Un premio fuori dagli schemi a Handke e Tokarczuk
di Paolo Petroni
Doppia assegnazione dopo la sospensione per lo scandalo molestie nel 2018 Riconoscimento all’inquieto scrittore austriaco e all’autrice e attivista polacca
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ROMA. Il doppio Nobel per la Letteratura è andato per il 2018 alla scrittrice e attivista polacca Olga Tokarczuk e per il 2019 allo scrittore austriaco Peter Handke, e arriva dopo lo stop dell’anno scorso in seguito all’accusa per molestie che aveva colpito il regista e fotografo Jean-Claude Arnault, marito della poetessa e scrittrice Katarina Frostenson, giurata dell’Accademia. Travolta dallo scandalo che aveva portato a un’ondata di dimissioni, tra cui quelle di Sara Danius, sostituita dall’attuale segretario, Anders Olsson, l’Accademia di Svezia, anche in seguito ai finanziamenti poco chiari al club culturale Forum, al centro di Stoccolma, aveva deciso nel 2018 l’annullamento del premio e il rinvio dell’assegnazione.
Per il 2019 si sceglie una figura intellettualmente irrequieta come Peter Handke che ha cominciato a fine anni Sessanta a conquistare notorietà internazionale a soli 19 anni da autore teatrale con “Insulti al pubblico” (1961). Poi, come narratore, ha conquistato tutti con un libro tenero e scioccante, forse il suo capolavoro, “Infelicità senza desideri” (1972), in cui racconta il suicidio della madre. È nato a Griffen, in Carinzia, nel 1942. La madre si trovò a dover lottare per l’essere madre nubile e di lingua slava negli anni dell’occupazione nazista. Il piccolo Peter, prima trasferito a Berlino dal padre adottivo, ha poi studiato giurisprudenza all’università di Graz senza laurearsi, perché si è dedicato presto alla letteratura in modo esclusivo. Nel 1966 si è trasferito a Princeton, negli Stati Uniti, da dove è tornato in Europa per dedicarsi alla letteratura con la una prospettiva d’avanguardia. Nel 2014 ha avuto l’importante premio Franz Kafka e poi il premio Ibsen, i cui 300mila euro ha devoluto all’aiuto dei bambini serbi orfani della guerra. In Italia, nel 2016, ha vinto invece il premio Scanno, che ha voluto dividere a metà con i terremotati. Da 25 anni vive in Francia, a Chaville sul limitare di un bosco, vicino a Parigi, dove risiede la figlia Amina. A lei dedicò “Storia di una bambina”, facendo apparire in filigrana la fine del suo matrimonio con l’attrice Linfgart Schawrz e l’affidamento a lui della figlia.
Poetessa, scrittrice, attivista, la polacca Olga Tokarczuk è una narratrice in movimento. Ha fatto dell’«andare al di là dei confini» una «forma di vita» come dice la motivazione dell’Accademia di Svezia che le ha assegnato il Nobel 2018. Una passione che alimenta la sua scrittura fin dall’esordio narrativo nel 1993 con “Il viaggio del popolo del libro” (1993) in cui racconta un percorso rocambolesco, nella Francia del Seicento, per recuperare un libro magico. Tradotta in trenta lingue, in Italia si è imposta all’attenzione con il romanzo con cui ha vinto, prima polacca, l’International Man Booker Prize 2018, “I Vagabondi”, pubblicato da Bompiani nella traduzione di Barbara Delfino.
Originaria di Sulechów, nella Polonia occidentale, dove è nata nel 1962, la Tokarczuk, 57 anni, laureata in psicologia, ha esordito come poetessa nel 1989 e ha potuto lasciare per la prima volta il suo Paese a 30 anni, quando ha avuto il passaporto. Il primo editore a pubblicarla nel nostro Paese è stata nel 1999 E/O per cui uscì il romanzo “Dio, il tempo, gli uomini e gli angeli”, ambientato in un immaginario villaggio al centro dell’universo sorvegliato ai quattro punti cardinali dagli arcangeli Raffaele, Michele, Gabriele e Uriele. Per la prima volta arriverà invece in Italia nel 2021, annuncia Bompiani, il monumentale “I libri di Jakob” del 2014, ambientato nella Polonia del XVIII secolo.
Il libro affronta un episodio della storia ebraica e ha provocato un’ondata di critiche e odio sul web da parte della destra estrema. La Tokarczuk e Handke andranno entrambi alla cerimonia il 10 dicembre a Stoccolma. Ognuno riceverà i 9 milioni di corone svedesi (oltre 800mila euro). Non è la prima che avviene una doppia assegnazione del Nobel per la Letteratura: nel 1950 vinsero William Faulkner per il 1949 e Bertrand Russell per il 1950. Ma nel 1949 il premio era stato sospeso perché nessun aspirante rispondeva ai criteri richiesti.
Per il 2019 si sceglie una figura intellettualmente irrequieta come Peter Handke che ha cominciato a fine anni Sessanta a conquistare notorietà internazionale a soli 19 anni da autore teatrale con “Insulti al pubblico” (1961). Poi, come narratore, ha conquistato tutti con un libro tenero e scioccante, forse il suo capolavoro, “Infelicità senza desideri” (1972), in cui racconta il suicidio della madre. È nato a Griffen, in Carinzia, nel 1942. La madre si trovò a dover lottare per l’essere madre nubile e di lingua slava negli anni dell’occupazione nazista. Il piccolo Peter, prima trasferito a Berlino dal padre adottivo, ha poi studiato giurisprudenza all’università di Graz senza laurearsi, perché si è dedicato presto alla letteratura in modo esclusivo. Nel 1966 si è trasferito a Princeton, negli Stati Uniti, da dove è tornato in Europa per dedicarsi alla letteratura con la una prospettiva d’avanguardia. Nel 2014 ha avuto l’importante premio Franz Kafka e poi il premio Ibsen, i cui 300mila euro ha devoluto all’aiuto dei bambini serbi orfani della guerra. In Italia, nel 2016, ha vinto invece il premio Scanno, che ha voluto dividere a metà con i terremotati. Da 25 anni vive in Francia, a Chaville sul limitare di un bosco, vicino a Parigi, dove risiede la figlia Amina. A lei dedicò “Storia di una bambina”, facendo apparire in filigrana la fine del suo matrimonio con l’attrice Linfgart Schawrz e l’affidamento a lui della figlia.
Poetessa, scrittrice, attivista, la polacca Olga Tokarczuk è una narratrice in movimento. Ha fatto dell’«andare al di là dei confini» una «forma di vita» come dice la motivazione dell’Accademia di Svezia che le ha assegnato il Nobel 2018. Una passione che alimenta la sua scrittura fin dall’esordio narrativo nel 1993 con “Il viaggio del popolo del libro” (1993) in cui racconta un percorso rocambolesco, nella Francia del Seicento, per recuperare un libro magico. Tradotta in trenta lingue, in Italia si è imposta all’attenzione con il romanzo con cui ha vinto, prima polacca, l’International Man Booker Prize 2018, “I Vagabondi”, pubblicato da Bompiani nella traduzione di Barbara Delfino.
Originaria di Sulechów, nella Polonia occidentale, dove è nata nel 1962, la Tokarczuk, 57 anni, laureata in psicologia, ha esordito come poetessa nel 1989 e ha potuto lasciare per la prima volta il suo Paese a 30 anni, quando ha avuto il passaporto. Il primo editore a pubblicarla nel nostro Paese è stata nel 1999 E/O per cui uscì il romanzo “Dio, il tempo, gli uomini e gli angeli”, ambientato in un immaginario villaggio al centro dell’universo sorvegliato ai quattro punti cardinali dagli arcangeli Raffaele, Michele, Gabriele e Uriele. Per la prima volta arriverà invece in Italia nel 2021, annuncia Bompiani, il monumentale “I libri di Jakob” del 2014, ambientato nella Polonia del XVIII secolo.
Il libro affronta un episodio della storia ebraica e ha provocato un’ondata di critiche e odio sul web da parte della destra estrema. La Tokarczuk e Handke andranno entrambi alla cerimonia il 10 dicembre a Stoccolma. Ognuno riceverà i 9 milioni di corone svedesi (oltre 800mila euro). Non è la prima che avviene una doppia assegnazione del Nobel per la Letteratura: nel 1950 vinsero William Faulkner per il 1949 e Bertrand Russell per il 1950. Ma nel 1949 il premio era stato sospeso perché nessun aspirante rispondeva ai criteri richiesti.
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