Cercando lavoro
una mattina
Lavorare stanca? Forse, ma non farlo stanca di più. Molto di più. Soprattutto quando la condizione di disoccupato, di breve o lungo periodo che sia, non è una scelta consapevole o volontaria. In...
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Lavorare stanca? Forse, ma non farlo stanca di più. Molto di più. Soprattutto quando la condizione di disoccupato, di breve o lungo periodo che sia, non è una scelta consapevole o volontaria. In Sardegna, come in molte regioni del Sud, la mancanza di occupazione ha effetti devastanti, oltre che sulla capacità di produrre reddito, anche sul tessuto sociale, già minato da storiche contraddizioni mai completamente sanate dalla politica nazionale e regionale. Trascorrere una mattinata nel Centro per l’impiego di Nuoro, esplorare la nuova sede in viale del Lavoro inaugurata poco più di un mese fa – per molti versi un apripista a livello regionale – è un viaggio istruttivo. Cogliere lo sguardo di chi lavora nel Cpi e di chi lo frequenta apre uno scorcio di speranza tra i tanti resistenti che giustamente non si vogliono arrendere. Una navigazione complicata, dove le pratiche sveltite dalla digitalizzazione dovranno convivere ancora per un po’ con i voluminosi fascicoli cartacei. E l’attesa di sapere come il governo gialloverde darà attuazione alle sue scelte in materia (in primis il reddito di cittadinanza) può creare qualche disorientamento sia tra gli operatori sia tra gli utenti. Migliaia di disoccupati che rivendicano un diritto troppe volte rimasto sulla carta e confuso come un privilegio o peggio ancora come una concessione. Di mancanza di lavoro ci si ammala infatti sempre più spesso. Non lavorare comporta un disagio profondo. Crea ai giovani e ai meno giovani quel senso di inutilità, di inadeguatezza, di un’esistenza vuota che solo il lavoro con le sue fatiche ma anche con le sue gioie sa colmare. Non lavorare è un costo sociale e sanitario di cui si potrebbe e si può fare a meno. E se partire è come morire, tante volte anche restare è andare incontro al declino passivamente. Ben vengano dunque le risorse che si investono nel migliorare servizi e a favorire le politiche attive del lavoro. Se possono servire a invertire un trend a senso unico. Un percorso a ostacoli, dove il precariato e tutto quello che ne consegue non è più l’eccezione ma la regola, il tradimento di intere generazioni.
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