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«Una sfida al futuro, non una controriforma»

«Una sfida al futuro, non una controriforma»

Più soprintendenze nel territorio, nasce quella del mare e l’Istituto per i beni immateriali

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ROMA. «Non chiamatela controriforma». Dario Franceschini presenta la nuova riorganizzazione del ministero della cultura, la terza dal 2014, e mette le mani avanti: nessun fai e disfa, quello che si è fatto e si sta facendo «è un lavoro in continuità», anche con il predecessore pentastellato Alberto Bonisoli, che pure aveva tolto l’autonomia – tra le polemiche – a tre istituti di tutto rispetto come la Galleria dell’Accademia di Firenze, il Museo Nazionale Etrusco di Roma e il Parco archeologico dell’Appia. «Anzi lo devo ringraziare – insiste il ministro – sulla creatività contemporanea è stato lui a spingere». Tant’è, con buona pace del fair play di governo, le oltre 60 pagine in cui si articola il corposo decreto che accompagna il ritorno del Turismo ai Beni culturali, approvato ieri sera, sono ricche di novità. E mentre restituiscono l’autonomia economica e gestionale ai tre istituti “detronizzati” dai decreti estivi di Bonisoli, ridisegnano non poco la geografia dei poteri all’interno del ministero, in parte correggendo il tiro rispetto alla stessa riforma Franceschini (per esempio sulle soprintendenze il cui numero viene decisamente aumentato con una più equa distribuzione sul territorio) in parte introducendo vere e proprie novità come la Soprintendenza nazionale del mare (fino ad oggi c’era solo quella siciliana fondata da Sebastiano Tusa) la Direzione generale per la salvaguardia del patrimonio o l’Istituto per la digitalizzazione del patrimonio, la cosiddetta Digital Library. In tutto i nuovi musei autonomi sono sette, diffusi un po’ in tutta Italia, ma con una decisa preponderanza del centro sud: dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna al duo Vittoriano-Palazzo Venezia a Roma, dal Museo nazionale d’Abruzzo al Museo archeologico nazionale di Cagliari, dal Palazzo Reale di Napoli al Museo nazionale di Matera, fino al Parco archeologico di Sibari. Nuova autonomia anche agli istituti centrali del Mibact, a partire dall’Archivio di Stato.

Scelta simbolica per la Biblioteca dei Girolamini di Napoli che diventa Biblioteca nazionale. Viene ripotenziato il settore demo etno-antropologico (ci sarà un istituto centrale per il matrimonio immateriale). I poli museali diventano “direzioni regionali” con funzione di coordinamento. Le soprintendenze uniche invece rimangono tali. I decreti attuativi sono previsti già a gennaio.

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