Uno sguardo dolce sulla follia quarant’anni dopo Basaglia
di Claudia Carta ; w
Inaugurata ad Arzana la mostra “Nel labirinto della vita” di Pietro Basoccu Un medico fotografo che racconta l’intimità sacra di una Casa famiglia
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ARZANA. Sono piene di luce le stanze bianche di Casa Lai, ad Arzana. Sembra quasi che anche il mare riesca a entrarci dentro. Le cornici rosse abbracciano corpi, occhi, mani, lettere. E nude, si consegnano al mondo là fuori. Chissà se davvero «i matti vanno contenti, tra il campo e la ferrovia – come scrive De Gregori – sull'orlo della normalità a guinzaglio della pazzia». È vero però che “Nel labirinto della vita” il fotografo Pietro Basoccu ci conduce in silenzio di fronte a noi stessi, scomparendo nel bianco e nero che gli è congeniale, eliminando ogni filtro, restituendoci integre realtà scomode, ultime, dimenticate.
“Fotografie matte”, le chiama lo psichiatra Vittorino Andreoli che scrive e firma la prefazione del catalogo bilingue, italiano/francese, edito dalla Soter: «Guardo dentro queste fotografie, sedendomi vicino ai matti e osservandoli in silenzio. Le fotografie sono bellissime. Ma com'è possibile usare questo termine, se mostrano la sofferenza e l’abbandono? Può essere bello il dolore? Può diventare architettura una stanza che chiude un uomo folle? Allora si chiudono i miei occhi davanti alle immagini che Pietro Basoccu ha raccolto in una Casa famiglia, in un casa famiglia della follia, e mi commuovo». È stata inaugurata nella sala consiliare del Comune la mostra che racconta la vita all'interno di una residenza psichiatrica, all'indomani dell’abolizione dei manicomi con la legge 180 del 1978, la cosiddetta Legge Basaglia. Un lavoro intenso, durato due anni, attraverso il quale il medico fotografo entra nell'intimità più sacra di uomini, donne, ragazzi. Lo fa con delicatezza disarmante, a piccoli passi. Si fa conoscere e poi riconoscere. Diventa uno di casa. Le mani chiuse si aprono, le braccia serrate si distendono. Tutto, piano piano, è “normale”. Un bacio, un abbraccio, un disegno, un bagno al mare, il cane da accarezzare, la finestra da cui guardare, il vetro rotto da cui urlare e respirare. Un viaggio autentico dentro il disagio mentale, dentro una fragilità che il mondo spesso, per paura, nega, nasconde.
Una mostra che scuote la follia e la rende paradossalmente abituale, nei gesti e negli scatti. Dove non servono parole. Le storie vengono fuori da sole, prepotentemente. Eppure, il poeta francese Serge Pey, uno dei rappresentanti più singolari del movimento internazionale d’avanguardia dell’arte di azione – presente alla cerimonia di apertura – ha deciso di accompagnare le immagini con i suoi versi: «Sono le fotografie che ci guardano. O meglio: solo le fotografie scattano fotografie al mondo. La fotografia è la poesia di un occhio capace di vedere ciò che gli altri occhi non vedono». Una mostra da leggere e rileggere. Perché solo a essere un po’ folli si comprende la follia. Perché solo allora, per dirla con Andreoli, «la casa famiglia avrà un solo significato, quello “normale” di una casa per qualsiasi famiglia, anche per quella di un matto».
L’esposizione – progetto di Su Palatu Fotografia, curata da Salvatore Ligios – è stata preceduta da una conferenza coordinata dal Gian Tomaso Ferrai della cooperativa sociale Antes alla quale hanno preso parte anche il sindaco di Arzana, Marco Melis, e il direttore generale della Assl di Lanusei, Andrea Marras. Sarà visitabile tutti i giorni fino al 3 febbraio dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.
“Fotografie matte”, le chiama lo psichiatra Vittorino Andreoli che scrive e firma la prefazione del catalogo bilingue, italiano/francese, edito dalla Soter: «Guardo dentro queste fotografie, sedendomi vicino ai matti e osservandoli in silenzio. Le fotografie sono bellissime. Ma com'è possibile usare questo termine, se mostrano la sofferenza e l’abbandono? Può essere bello il dolore? Può diventare architettura una stanza che chiude un uomo folle? Allora si chiudono i miei occhi davanti alle immagini che Pietro Basoccu ha raccolto in una Casa famiglia, in un casa famiglia della follia, e mi commuovo». È stata inaugurata nella sala consiliare del Comune la mostra che racconta la vita all'interno di una residenza psichiatrica, all'indomani dell’abolizione dei manicomi con la legge 180 del 1978, la cosiddetta Legge Basaglia. Un lavoro intenso, durato due anni, attraverso il quale il medico fotografo entra nell'intimità più sacra di uomini, donne, ragazzi. Lo fa con delicatezza disarmante, a piccoli passi. Si fa conoscere e poi riconoscere. Diventa uno di casa. Le mani chiuse si aprono, le braccia serrate si distendono. Tutto, piano piano, è “normale”. Un bacio, un abbraccio, un disegno, un bagno al mare, il cane da accarezzare, la finestra da cui guardare, il vetro rotto da cui urlare e respirare. Un viaggio autentico dentro il disagio mentale, dentro una fragilità che il mondo spesso, per paura, nega, nasconde.
Una mostra che scuote la follia e la rende paradossalmente abituale, nei gesti e negli scatti. Dove non servono parole. Le storie vengono fuori da sole, prepotentemente. Eppure, il poeta francese Serge Pey, uno dei rappresentanti più singolari del movimento internazionale d’avanguardia dell’arte di azione – presente alla cerimonia di apertura – ha deciso di accompagnare le immagini con i suoi versi: «Sono le fotografie che ci guardano. O meglio: solo le fotografie scattano fotografie al mondo. La fotografia è la poesia di un occhio capace di vedere ciò che gli altri occhi non vedono». Una mostra da leggere e rileggere. Perché solo a essere un po’ folli si comprende la follia. Perché solo allora, per dirla con Andreoli, «la casa famiglia avrà un solo significato, quello “normale” di una casa per qualsiasi famiglia, anche per quella di un matto».
L’esposizione – progetto di Su Palatu Fotografia, curata da Salvatore Ligios – è stata preceduta da una conferenza coordinata dal Gian Tomaso Ferrai della cooperativa sociale Antes alla quale hanno preso parte anche il sindaco di Arzana, Marco Melis, e il direttore generale della Assl di Lanusei, Andrea Marras. Sarà visitabile tutti i giorni fino al 3 febbraio dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.
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