“Mark’s diary”, il nuovo film di Giovanni Coda
di Sabrina Zedda ; w
Un lavoro sul diritto alla sessualità per i disabili. Nevina Satta: «Una scelta giusta e coraggiosa»
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CAGLIARI. Chi l’ha detto che le persone affette da gravi disabilità non possano godere dell’amore, anche di quello fisico? Attorno a un tema di cui in Italia si parla ancora troppo poco, quasi come se attorno vi aleggiasse un che di paura, a gettare uno squarcio arriva ora Giovanni Coda con il suo ultimo “Mark’s diary”. Sarà presentato in anteprima regionale giovedì alle 21,30 nel cinema Odissea. Poi approderà a Roma, dove a febbraio il Macro dedicherà al regista sardo una retrospettiva.
E’ un amore all’apparenza senza speranza quello che unisce Mark e Andrew (Mark Cirillo e Caleb Josiah Spivak), i due giovani protagonisti di questo lavoro. Affetti da disabilità, non hanno alcuna possibilità di entrare in intimità, così affidano le loro emozioni e i loro sentimenti alla fantasia. Vivendo un sogno lungo un giorno. Un film – tratto dal libro del blogger disabile Maximiliano Ulivieri “Loveability”– che vuole essere solo il primo passo verso una presa di coscienza nei confronti di un problema che urge una soluzione. Non a caso per la produzione di “Mark’s diary”, la Labor film, che proprio a Giovanni Coda fa capo, ha trovato un prezioso alleato nell’Università di Derby, nel Regno Unito, che si prepara a organizzare sul tema anche un importante convegno internazionale.
«La società si sforza di venire incontro alle persone con disabilità per ogni loro bisogno che non possa essere svolto in completa autonomia – riflette Coda– Li aiutiamo a vestirsi, spogliarsi, mangiare e lavarsi. Diamo loro carrozzine elettriche per muoversi, macchine con comandi speciali. Eppure, di tutti questi diritti, di cui nessuno metterebbe in dubbio la legittimità, ce n’è uno che viene rimosso: quello alla sessualità». Un tema spinoso che in “Mark’s diary” Coda tratta con delicatezza, muovendosi sul terreno a lui più familiare: quell’area del cinema sperimentale in cui l’estetica fotografica trova linfa vitale al confine tra il cinema e l’arte visiva.
Una produzione italo- inglese che grazie all’aiuto della Fondazione Sardegna Film Commission cerca ora di entrare nei circuiti nazionali e internazionali. “Quello di Coda è un cinema che funziona molto bene all’estero ma meno in Italia – ha detto durante la presentazione Nevina Satta, direttrice di Sardegna Film Commission – Per noi il film è l’occasione per celebrare il suo talento e il suo coraggio».
E’ un amore all’apparenza senza speranza quello che unisce Mark e Andrew (Mark Cirillo e Caleb Josiah Spivak), i due giovani protagonisti di questo lavoro. Affetti da disabilità, non hanno alcuna possibilità di entrare in intimità, così affidano le loro emozioni e i loro sentimenti alla fantasia. Vivendo un sogno lungo un giorno. Un film – tratto dal libro del blogger disabile Maximiliano Ulivieri “Loveability”– che vuole essere solo il primo passo verso una presa di coscienza nei confronti di un problema che urge una soluzione. Non a caso per la produzione di “Mark’s diary”, la Labor film, che proprio a Giovanni Coda fa capo, ha trovato un prezioso alleato nell’Università di Derby, nel Regno Unito, che si prepara a organizzare sul tema anche un importante convegno internazionale.
«La società si sforza di venire incontro alle persone con disabilità per ogni loro bisogno che non possa essere svolto in completa autonomia – riflette Coda– Li aiutiamo a vestirsi, spogliarsi, mangiare e lavarsi. Diamo loro carrozzine elettriche per muoversi, macchine con comandi speciali. Eppure, di tutti questi diritti, di cui nessuno metterebbe in dubbio la legittimità, ce n’è uno che viene rimosso: quello alla sessualità». Un tema spinoso che in “Mark’s diary” Coda tratta con delicatezza, muovendosi sul terreno a lui più familiare: quell’area del cinema sperimentale in cui l’estetica fotografica trova linfa vitale al confine tra il cinema e l’arte visiva.
Una produzione italo- inglese che grazie all’aiuto della Fondazione Sardegna Film Commission cerca ora di entrare nei circuiti nazionali e internazionali. “Quello di Coda è un cinema che funziona molto bene all’estero ma meno in Italia – ha detto durante la presentazione Nevina Satta, direttrice di Sardegna Film Commission – Per noi il film è l’occasione per celebrare il suo talento e il suo coraggio».
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