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Screening uditivo neonatale contro la sordità infantile

Screening uditivo neonatale contro la sordità infantile

La sordità infantile ha un’incidenza tra uno e tre casi su mille, ma aumenta fino a 20 volte in caso di forte prematurità o sindromi genetiche. È quanto mai importante, quindi, accorgersi prima...

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La sordità infantile ha un’incidenza tra uno e tre casi su mille, ma aumenta fino a 20 volte in caso di forte prematurità o sindromi genetiche. È quanto mai importante, quindi, accorgersi prima possibile dell’esistenza di questo problema. Lo screening uditivo neonatale è una metodica che permette l’identificazione dei casi sospetti per sordità infantile. Sono esami di facile esecuzione, ma richiedono l’esecuzione da parte di personale preparato e formato, qual è il tecnico audiometrista con competenze in audiologia infantile.

Inoltre un ruolo importantissimo e centrale nell’ambito di un programma di screening audiologico neonatale, di identificazione e trattamento precoci dell’ipoacusia infantile, è svolto – come si spiegherà più avanti – dal pediatra di famiglia.

Lo screening uditivo neonatale deve essere eseguito a tutti i nuovi nati al punto nascita, prima della dimissione, possibilmente entro il terzo giorno di vita, mediante la tecnica delle otoemissioni acustiche (Teoae).

Ai neonati con condizioni di rischio per sordità (prematurità grave, ricovero in Tin, condizioni sindromiche, familiarità per sordità) lo screening deve essere completato dei potenziali evocati uditivi di tipo automatico (Aabr). L’esame delle otoemissioni acustiche permette di rilevare un suono di ritorno prodotto dalle cellule della coclea dell’orecchio interno (cellule cigliate esterne) a seguito dell’eccitazione da parte di uno stimolo sonoro inviato attraverso il condotto uditivo esterno.

Il risultato di questo esame è definito pass, in caso di normalità uditiva, e refer o fail, in caso di mancato superamento dell’esame. In quest’ultimo caso sono molte le variabili che possono aver compromesso il buon esito dell’esame, per esempio: un condotto uditivo troppo stretto o con presenza di secrezione o di cerume, uno stato di scarsa ventilazione dell’orecchio medio per presenza di catarro o liquido amniotico inalato al momento del parto, eccetera.

L’esame dei potenziali evocati uditivi di tipo automatico prevede la valutazione della presenza o assenza della onda V, identificativa del corretto funzionamento della via acustica centrale. Anche in questo caso pass identifica un corretto superamento dell’esame, mentre refer o fail ne descrivono il mancato superamento.

L’esame Aabr si esegue in condizioni di rischio per sordità (prematurità, ricovero in Tin, condizioni sindromiche, familiarità per sordità neurosensoriale permanente, infezione congenita da cytomegalovirus) e si affianca all’esecuzione delle otoemissioni acustiche indicative del buono stato di salute dell’orecchio interno (coclea).

Entrambi gli esami (Teoae e Aabr) devono essere eseguiti in condizioni di sonno spontaneo per ridurre al massimo i casi di falso positivo (normoacusici che risultino refer allo screening).

Qualora il risultato dell’esame fatto al punto nascita sia refer il neonato dovrà essere sottoposto a uno screening di secondo livello al centro di Audiologia.

I genitori non devono però allarmarsi, è possibile che alcune cause esterne come quelle indicate sopra abbiano condizionato il risultato del test e quindi il neonato non sia ipoacusico né sordo. È però possibile che non si possa definire con certezza un quadro di sordità nel caso in cui fallisca anche il secondo test; per definire con maggiore precisione la condizione uditiva del piccolo si programmerà un esame diagnostico più mirato, i potenziali evocati uditivi del tronco encefalo con ricerca di soglia.

Lo screening uditivo neonatale deve essere considerato la prima parte di un programma di riabilitazione del bambino con deficit uditivo, che comprende la diagnosi, l’accertamento ed il trattamento riabilitativo.

Il pediatra di famiglia svolge un ruolo molto importante. Accoglie infatti il neonato alla prima visita, si accerta della avvenuta esecuzione dello screening uditivo neonatale presso il punto nascita e verifica la presenza di eventuali fattori di rischio audiologico. Nel caso siano presenti fattori di rischio per ipoacusia ad esordio tardivo o progressiva, il pediatra deve verificare che vengano prenotati e poi effettuati gli esami previsti dal protocollo di follow-up. In particolare il pediatra di famiglia deve sorvegliare i neonati con esito allo screening refer alle Teoae e pass agli Aabr; tali casi infatti potrebbero essere a rischio di ipoacusia progressiva o ad insorgenza tardiva. Le otoemissioni infatti risultano essere una metodica di indagine leggermente più sensibile degli Aabr, in quanto in grado di identificare anche livelli di ipoacusia più lievi. In questi casi è molto importante la sorveglianza audiologica per l’identificazione precoce di una eventuale ipoacusia. Nel caso di patologia acquisita che pone il bambino ad aumentato rischio di insorgenza di ipoacusia, il pediatra deve indirizzare il bambino ai centri di riferimento audiologico per la valutazione . Il pediatra di famiglia , inoltre, esegue una sorveglianza audiologica su tutti i bambini, mediante la somministrazione di un questionario ad hoc durante i bilanci di salute. Inoltre nel caso in cui il neonato sia refer alla procedura di screening il pediatra deve verificare che venga effettuata la valutazione audiologica entro i primi tre mesi di vita e che sia stato avviato il percorso diagnostico.

Il pediatra di famiglia nei casi refer verifica che sia stata eseguita la ricerca del Cmv nelle urine mediante Pcr. Su tutti i bambini esegue la sorveglianza audiologica con Boel test al 6°-8° mese e il questionario audiologico ai bilanci di salute.

* Pediatra

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