Cavalcata sarda, bellezza senza fine

Il libro di Arcadu e Dettori: dalle sfilate per i Savoia alla festa creata negli anni ’50

SASSARI. Nessuno conosce la Cavalcata sarda meglio di Antonio Arcadu, che ha passato una vita a organizzarla per conto dell’Ente provinciale per il turismo e dell'Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Sassari. Ora Arcadu – insieme a Daniele Dettori, cui si deve lo scrupoloso lavoro di ricerca d'archivio e la stesura finale – manda in libreria “La festa della bellezza - La cavalcata sarda” (Carlo Delfino editore, 256 pagine, 50 euro). Un volume che è una difesa appassionata del valore della Cavalcata sul piano della storia, dei costumi e delle tradizioni del popolo sardo. Il libro è stato presentato martedì 11 giugno a Sassari, la mattina a Palazzo Ducale e nel pomeriggio alla Fondazione di Sardegna. Storicamente la prima Cavalcata dell'era moderna nacque come omaggio della Sardegna al Rotary che nel 1951 aveva deciso di tenere a Sassari (sindaco Oreste Pieroni) la XV edizione del suo congresso nazionale. La Regione, presieduta da Luigi Crespellani, ne comprese l'importanza sul piano dell'immagine turistica. Fu un grande successo. Da quel momento la Cavalcata diventò la vetrina più importante del costume sardo. L'opera di Arcadu e Dettori accoglie la cronaca di ogni edizione fino al 2018 oltre alle storiche edizioni dedicate ai Reali di casa Savoia. Splendide foto d'epoca raccontano le sfilate che si sono svolte nel 1899, 1929 e ancora nel 1939. Della prima esistono anche le immagini girate dall'inviato dei fratelli Lumiere in occasione dell'inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II, in piazza d'Italia. Antonio Arcadu difende con forza le proprie convinzioni. Un esempio per tutti: guai a definire la Cavalcata festa del folklore: «Non sempre è una definizione positiva perché viene usata soprattutto per sottolineare qualcosa di non genuino. La Cavalcata è invece quanto di più genuino possiamo offrire ai nostri ospiti, a sos istranzos soprattutto, cioè i turisti. La preziosità dei costumi e dei gioielli, la fierezza con cui uomini e donne sfilano per le vie della città. È la festa della bellezza. E io da sardo sono fiero di averne organizzato più edizioni. E tuttavia quest’opera non sarebbe mai nata senza la preziosa collaborazione e il grande impegno dell’amico e coautore Daniele Dettori».



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