Un padre e una figlia nell’inferno di Quirra
di Fabio Canessa
Alla Festa del cinema di Roma “L’agnello”, il film del regista Mario Piredda. Sullo sfondo l’isola occupata dalle basi militari
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ROMA. L’ottimo percorso con film brevi, culminato nella realizzazione di “A casa mia” vincitore del David di Donatello come miglior corto nel 2017, aveva già messo in luce il talento di Mario Piredda. Lo sguardo attento alle piccole cose, il lavoro di sottrazione, di ricerca di spontaneità delle interpretazioni, lo stile personale che sembra richiamare a certo cinema del nord Europa. La conferma arriva con il primo lungometraggio del regista di Badesi, “L’agnello”, presentato in anteprima e applaudito ad Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma.
Al centro del racconto la diciassettenne Anita che vive con il padre Jacopo, malato di leucemia, vicino a una base militare. L’uomo avrebbe bisogno di un trapianto con urgenza, ma i tempi d’attesa per la ricerca di un donatore sono troppo lunghi rispetto al progredire della malattia e anche se i parenti hanno più probabilità di essere compatibili, non lo sono né Anita né suo nonno Tonino. Jacopo ha un solo fratello, Gaetano, che vive da un’altra parte dell’isola. I due non si parlano da anni a causa di un feroce litigio che non sembrano intenzionati a dimenticare. Anita cerca di ricucire gli strappi del passato, per convincere lo zio a fare le analisi che potrebbero salvare la vita di suo padre. Una famiglia ferita in un territorio ferito dalla presenza nascosta, ingombrante, funerea delle basi militari evocante con le immagini di recinzioni, filo spinato, mezzi dell’esercito. Non sarebbe giusto, però, semplificare e catalogare “L’agnello” come un film di denuncia.
Della relazione tra attività belliche e salute delle persone che abitano ai margini delle basi parlano diverse inchieste e l’opera di Piredda non è un documentario, ma un film di finzione seppur ben ancorato a una realtà di cui viene tratteggiato il disagio anche economico. Al regista sardo interessa concentrarsi sui personaggi, sui rapporti umani, il dramma familiare visto in particolare con gli occhi di una adolescente. In questa prospettiva il film si configura anche come un racconto di formazione, seppur atipico diverso a un classico coming-of-age. A darle il volto è Nora Stassi, ragazza di Pula trovata da Piredda dopo una lunga ricerca in tutta l’isola.
Alla determinata, schietta, ironica, fragile Anita pensata dall’autore sardo la giovane protagonista dà anima e corpo con un’interpretazione viscerale.
Dallo schermo traspare un’ottima intesa con Luciano Curreli che veste i panni del padre malato. Se il cuore del film è il loro rapporto, diretto e tenero, Piredda ha il merito di essere riuscito a dare grande spessore anche gli altri personaggi. Non semplici comprimari. Dal nonno pastore interpretato da Piero Marcialis, che cerca di riavvicinare i figli divisi con il suo atteggiamento pudico che rispecchia molto il carattere sardo, allo zio segnato dalla vita a cui presta il volto Michele “Dr. Dreer” Atzori, conosciuto come musicista della band Crc Posse e qui alla sua prima volta (molto convincente) come attore. Le riprese sono state effettuate soprattutto sul Supramonte di Urzulei e poi a Siliqua, Marina di Tertenia, Cagliari. Il film di Mario Piredda è prodotto da Articolture con Mat Productions, Rai Cinema, il contributo della Regione e il supporto di Fondazione Sardegna Film Commission e della Cineteca Sarda. Per l’uscita in sala si pensa alla primavera.
Al centro del racconto la diciassettenne Anita che vive con il padre Jacopo, malato di leucemia, vicino a una base militare. L’uomo avrebbe bisogno di un trapianto con urgenza, ma i tempi d’attesa per la ricerca di un donatore sono troppo lunghi rispetto al progredire della malattia e anche se i parenti hanno più probabilità di essere compatibili, non lo sono né Anita né suo nonno Tonino. Jacopo ha un solo fratello, Gaetano, che vive da un’altra parte dell’isola. I due non si parlano da anni a causa di un feroce litigio che non sembrano intenzionati a dimenticare. Anita cerca di ricucire gli strappi del passato, per convincere lo zio a fare le analisi che potrebbero salvare la vita di suo padre. Una famiglia ferita in un territorio ferito dalla presenza nascosta, ingombrante, funerea delle basi militari evocante con le immagini di recinzioni, filo spinato, mezzi dell’esercito. Non sarebbe giusto, però, semplificare e catalogare “L’agnello” come un film di denuncia.
Della relazione tra attività belliche e salute delle persone che abitano ai margini delle basi parlano diverse inchieste e l’opera di Piredda non è un documentario, ma un film di finzione seppur ben ancorato a una realtà di cui viene tratteggiato il disagio anche economico. Al regista sardo interessa concentrarsi sui personaggi, sui rapporti umani, il dramma familiare visto in particolare con gli occhi di una adolescente. In questa prospettiva il film si configura anche come un racconto di formazione, seppur atipico diverso a un classico coming-of-age. A darle il volto è Nora Stassi, ragazza di Pula trovata da Piredda dopo una lunga ricerca in tutta l’isola.
Alla determinata, schietta, ironica, fragile Anita pensata dall’autore sardo la giovane protagonista dà anima e corpo con un’interpretazione viscerale.
Dallo schermo traspare un’ottima intesa con Luciano Curreli che veste i panni del padre malato. Se il cuore del film è il loro rapporto, diretto e tenero, Piredda ha il merito di essere riuscito a dare grande spessore anche gli altri personaggi. Non semplici comprimari. Dal nonno pastore interpretato da Piero Marcialis, che cerca di riavvicinare i figli divisi con il suo atteggiamento pudico che rispecchia molto il carattere sardo, allo zio segnato dalla vita a cui presta il volto Michele “Dr. Dreer” Atzori, conosciuto come musicista della band Crc Posse e qui alla sua prima volta (molto convincente) come attore. Le riprese sono state effettuate soprattutto sul Supramonte di Urzulei e poi a Siliqua, Marina di Tertenia, Cagliari. Il film di Mario Piredda è prodotto da Articolture con Mat Productions, Rai Cinema, il contributo della Regione e il supporto di Fondazione Sardegna Film Commission e della Cineteca Sarda. Per l’uscita in sala si pensa alla primavera.
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