Roma
La scuola di Londra Bacon e Freud: l’urlo del corpo
L’ossessione per il corpo e il volto, specchi di una condizione umana sempre indagata ma mai conosciuta fino in fondo, accanto a una pittura che disperatamente cerca di registrare la vita vera...
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L’ossessione per il corpo e il volto, specchi di una condizione umana sempre indagata ma mai conosciuta fino in fondo, accanto a una pittura che disperatamente cerca di registrare la vita vera attraverso l’uomo, è ciò che colpisce nella mostra “Bacon/ Freud, la Scuola di Londra”, a Roma negli spazi del Chiostro del Bramante fino al 23 febbraio. Un progetto affascinante, a cura di Elena Crippa, composto da oltre 45 pregevolissime opere (dipinti, disegni e incisioni dal 1945 al 2004) tutte provenienti dalla Tate di Londra, che presenta per la prima volta in Italia il confronto tra Francis Bacon e Lucian Freud proponendo insieme l’esperienza degli artisti della Scuola di Londra. Il percorso declina circa 70 anni di arte britannica: accanto a Bacon e Freud, anche Frank Auerbach, Michael Andrews, Leon Kossoff e Paula Rego, artisti eterogenei ma legati da stima e amicizia, nati tra l’inizio del ’900 e gli anni ’30, giunti a Londra da immigrati, che nella città ancora ferita dalla guerra hanno trovato un luogo fecondo, in cui vivere ed esprimere finalmente se stessi. Bacon arriva dall’Irlanda rifiutato dal padre perché omosessuale, Freud e Auerbach scappano dalla Germania nazista, Rego lascia adolescente il Portogallo governato dalla dittatura di Salazar, Kossof è nato a Londra ma è figlio di ebrei russi, Andrews viene dalla Norvegia e trova in Freud il suo maestro: per ognuno di loro Londra sarà lo studio, l’ispirazione, la liberazione della propria personalità artistica, come se in un certo senso la città potesse fungere da nutrimento e slancio, con il suo mescolare negli anni del dopoguerra storie di immigrazione e di violenze, di cambiamenti culturali e sociali, di miserie e ricchezze, di riscatto. Se per gli artisti della Scuola di Londra la pittura è testimonianza del tempo storico in cui si è chiamati a vivere, di certo essa diviene rappresentazione di una realtà che si impone senza filtrinon con la verosimiglianza ma proprio perché trasfigurata e sconvolta dalla potenza dell’emozione.
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