La Nuova Sardegna

Le parole per spiegare l’Italia alla deriva

di Valentina Careddu
Le parole per spiegare l’Italia alla deriva

«Ci stiamo giocando il futuro»: l’ attore racconta lo spettacolo “Carta bianca”, presentato all’auditorium di Ghilarza  

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Moni Ovadia nasce in Bulgaria da una famiglia ebraico-sefardita. È interprete di musica etnica e popolare di vari paesi, uno dei più prestigiosi uomini di cultura della scena italiana. Il suo teatro ha contribuito a fare conoscere la cultura Yiddish attraverso una lettura contemporanea, unica nel suo genere in Italia ed in Europa. Pilastri della sua formazione sono la cultura ebraica e il marxismo. Ma Moni Ovadia è anche noto per il suo costante impegno politico e civile a sostegno dei diritti e della pace, in particolare a sostegno della causa palestinese. Grande studioso di testi sacri, Ovadia ha portato in scena venerdì scorso il suo monologo all'auditorium comunale di Ghilarza, ospite dell’Associazione per Antonio Gramsci.

Parliamo dello spettacolo che da qualche tempo sta portando in scena nei principali teatri italiani: cosa vuol dire dare “Carta Bianca”, Moni Ovadia?

«Significa tentare di dare un senso alla vita nella deriva di significati che stiamo vivendo. È un monologo nel quale vado a braccio, ma con un filo conduttore che parte da una riflessione sulla società contemporanea che, negli ultimi quattro decenni, si è sviluppata espropriando la vita di ogni senso. Prendo il via dalla carta bianca per restituire un senso alla realtà. Abbiamo bisogno di restituire un senso alla vita: o noi lavoriamo le generazioni future, per una giustizia sociale, oppure questa vita è solo sopravvivenza».

È quello che cerca di fare anche la religione, un po' tutte le religioni, è così?

«Le religioni monoteistiche hanno sancito la sacralità della vita e l’inviolabilità della dignità umana, ma tutto questo oggi è andato perduto per mezzo di un sistema capitalistico selvaggio. Un sistema che limita la vita al solo atto di produrre e consumare, anzi a consumare ormai ancora prima ancora di produrre. Ci chiedono poi di andarcene via il prima possibile in silenzio, senza dare neanche troppo disturbo. Viviamo il dramma del precariato, dello schiavismo che fa sentire l’essere umano sempre in continuo debito di ossigeno, in cerca di mille lavori per poter sopravvivere. Ha senso solo ciò che è commerciabile. La televisione, ad esempio, vende merce umana alla pubblicità: prima si disgrega e si disprezza il pubblico e poi lo si vende ai privati per quattro soldi».

Che cosa significa dare un senso oggi, in uno scenario sociale e politico così complicato, con forti tensioni nella società e una così grande avversione verso l'altro, inteso come il diverso?

«Abbiamo bisogno prima di tutto di recuperare il concetto di dignità umana, che è sacra, è ciò che appartiene in assoluto all'essere umano e non può essere violata. Poi ci basterebbe applicare la nostra carta costituzionale, in particolare l'articolo10 della Costituzione. Auspico una rivoluzione costituzionale, una rivoluzione non violenta, secondo gli insegnamenti di Ghandi. Nessuna società civile può ridurre al degrado un essere umano. La traduzione corretta del comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso” è “ama il prossimo tuo e te stesso”, vale a dire che posso amare l’altro solo se mi identifico in lui, se mi ci rispecchio. L'amore è un sentimento duro, ci stanno facendo credere che l'amore sia quello dei Baci, dei cioccolatini; in realtà è qualcosa di molto più complesso che riguarda non l’Io, bensì il Tu. È l'altro che ci dà l'identità. Se capiamo questo, come possiamo respingere un essere umano?

È venuto in Sardegna invitato dall'associazione per Antonio Gramsci. Qual è oggi l'eredità del pensiero di questo intellettuale?

«Gramsci è stato un pensatore straordinario che incredibilmente viene studiato più negli Stati Uniti che nel nostro Paese. Il suo grande insegnamento è stato quello di studiare, studiare sempre e pensare. Oggi non si studia più . La forza del movimento operaio è stata quella di di anticipare i movimenti, perché osservavano e studiavano la realtà. Oggi la sinistra non studia più, non analizza i fenomeni e quindi non è più in grado di leggere la realtà, di comprendere i tempi che cambiano, i nuovi strumenti come i social media ad esempio. Bisognerebbe creare una piramide di studio, riprendere in mano i grandi pensatori per interpretare una realtà che cambia. L'ignoranza è un grosso problema della nostra società, alcune persone neanche conoscono la nostra Costituzione.

Come possiamo arginare questa deriva sociale?

«Dobbiamo costruire un sogno, abbiamo necessità di creare nuovi orizzonti, di intessere relazioni umane di valore, l’unico vero lusso che abbiamo a disposizione in questa vita. Questo significa ridare un senso alla vita. Altrimenti non siamo più essere umani ma funzioni socio-biologiche che devono consumare il più possibile, in un vortice di consumismo privo del tutto di consapevolezza».



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