La Nuova Sardegna

Un fantino di 17 anni da Sassari all'Inghilterra per inseguire la leggenda di Frankie Dettori

Roberto Sanna
Un fantino di 17 anni da Sassari all'Inghilterra per inseguire la leggenda di Frankie Dettori

Stefano Cherchi, 17 anni, a Newmarket: il mio mondo è questo, ho realizzato un sogno

08 dicembre 2018
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La sveglia suona presto, molto presto a Newmarket. Alle 4.40 Stefano Cherchi si alza, si prepara la colazione e comincia a inseguire il suo sogno. Un caffè rigorosamente italiano preparato con la moka portata da casa, una doccia e via, come ogni giorno a sfidare l’alba della campagna inglese. Fuori molto spesso piove, fa freddo ed è buio ma lui non si lamenta perché finalmente sta vivendo le giornate che aveva sempre immaginato da bambino: vivere tra i cavalli, diventare un fantino professionista. Per farlo non ha avuto paura di lasciare la sua città, Sassari, la sua famiglia e gli amici. Un anno fa, dopo aver festeggiato il sedicesimo compleanno, ha fatto la valigia e ha bussato alla porta di una delle più prestigioso scuderie dell’Inghilterra, quella dell’italianissimo Marco Botti. Un anno dopo, ancora non può guidare l’auto ma ha già il patentino per sfrecciare in groppa ai purosangue.

Nato tra i cavalli

La passione l’ha ereditata direttamente nel dna. La sua famiglia è originaria di Mores, il paese dove il nonno Nino Calvia guidava un allevamento tra i più conosciuti in Sardegna, quelli della stirpe de Mores. E dove il padre Sebastiano tuttora alleva cavalli. Stefano tra i cavalli è nato e ha mosso i primi passi. E quando era bambino i suoi regali erano molto diversi da quelli dei suoi compagni di scuola. Non le macchinine, non i Lego ma «un pony. Ogni due anni i miei genitori me lo compravano nuovo – racconta al termine di una dura giornata di lavoro –. Quando sono cresciuto sono passato ai purosangue, ho frequentato la scuola di equitazione e ogni domenica andavo sempre all’ippodromo a vedere le corse. Ho sempre avuto chiaro il mio futuro e non ne ho mai fatto mistero. Volevo fare il fantino professionista, gareggiare nei più prestigiosi ippodromi del mondo. E sapevo anche che avrei dovuto cambiare vita, perché le scuole più importanti sono in Inghilterra».

Alla corte di Botti

Newmarket è una cittadina di ventimila abitanti nella contea del Suffolk, a nord-est di Londra, non lontana da Cambridge. Sarebbe un posto come tanti, case in mattoni rossi e pub lungo la via principale, se non fosse che tutto ruota attorno alle corse dei cavalli. Una tradizione secolare: la corsa più prestigiosa, la William Hill July Cup, esiste dal 1809. Per gli amanti del genere è un paradiso. Un ippodromo con due piste, scuole prestigiose, scuderie, musei. Qui si incrociano i fantini più famosi e quelli più giovani, il giro di denaro, tra premi e scommesse, è impressionante. Qui, nel 2006, ha fondato la sua scuderia Marco Botti. Per lui hanno corso anche i fantini italiani più bravi, casualmente anche sardi: Frankie Dettori e Andrea Atzeni. Il posto giusto per muovere i primi passi.

Impatto duro

«Volevo partire il prima possibile – racconta Stefano Cherchi – ma ho dovuto aspettare di compiere 16 anni, l’età minima per poter accedere alla struttura. Ne ho sempre parlato in famiglia e devo dire che hanno accettato la mia scelta senza grossi problemi, diciamo che i miei genitori non mi hanno mai ostacolato e nemmeno troppo incoraggiato. Semplicemente, quando è arrivato il momento sono partito. Ho scelto la scuderia di Marco Botti perché ne avevo sempre sentito parlare molto bene, anche se entrare non è semplice, i test di ingresso sono particolarmente severi anche a livello fisico. Ho superato questo primo ostacolo e ho preparato la valigia, non è stato facile lasciare famiglia e amici però sapevo che stavo andando a fare quello che avevo sempre sognato e ora che sono in ballo di certo non mi lamento». In una struttura come quella non ci sono pause e nemmeno spazi per i momenti di debolezza: «L’impatto è stato duro, non conoscevo la lingua se non quel poco che ho studiato a scuola, fino al terzo anno dell’istituto agrario. Quando sono arrivato riuscivo giusto a dire “pizza” e “aperitivo”, per fortuna i miei colleghi e compagni mi hanno aiutato e in più qui ci sono tantissimi italiani. Non appena sono arrivato mi hanno messo subito a lavorare, mattina e sera, è pesante ma sono venuto fin qui per questo. Ero preparato al peggio quando sono partito, coi miei genitori ci siamo dati tre mesi di tempo per vedere se fosse il caso di insistere o rientrare. Non ho mai mollato anche se ho vissuto situazioni alle quali non ero abituato, lo scorso anno l’inverno è stato duro, temperature basse, neve, ghiaccio, pioggia, però non ho mai pensato di mollare e sono ancora qui».

Stefano si sveglia prima dell’alba, il tempo di prepararsi e si va dai cavalli: «Si lavora duro sette ore al giorno, non si fa molto altro, la sera bisogna soprattutto riposarsi. All’inizio è faticoso, ho dovuto stravolgere tutte le mie abitudini e gli orari. Il cibo non è mai stato un problema, grazie alla mia famiglia ogni mese arriva un pacco con le derrate giuste. E poi non è che possa fare troppi strappi, peso 51 kg e non devo sgarrare più di tanto, vado anche a correre per rimanere nel peso».

La grande emozione

Martedì 31 luglio nell’ippodromo di Nottingham Stefano ha cavalcato il suo sogno. In sella a Casina di Notte ha corso la sua prima gara «ed è stato qualcosa che non dimenticherò mai, era come volare sulle ali di un sogno. Ho trovato immediatamente il feeling giusto con tutto quello che mi circondava, è stato bellissimo, qualcosa che ho vissuto in maniera molto naturale». Anche se ha voluto viverlo alla sua maniera, in solitudine, derogando alla tradizione inglese che vuole le famiglie trepidare sulle tribune per la gara d’esordio: «Mi sarebbe quasi sembrato di esibire i miei familiari e a me queste cose non piacciono. Così ho avvertito mio padre solo la mattina della corsa». Una nutrita rappresentanza della famiglia Cherchi, con papà Sebastiano mamma Maria Antonietta trepidanti in prima fila, ha così invaso una sala Snai di Sassari per fare il tifo davanti a un monitor. Per vederlo correre dal vivo hanno invece dovuto aspettare settembre, quando Stefano ha corso per la prima volta in un ippodromo sardo, a Chilivani. Nel frattempo aveva disputato altre quattro gare in Inghilterra, conquistando anche un terzo posto: «Cinque non sono poche per un esordiente, sono molto soddisfatto e tutti mi incoraggiano. Questo è un mondo piccolo, se sai comportarti la gente è gentile e ti aiuta. Adesso ho il patentino e andrò in giro per il mondo a cercare monte, prima o poi dovrò anche trovarmi un agente. Nel frattempo ho avuto anche modo di visitare gli ippodromi più prestigiosi, conoscere i fantini più famosi. Compreso Frankie Dettori, col quale ho anche scambiato qualche battuta. Non ho un idolo in particolare ma se c’è qualcuno al quale cerco di rubare qualche segreto, questo è lui».

Intanto a Newmarket è arrivato un altro inverno, tira aria di neve. Stefano Cherchi si sveglia alle 4.40, esce di casa sfidando il freddo e va dai suoi amati cavalli sognando di vincere una gara importante, proprio come Frankie. E forse un giorno ci riuscirà.
 

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