, nel 2003 uno dei selezionatori dei brani per il festival, che la canzone era stata molto apprezzata. Mi consola il fatto – continua Gigi Marras – che dopo tanto tempo io sia riuscito a pubblicarla inserendola come prezioso cammeo nel mio album. È ancora attualissima, e nella versione di Andrea c'è anche il sogno dell'integrazione fra culture diverse, un ideale in cui lui ha sempre creduto e che ha sempre coltivato soprattutto nei suoi lavori da solista, strettamente legati alle tradizioni della musica popolare di tutto il mondo».

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