“Tornare”, l’amarcord di Cristina Comencini
di Francesco Gallo
L’ultimo film della regista romana racconta i ricordi infantili di Alice, rientrata a Napoli dall’America
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ROMA. “Tornare”, in questo caso, sta per tornare indietro nel tempo verso gli anni dell’infanzia e della giovinezza. Così, non a caso, la protagonista dell’ultimo film di Cristina Comencini, oltre ad essere interpretato da Giovanna Mezzogiorno nei panni di Alice, ha come interpreti altre due attrici: Beatrice Grannó (Alice ragazza) e Clelia Rossi Marcelli (Alice a dieci anni).
Insomma in questa Napoli anni Novanta dove approda la cinquantenne Alice rientrata dall’America si viaggia nel tempo ed è il tempo il vero protagonista («Noi non facciamo altro che raccontare il tempo dentro di lei»).
Motivo del suo ritorno in Italia, come si vede in “Tornare”, film di chiusura della edizione 2019 della Festa del cinema di Roma e in sala con Vision, la morte del padre, ufficiale di marina americano di stanza a Napoli. Alice si ritrova nella casa di famiglia, disabitata: con la sorella (Barbara Ronchi) e scopre, poco a poco, che la casa è abitata da una ragazza giovane e bellissima (Grannò) se stessa da giovane. Con lei inizia un dialogo con il suo stesso passato e inizia anche il legame con Marc (Vincenzo Amato), uomo gentile incontrato alla commemorazione del padre. Per Alice che, come in un lungo e struggente Amarcord, rivede se stessa anche da bambina, lentamente monta il ricordo prima confuso e poi sempre più netto di una violenza da lei subita nella sua infanzia, una violenza che ha lasciato dentro di lei tanto dolore e un trauma reale.
«Con Alice ho messo in scena una memoria disordinata non lineare. Questo è il mio film più libero, alcuni lo ameranno altri no – dice la regista oggi all’Auditorium – . La protagonista si apre a un mondo nuovo, intrigante e pericoloso in cui si intravedono squarci sul suo passato e la sua esistenza». Ma la regista non ci sta quando gli si chiede come mai nel suo film ci sono soltanto uomini cattivi: «finalmente questo è un film di donne in cui si raccontano le donne – dice con forza –. Nei western preparano solo piatti di fagioli».
La Mezzogiorno che torna a lavorare con la Comencini dopo quattordici anni dopo “La bestia nel cuore” si dice onorata: «Ho trovato “Tornare” un film intenso e poi è stato bello ritrovare nella mia vita Cristina dopo che entrambe abbiamo attraversato tante cose che ci hanno da una parte fortificato e, dall’altra, indebolito». «È un film – continua l’attrice – che può toccare tutti e a tutti forse piacerebbe entrare in contatto con la propria adolescenza. Mi ricordo che ero piuttosto odiosa, oggi ho due figli maschi e sono un po’ preoccupata per quello che sta succedendo nel mondo tra uomini e donne».
Insomma in questa Napoli anni Novanta dove approda la cinquantenne Alice rientrata dall’America si viaggia nel tempo ed è il tempo il vero protagonista («Noi non facciamo altro che raccontare il tempo dentro di lei»).
Motivo del suo ritorno in Italia, come si vede in “Tornare”, film di chiusura della edizione 2019 della Festa del cinema di Roma e in sala con Vision, la morte del padre, ufficiale di marina americano di stanza a Napoli. Alice si ritrova nella casa di famiglia, disabitata: con la sorella (Barbara Ronchi) e scopre, poco a poco, che la casa è abitata da una ragazza giovane e bellissima (Grannò) se stessa da giovane. Con lei inizia un dialogo con il suo stesso passato e inizia anche il legame con Marc (Vincenzo Amato), uomo gentile incontrato alla commemorazione del padre. Per Alice che, come in un lungo e struggente Amarcord, rivede se stessa anche da bambina, lentamente monta il ricordo prima confuso e poi sempre più netto di una violenza da lei subita nella sua infanzia, una violenza che ha lasciato dentro di lei tanto dolore e un trauma reale.
«Con Alice ho messo in scena una memoria disordinata non lineare. Questo è il mio film più libero, alcuni lo ameranno altri no – dice la regista oggi all’Auditorium – . La protagonista si apre a un mondo nuovo, intrigante e pericoloso in cui si intravedono squarci sul suo passato e la sua esistenza». Ma la regista non ci sta quando gli si chiede come mai nel suo film ci sono soltanto uomini cattivi: «finalmente questo è un film di donne in cui si raccontano le donne – dice con forza –. Nei western preparano solo piatti di fagioli».
La Mezzogiorno che torna a lavorare con la Comencini dopo quattordici anni dopo “La bestia nel cuore” si dice onorata: «Ho trovato “Tornare” un film intenso e poi è stato bello ritrovare nella mia vita Cristina dopo che entrambe abbiamo attraversato tante cose che ci hanno da una parte fortificato e, dall’altra, indebolito». «È un film – continua l’attrice – che può toccare tutti e a tutti forse piacerebbe entrare in contatto con la propria adolescenza. Mi ricordo che ero piuttosto odiosa, oggi ho due figli maschi e sono un po’ preoccupata per quello che sta succedendo nel mondo tra uomini e donne».
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