Cenerentola, il dramma nascosto nella gioia
di Paolo Curreli
Presentata a Sassari l’opera di Rossini. La prima venerdì al Comunale, nel cast giovani talenti sardi
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SASSARI. Ieri il al liceo Azuni di Sassari è stata presentata la terza opera del cartellone della stagione lirica cittadina: “Cenerentola, ossia la bontà in trionfo”. Il dramma giocoso di Gioachino Rossini, un caposaldo del grande repertorio operistico, è stato spiegato dal direttore d’orchestra Jacopo Rivani: «Una storia asciugata dai toni favolistici – ha detto Rivani – con una durezza inaspettata, sottolineata da una serie di movimenti compositivi che rivelano la crudezza della trama. Ogni personaggio ha un dramma personale nascosto, raccontato dal genio compositivo di Rossini: l’insoddisfazione di Don Magnifico, con improvvisi cambi ritmici; l’invidia che rode le sorellastre, con un andamento ricchissimo di note e la sofferenza di Cenerentola, l’esclusa, con il pizzicato degli archi, una polvere che si solleva lentamente e con dolore. Rossini è stato un Mozart colorato da sapori italiani, il suo famoso “crescendo” è la ripetizione di un tema che arriva al delirio controllato che sottolinea, come pochi, lo svolgimento della trama». Spiegazione che è stata accompagnata dall’esecuzione al piano della celebre ouverture. I momenti concitati della genesi della Cenerentola, nel 1817 a Roma, sono stati raccontati dalla musicologa Paola Cossu: «ritardi di Rossini portarono alla costruzione dell’opera quasi giorno per giorno, e Rossini utilizzò moltissimo lo stratagemma dell’ “autoimprestito” attingendo a piene mani a brani che aveva scritto per altre opere e all’aiuto di collaboratori».
Il regista Antonio Ligas, che ha curato l’allestimento – ideato da Arturo Cirillo per i Teatri Opera Lombardia –, ha illustrato il «teatrino palesemente finto, con cambi di scena quasi a vista, per raccontare una favola ipertrofica con una trama crudele e personaggi che passano dalla comicità alla tragedia. Un dramma giocoso in cui il dramma personale è sempre presente. Toni Grandi ha espresso molto bene questi passaggi con il suo lavoro sulle luci». Anche lo scenografo Dario Gessati ha sottolineato la dualità della Cenerentola: «opera dove non si ride sempre».
Due giovani cantanti cagliaritane, selezionate nelle audizioni dell’Ente concerti, il soprano Francesca Pusceddu e il mezzosoprano Martina Serra hanno eseguito il duetto delle sorellastre Tisbe e Clorinda, il giovane costaricano William Hernandéz l’aria di Dandini.
Il regista Antonio Ligas, che ha curato l’allestimento – ideato da Arturo Cirillo per i Teatri Opera Lombardia –, ha illustrato il «teatrino palesemente finto, con cambi di scena quasi a vista, per raccontare una favola ipertrofica con una trama crudele e personaggi che passano dalla comicità alla tragedia. Un dramma giocoso in cui il dramma personale è sempre presente. Toni Grandi ha espresso molto bene questi passaggi con il suo lavoro sulle luci». Anche lo scenografo Dario Gessati ha sottolineato la dualità della Cenerentola: «opera dove non si ride sempre».
Due giovani cantanti cagliaritane, selezionate nelle audizioni dell’Ente concerti, il soprano Francesca Pusceddu e il mezzosoprano Martina Serra hanno eseguito il duetto delle sorellastre Tisbe e Clorinda, il giovane costaricano William Hernandéz l’aria di Dandini.
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