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Il tramonto dei like Ora Facebook vuole cancellarli
Dopo le indiscrezioni di qualche settimana fa, Facebook inizia ad oscurare i like con un test che parte dall'Australia e non è noto se verrà esteso ad altri paesi. Un esperimento gemello è già...
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Dopo le indiscrezioni di qualche settimana fa, Facebook inizia ad oscurare i like con un test che parte dall'Australia e non è noto se verrà esteso ad altri paesi. Un esperimento gemello è già partito su Instagram in alcuni paesi, tra cui l'Italia dove in queste ore si sta estendendo. "E un modo per le persone di concentrarsi sulla qualità delle loro interazioni e sulla qualità dei contenuti piuttosto che sul numero di Mi piace o delle reazioni", ha detto Mia Garlick di Facebook Australia e Nuova Zelanda all'Associated Press.
La funzione era stata svelata qualche settimana fa da un ricercatore che aveva scoperto una traccia nella versione dell'app per Android. Il contatore dei “mi piace” non è visibile pubblicamente, può essere visionato solo dall'autore del post. Un esperimento già intrapreso da Instagram, applicazione di proprietà di Mark Zuckerberg, già in Australia, Nuova Zelanda, Brasile, Canada, Giappone, Irlanda e Italia. Instagram al momento non ha reso i dati di questo test nei sette paesi.
Facebook, inoltre, esenterà i politici dal fact-checking dei post, perché fanno notizia e possono essere di pubblico interesse. A esplicitare le nuove misure che il social network sta intraprendendo, anche in vista delle elezioni Usa del 2020, è Nick Clegg, ex vice premier britannico e ora a capo della comunicazione globale della società.
"Non crediamo sia per noi un ruolo appropriato fare da arbitro nel dibattito politico, non vogliamo impedire che il discorso di un politico raggiunga il suo elettorato e sia oggetto di dibattito pubblico", spiega Clegg. "Tuttavia - aggiunge - quando un politico condivide contenuti su cui precedentemente è stata fatta una verifica, inclusi link, video e foto, abbiamo in programma di ridimensionare tali contenuti, far visualizzare nel post il fact-checking delle notizie e rifiutarne l'inclusione negli annunci pubblicitari".
Riguardo i contenuti che "possono incitare alla violenza e comportare un rischio per la sicurezza che supera il valore di interesse pubblico", e che potrebbero circolare a ruota libera sulla piattaforma, Clegg spiega che verranno fatte delle «valutazioni globali e che terranno conto degli standard internazionali sui diritti umani».
Ma Facebbok ha anche altri fronti aperti sui quali combattere. Nella Silicon Valley il mercato è incentrato sui monopoli di fatto e Facebook è il superpredatore in cima alla catena alimentare. Di fronte ai concorrenti, Mark Zuckerberg conosce solo due soluzioni: o li compra (Instagram, WhatsApp) o ruba loro le idee finché non riesce a schiacciarli. Ne sa qualcosa SnapChat, il social network fondato nel 2011 e diventato popolarissimo tra gli adolescenti.
Nel 2016 Facebook tentò invano di acquistare la compagnia fondata da Evan Spiegel e, successivamente, ne copiò alcune delle funzionalità di maggiore successo, dalle 'stories' ai messaggi che si cancellano. Snap, la holding che controlla la rete sociale, accusò il colpo, tra rovesci in borsa e rilanci falliti, prima di tornare a crescere quest'anno sia in termini di nuovi utenti che di capitalizzazione a Wall Street.
È solo un esempio delle tattiche aggressive che Facebook utilizza contro i competitori, concreti o in fieri. Tattiche sulle quali la Federal Trade Commission americana ha avviato ora una vasta indagine antitrust, di fronte alla quale Snap non si è fatta trovare impreparata. Per anni, rivela il Wall Street Journal, i legali della compagnia avevano aggiornato un dossier sulle tecniche utilizzate dall'impero di Zuckerberg per sbaragliare ogni possibile avversario. Emblematico il titolo della raccolta di documenti: 'Progetto Voldemort', dal nome del malvagio antagonista di Harry Potter.
La funzione era stata svelata qualche settimana fa da un ricercatore che aveva scoperto una traccia nella versione dell'app per Android. Il contatore dei “mi piace” non è visibile pubblicamente, può essere visionato solo dall'autore del post. Un esperimento già intrapreso da Instagram, applicazione di proprietà di Mark Zuckerberg, già in Australia, Nuova Zelanda, Brasile, Canada, Giappone, Irlanda e Italia. Instagram al momento non ha reso i dati di questo test nei sette paesi.
Facebook, inoltre, esenterà i politici dal fact-checking dei post, perché fanno notizia e possono essere di pubblico interesse. A esplicitare le nuove misure che il social network sta intraprendendo, anche in vista delle elezioni Usa del 2020, è Nick Clegg, ex vice premier britannico e ora a capo della comunicazione globale della società.
"Non crediamo sia per noi un ruolo appropriato fare da arbitro nel dibattito politico, non vogliamo impedire che il discorso di un politico raggiunga il suo elettorato e sia oggetto di dibattito pubblico", spiega Clegg. "Tuttavia - aggiunge - quando un politico condivide contenuti su cui precedentemente è stata fatta una verifica, inclusi link, video e foto, abbiamo in programma di ridimensionare tali contenuti, far visualizzare nel post il fact-checking delle notizie e rifiutarne l'inclusione negli annunci pubblicitari".
Riguardo i contenuti che "possono incitare alla violenza e comportare un rischio per la sicurezza che supera il valore di interesse pubblico", e che potrebbero circolare a ruota libera sulla piattaforma, Clegg spiega che verranno fatte delle «valutazioni globali e che terranno conto degli standard internazionali sui diritti umani».
Ma Facebbok ha anche altri fronti aperti sui quali combattere. Nella Silicon Valley il mercato è incentrato sui monopoli di fatto e Facebook è il superpredatore in cima alla catena alimentare. Di fronte ai concorrenti, Mark Zuckerberg conosce solo due soluzioni: o li compra (Instagram, WhatsApp) o ruba loro le idee finché non riesce a schiacciarli. Ne sa qualcosa SnapChat, il social network fondato nel 2011 e diventato popolarissimo tra gli adolescenti.
Nel 2016 Facebook tentò invano di acquistare la compagnia fondata da Evan Spiegel e, successivamente, ne copiò alcune delle funzionalità di maggiore successo, dalle 'stories' ai messaggi che si cancellano. Snap, la holding che controlla la rete sociale, accusò il colpo, tra rovesci in borsa e rilanci falliti, prima di tornare a crescere quest'anno sia in termini di nuovi utenti che di capitalizzazione a Wall Street.
È solo un esempio delle tattiche aggressive che Facebook utilizza contro i competitori, concreti o in fieri. Tattiche sulle quali la Federal Trade Commission americana ha avviato ora una vasta indagine antitrust, di fronte alla quale Snap non si è fatta trovare impreparata. Per anni, rivela il Wall Street Journal, i legali della compagnia avevano aggiornato un dossier sulle tecniche utilizzate dall'impero di Zuckerberg per sbaragliare ogni possibile avversario. Emblematico il titolo della raccolta di documenti: 'Progetto Voldemort', dal nome del malvagio antagonista di Harry Potter.
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