l’appuntamento
Il ricordo di Salvatore Mannuzzu oggi a Sassari
SASSARI. La vita e le opere di Salvatore Mannuzzu (scomparso lo scorso 10 dicembre) verranno ricordate oggi alle 18 nella sede di via Carlo Alberto della Fondazione di Sardegna. Col presidente della...
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SASSARI. La vita e le opere di Salvatore Mannuzzu (scomparso lo scorso 10 dicembre) verranno ricordate oggi alle 18 nella sede di via Carlo Alberto della Fondazione di Sardegna. Col presidente della Fondazione Antonello Cabras, interverranno Goffredo Fofi, Federica Graziani, Stefano Salis e don Franco Manunta. Parlerà anche Antonello Arru, presidente della Fondazione quando Mannuzzu ne era il vicepresidente. Giacomo Mameli leggerà i contributi inviati da Luigi Offeddu e da Laura Fortini. Il regista Sante Maurizi proporrà alcuni brani. Un’intervista televisiva rilasciata da Mannuzzu a Claudio Angelini e Fiamma Betti nel 1989 aprirà l’incontro.
«La letteratura italiana degli ultimi decenni – ha scritto Fofi sull’Avvenire nel pezzo pubblicato dal quotidiano per la morte di Mannuzzu – ha avuto la sventura di diventare una pratica diffusa, consona alla “cultura del narcisismo” che ha travolto, con la mutazione degli anni Ottanta e dintorni le ultime generazioni (il postmoderno è un’epoca nuova nella storia del pianeta, non è un’invenzione della critica letteraria statunitense). Un mondo di scriventi e non di scrittori, un mondo senza necessità e vocazione e doti adeguate, avrebbe precisato Elsa Morante, che fu lei a consigliarmi di leggere il grande romanzo isolano di un maestro di Mannuzzu, come lui magistrato, il Salvatore Satta nuorese del “Giorno del giudizio”».
«Mannuzzu – ha scitto sempre Fofi – è tra gli scrittori che più hanno risentito, si potrebbe dire, di un’influenza russa, “dostoevskiana”, interessati a confrontarsi col Male, col “mistero dell’iniquità” di cui parlano i teologi. Il Male è un tema centrale dell’opera di Mannuzzu, da ultimo anche nella veste del male fisico che lo ha colpito legandolo negli ultimi lunghi anni al letto, ma questo male, da credente, egli sapeva controllarlo, capirlo e perfino metterlo a frutto, insistendo su una sorta di proverbio dei vecchi isolani che aveva sentito ripetere così spesso dalle donne di casa nella sua infanzia: “L’amaro ti sia caro”».
«La letteratura italiana degli ultimi decenni – ha scritto Fofi sull’Avvenire nel pezzo pubblicato dal quotidiano per la morte di Mannuzzu – ha avuto la sventura di diventare una pratica diffusa, consona alla “cultura del narcisismo” che ha travolto, con la mutazione degli anni Ottanta e dintorni le ultime generazioni (il postmoderno è un’epoca nuova nella storia del pianeta, non è un’invenzione della critica letteraria statunitense). Un mondo di scriventi e non di scrittori, un mondo senza necessità e vocazione e doti adeguate, avrebbe precisato Elsa Morante, che fu lei a consigliarmi di leggere il grande romanzo isolano di un maestro di Mannuzzu, come lui magistrato, il Salvatore Satta nuorese del “Giorno del giudizio”».
«Mannuzzu – ha scitto sempre Fofi – è tra gli scrittori che più hanno risentito, si potrebbe dire, di un’influenza russa, “dostoevskiana”, interessati a confrontarsi col Male, col “mistero dell’iniquità” di cui parlano i teologi. Il Male è un tema centrale dell’opera di Mannuzzu, da ultimo anche nella veste del male fisico che lo ha colpito legandolo negli ultimi lunghi anni al letto, ma questo male, da credente, egli sapeva controllarlo, capirlo e perfino metterlo a frutto, insistendo su una sorta di proverbio dei vecchi isolani che aveva sentito ripetere così spesso dalle donne di casa nella sua infanzia: “L’amaro ti sia caro”».
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