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Stress Supramonte: roba da astronauti

Stress Supramonte: roba da astronauti

I due astronauti italiani dell'Esa, Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti nelle loro escursioni spaziali hanno individuare l'area per adattarsi a situazioni estreme

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I due astronauti italiani dell'Esa, Luca Parmitano (a sinistra nella foto grande) e Samantha Cristoforetti (a destra), nelle loro escursioni spaziali hanno cercato di individuare la Sardegna e in particolar modo, la valle di Lanaitho tra Oliena e Dorgali e il Golfo di Orosei. Luoghi dove i comuni mortali si lanciano in appassionanti escursioni (e talvolta si smarriscono), mentre gli uomini destinati a vivere per mesi nello spazio hanno affinato la loro capacità di adattamento in luoghi estremi. Per alcuni anni, infatti, l'Agenzia spaziale europea ha organizzato dei corsi di preparazione per gli astronauti, proprio nelle grotte tra Dorgali e Oliena e sul mare a largo di Cala Gonone. Decine gli astronauti che sono passati da quelle parti, di tutte le parti del mondo. Tra gli italiani, Paolo Nespoli, Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti. Lanaitho era diventata una sorta di succursale della stazione spaziale.

La base del corso veniva fissata nella struttura comunale olienaese, da qui partivano le “missioni” nelle grotte di Sa Oche a Oliena e Sos Jocos a Dorgali. Gli stessi astronauti alla fine di ogni corso mettevano al primo posto, per la validità ai fini della preparazione fisica e sopratutto mentale, l'esperienza in Sardegna. Poi, probabilmente, per qualche incomprensione tutto si è fermato. Forse con un po’ più di attenzione da parte di tutti, la cosa sarebbe potuta andare avanti, invece la Sardegna ha perso una opportunità. L'ultima volta è stato nel luglio 2016 con inizio nella grotta dorgalese di Sos Jocos per poi proseguire nella grotta di Oliena, Sa Oche.

È di qualche giorno fa la nuova partenza di Luca Parmitano per lo spazio, una nuova esperienza che lo farà vivere sei mesi nella navetta supertecnologica. Immaginarlo tra mufloni, cinghiali, stalattiti, stalagmiti, laghetti sotterranei e rocce del Supramonte, o nel rio Flumineddu, è obiettivamente difficile. Eppure è accaduto, come documentano le foto Esa firmate da Vittorio Crobu.

Lo ricorda molto bene Renato Daretti, direttore del corso per "Advanced Training Solutions": è lui che per primo ,aveva scelto la Sardegna. «L'esperienza faceva parte di un programma di addestramento per gli astronauti – racconta – Oltre a tanti altri corsi più tecnici, era stata inserita anche questa esperienza in grotta perché aveva delle similitudini e attinenze con alcuni aspetti di vita sulla stazione spaziale. Il corso è andato avanti per qualche anno in quanto effettivamente è sempre migliorato, aspetto questo che si evidenziava dal rapporti degli astronauti che al loro rientro lo classificavano uno dei migliori addestramenti. Il fatto che in grotta ci fossero i cavi , i moschettoni, che ci fosse un ambiente molto particolare senza riprodurre lo spazio, li portava a situazioni ambientali o psicologiche che erano similari ai loro problemi una volta che sarebbero stati nella stazione spaziale». Nel luglio 2010 era stato fatto anche un corso di sopravvivenza con l'intento di acquisire nozioni per sopravvivere in un ambiente naturale casomai la navicella in rientro fosse atterrata in un punto della Terra in cui il recupero non potesse avvenire facilmente.

«In quella occasione – aggiunge Renato Daretti – abbiamo fatto delle lezioni in zona Lanaitho, poi siamo stati trasportati in elicottero lungo il fiume Flumineddu, vivendo in piena natura. Ricordo che Cristoforetti fu l'unica che riuscì a pescare una trota con un filo recuperato per caso. Poi sono stati portati con l'elicottero a 10 miglia a largo di Cala Gonone dove sono stato calati in una zattera sulla quale hanno trascorso circa 24 ore compresa la notte. Con loro c'è sempre stato un istruttore. Le nozioni per la sopravvivenza erano già state date in fase teorica a Lanaitho. Una situazione estremamente stressante. La corrente pian piano li ha leggermente avvicinanti alla costa, erano alla deriva. Fuori dalla loro vista c'era una nave della Guardia Costiera pronta ad intervenire nel caso che la zattera entrasse nelle rotte dei traghetti o navi in genere. E una imbarcazione più agile e veloce pronta ad intervenire dal porto di Cala Gonone».

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