A Sassari un centro di eccellenza
Un’operazione risolutiva per la paralisi facciale
Una neoplasia oppure un'infezione, un trauma o una malformazione possono essere alla base di quella patologia che, comunemente, è nota come paralisi facciale. In una metà del viso le labbra pendono...
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Una neoplasia oppure un'infezione, un trauma o una malformazione possono essere alla base di quella patologia che, comunemente, è nota come paralisi facciale. In una metà del viso le labbra pendono da una parte, l'occhio si chiude, il sorriso sparisce dal volto e lascia spazio a una smorfia; la bocca non risponde ai comandi e la masticazione diventa difficile. E chi si ritrova in questa situazione, oltre a vivere il dramma della patologia, vive anche quello della malformazione e della perdita funzionale dei muscoli facciali, con tutte le conseguenze, anche psicologiche, legate alla difficoltà di muovere la bocca e parlare con gli altri. Sassari dal 2017 è diventata centro di riferimento per la rianimazione della paralisi facciale.
Nell'arco di due anni sono già 10 gli interventi svolti, con esito positivo, dal direttore della clinica di Otorinolaringoiatra Francesco Bussu. È lui che ha adottato per primo in Italia la plastica di allungamento del muscolo temporale che consente la cura della paralisi del nervo facciale di lunga data. Si tratta di interventi di grande efficacia, appresi del chirurgo francese Daniel Labbè e portati in Italia sin dal 2009. «Un metro di valutazione della qualità della chirurgia è – afferma – senza dubbio la sua linearità concettuale, invero la plastica di allungamento del temporale nota come operazione di Labbè, si basa su un concetto molto semplice». Si utilizza un muscolo perfettamente funzionante, il temporale, del quale si modificano le inserzioni, con la preservazione della sua vascolarizzazione ed innervazione, per svolgere la funzione della muscolatura mimica facciale, atrofizzata per la perdita di funzione del settimo nervo cranico.
«Questo tipo di interventi – spiega lo specialista – vengono utilizzati anche per il trattamento delle neoplasie salivari, quando il nervo facciale fosse impossibile da salvare. La metodica utilizzata nel trattamento di questi tumori è principalmente chirurgica. Richiede dimestichezza con l’anatomia del nervo facciale, che sarà tanto più difficile preservare quanto più avanzato e voluminoso sarà il tumore, e diventa impossibile da preservare in caso di estesa infiltrazione del nervo stesso».
I tumori delle ghiandole salivari maggiori sarà uno dei temi portanti del congresso internazionale in programma, dal 3 al 5 ottobre, nella sala conferenze del Quartè Sayal ad Alghero. L'appuntamento, organizzato dall'unità operativa complessa di Otorinolaringoiatra dell'Aou di Sassari, vedrà la partecipazione dei più importanti esperti del settore. Si tratta di tumori rari che rappresentano meno dell'1 per cento di tutti i tumori umani e il 2 per cento circa di quelli localizzati nell'area testa-collo. In Italia vengono diagnosticati circa 1 caso ogni 100.000 abitanti maschi e meno di uno ogni 100.000 abitanti donne. In genere si sviluppa dopo i 60 anni anche se, talvolta, è diagnosticato in pazienti compresi nella fascia d'età di 40 anni. Colpisce sia uomini sia donne, con un lieve aumento di incidenza negli uomini in età più avanzata.
«I tumori primitivi delle ghiandole salivari – riprende Francesco Bussu - coinvolgono nell’85 per cento dei casi le ghiandole parotidi. Anch’essi come quelli dei seni paranasali sono caratterizzati da una grande variabilità dal punto di vista istologico. Anche per questo – continua – la diagnosi citologica e istologica può risultare molto difficile, anche al microscopio. Sicuramente difficile è spesso stabilire prima della diagnosi istologica definitiva la malignità della lesione. Ogni istotipo, maligno e benigno, ha inoltre le sue specificità che il clinico deve conoscere sia nella fase diagnostica sia terapeutica. Per questo una metodica non invasiva che possa orientare il clinico sulla natura e soprattutto sull’eventuale malignità della lesione prima dell’intervento è fondamentale». L’agoaspirato ecoguidato è una metodica di elevata affidabilità associata ad un basso rischio di complicanze.
Ecco perché a Sassari, grazie alla sinergia tra la clinica Otorino e l'Anatomia patologica, è stato attivato un servizio di Citologia dedicato. E così, il percorso diagnostico, accanto alla valutazione clinica, ed alle tecniche di imaging, si avvale dell’agoaspirato (FNAB). Da agosto 2017, sfruttando l’esperienza maturata al Policlinico Gemelli di Roma, nell'unità operativa clinica di Otorinolaringoiatria dell’Aou di Sassari è disponibile un servizio di agoaspirato ecoguidato con particolare attenzione proprio alle ghiandole salivari, al quale si può accedere facilmente tramite una visita ambulatoriale, nel caso di massa palpabile. L'appuntamento algherese, che vedrà la partecipazione di luminari nel campo, quali Randal S. Weber già direttore dell'Otorinolaringoiatria dell'Md Anderson Cancer Center di Houston, sarà anche l'occasione per approfondire le varie tecniche chirurgiche, tra le quali anche nuovi approcci estetici. «La chirurgia delle ghiandole salivari, d’altro canto – aggiunge Francesco Bussu –, è prima di tutto una chirurgia del nervo facciale, e nel caso di malignità può diventare molto ampia ed estendersi alle strutture limitrofe. Può richiedere procedure ricostruttive ed essere associata a un trattamento del collo e a terapie adiuvanti. Le innovazioni tecniche e tecnologiche in questo contesto sono numerose, di alcune si sta cercando una validazione che ne dimostri l’utilità clinica». Tra i temi del congresso, infine, saranno discussi quelli relativi ai trattamenti radioterapici e chemioterapici. A questi si aggiungeranno quelli relativi alle nuove frontiere nel trattamento farmacologico e nella biologia dei tumori.
Nell'arco di due anni sono già 10 gli interventi svolti, con esito positivo, dal direttore della clinica di Otorinolaringoiatra Francesco Bussu. È lui che ha adottato per primo in Italia la plastica di allungamento del muscolo temporale che consente la cura della paralisi del nervo facciale di lunga data. Si tratta di interventi di grande efficacia, appresi del chirurgo francese Daniel Labbè e portati in Italia sin dal 2009. «Un metro di valutazione della qualità della chirurgia è – afferma – senza dubbio la sua linearità concettuale, invero la plastica di allungamento del temporale nota come operazione di Labbè, si basa su un concetto molto semplice». Si utilizza un muscolo perfettamente funzionante, il temporale, del quale si modificano le inserzioni, con la preservazione della sua vascolarizzazione ed innervazione, per svolgere la funzione della muscolatura mimica facciale, atrofizzata per la perdita di funzione del settimo nervo cranico.
«Questo tipo di interventi – spiega lo specialista – vengono utilizzati anche per il trattamento delle neoplasie salivari, quando il nervo facciale fosse impossibile da salvare. La metodica utilizzata nel trattamento di questi tumori è principalmente chirurgica. Richiede dimestichezza con l’anatomia del nervo facciale, che sarà tanto più difficile preservare quanto più avanzato e voluminoso sarà il tumore, e diventa impossibile da preservare in caso di estesa infiltrazione del nervo stesso».
I tumori delle ghiandole salivari maggiori sarà uno dei temi portanti del congresso internazionale in programma, dal 3 al 5 ottobre, nella sala conferenze del Quartè Sayal ad Alghero. L'appuntamento, organizzato dall'unità operativa complessa di Otorinolaringoiatra dell'Aou di Sassari, vedrà la partecipazione dei più importanti esperti del settore. Si tratta di tumori rari che rappresentano meno dell'1 per cento di tutti i tumori umani e il 2 per cento circa di quelli localizzati nell'area testa-collo. In Italia vengono diagnosticati circa 1 caso ogni 100.000 abitanti maschi e meno di uno ogni 100.000 abitanti donne. In genere si sviluppa dopo i 60 anni anche se, talvolta, è diagnosticato in pazienti compresi nella fascia d'età di 40 anni. Colpisce sia uomini sia donne, con un lieve aumento di incidenza negli uomini in età più avanzata.
«I tumori primitivi delle ghiandole salivari – riprende Francesco Bussu - coinvolgono nell’85 per cento dei casi le ghiandole parotidi. Anch’essi come quelli dei seni paranasali sono caratterizzati da una grande variabilità dal punto di vista istologico. Anche per questo – continua – la diagnosi citologica e istologica può risultare molto difficile, anche al microscopio. Sicuramente difficile è spesso stabilire prima della diagnosi istologica definitiva la malignità della lesione. Ogni istotipo, maligno e benigno, ha inoltre le sue specificità che il clinico deve conoscere sia nella fase diagnostica sia terapeutica. Per questo una metodica non invasiva che possa orientare il clinico sulla natura e soprattutto sull’eventuale malignità della lesione prima dell’intervento è fondamentale». L’agoaspirato ecoguidato è una metodica di elevata affidabilità associata ad un basso rischio di complicanze.
Ecco perché a Sassari, grazie alla sinergia tra la clinica Otorino e l'Anatomia patologica, è stato attivato un servizio di Citologia dedicato. E così, il percorso diagnostico, accanto alla valutazione clinica, ed alle tecniche di imaging, si avvale dell’agoaspirato (FNAB). Da agosto 2017, sfruttando l’esperienza maturata al Policlinico Gemelli di Roma, nell'unità operativa clinica di Otorinolaringoiatria dell’Aou di Sassari è disponibile un servizio di agoaspirato ecoguidato con particolare attenzione proprio alle ghiandole salivari, al quale si può accedere facilmente tramite una visita ambulatoriale, nel caso di massa palpabile. L'appuntamento algherese, che vedrà la partecipazione di luminari nel campo, quali Randal S. Weber già direttore dell'Otorinolaringoiatria dell'Md Anderson Cancer Center di Houston, sarà anche l'occasione per approfondire le varie tecniche chirurgiche, tra le quali anche nuovi approcci estetici. «La chirurgia delle ghiandole salivari, d’altro canto – aggiunge Francesco Bussu –, è prima di tutto una chirurgia del nervo facciale, e nel caso di malignità può diventare molto ampia ed estendersi alle strutture limitrofe. Può richiedere procedure ricostruttive ed essere associata a un trattamento del collo e a terapie adiuvanti. Le innovazioni tecniche e tecnologiche in questo contesto sono numerose, di alcune si sta cercando una validazione che ne dimostri l’utilità clinica». Tra i temi del congresso, infine, saranno discussi quelli relativi ai trattamenti radioterapici e chemioterapici. A questi si aggiungeranno quelli relativi alle nuove frontiere nel trattamento farmacologico e nella biologia dei tumori.
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