ieri a sassari
Musica per gli auguri di Natale
di Antonio Ligios
A San Nicola il tradizionale concerto offerto dal Banco di Sardegna
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SASSARI. Ormai è diventata una tradizione, certificata da ben dieci anni di ininterrotta consuetudine. Ci riferiamo al concerto natalizio che il Banco di Sardegna offre a tutta la Città, confermando come sede quella che la dirigenza dell’istituto di credito definisce opportunamente “la casa di tutti i sassaresi”, ossia la Cattedrale di San Nicola. Col tempo lo spazio della basilica si è rivelato insufficiente ad accogliere il gran numero di sassaresi che ogni anno accorrono ad ascoltare il concerto, per cui ancora una volta una parte del pubblico è stata ospitata nella piazza antistante in cui è stato allestito un grande gazebo, dotato di riscaldamento e maxi-schermo.
Identica la formula adottata sin dalla prima edizione: una grande orchestra sinfonica, quella dell’Ente Concerti De Carolis, un programma in cui prevale il repertorio lirico più popolare, e la scelta di affidare a giovani solisti di canto sardi il ruolo di protagonisti. Quest’anno la scelta è ricaduta su due giovani interpreti provenienti dalla scuola di canto del Conservatorio di Cagliari, la soprano Elena Schirru e il tenore Mauro Secci, guidati alla direzione dell’orchestra da un altro artista sardo, Simone Pittau. In programma anche l’esibizione del giovanissimo fagottista Claudio Lambroni, che ha concluso recentemente il suo percorso accademico al Conservatorio di Sassari e che attualmente si perfeziona a Vienna.
Non possiamo non osservare che nel programma, assolutamente disomogeneo, ricorrono prevalentemente gli stessi brani (quest’anno figuravano “Caro nome” di Verdi, “Mi chiamano Mimì” di Puccini e “Una furtiva lagrima” di Donizetti): è giusto assecondare il gusto popolare, ma forse si potrebbe cogliere l’occasione per innovare sotto questo profilo la formula del concerto.
Elena Schirru e Mauro Secci sono due giovani promettenti artisti, che hanno sicuramente a disposizione mezzi vocali di tutto rispetto, ma che devono operare scelte di repertorio che siano congeniali alle rispettive qualità vocali. Secci ad esempio ha ben figurato in “Avete torto!... Firenze è come un albero fiorito” da Gianni Schicchi di Puccini, ma non ha convinto nella romanza donizettiana. Anche la Schirru non ha brillato in “Caro nome” ed ha invece affrontato con maggiore consapevolezza il celebre numero pucciniano.
Alla fine chi ha davvero impressionato, per musicalità e padronanza dello strumento, è stato Claudio Lambroni, che ha interpretato con eccellente consapevolezza stilistica e grande naturalezza di fraseggio il “Concerto Rv 493” di Vivaldi. Deludente invece la prova di Simone Pittau alla guida di un’ottima Orchestra del De Carolis: gesto poco efficace, scelte dinamiche a volte irrispettose della condotta vocale, tenuta dei tempi incerta. Il successo comunque è stato pieno, e orchestra e solisti hanno ripagato il pubblico con una singolare versione di “No potho reposare” strumentata e rielaborata da Stefano Garau.
Identica la formula adottata sin dalla prima edizione: una grande orchestra sinfonica, quella dell’Ente Concerti De Carolis, un programma in cui prevale il repertorio lirico più popolare, e la scelta di affidare a giovani solisti di canto sardi il ruolo di protagonisti. Quest’anno la scelta è ricaduta su due giovani interpreti provenienti dalla scuola di canto del Conservatorio di Cagliari, la soprano Elena Schirru e il tenore Mauro Secci, guidati alla direzione dell’orchestra da un altro artista sardo, Simone Pittau. In programma anche l’esibizione del giovanissimo fagottista Claudio Lambroni, che ha concluso recentemente il suo percorso accademico al Conservatorio di Sassari e che attualmente si perfeziona a Vienna.
Non possiamo non osservare che nel programma, assolutamente disomogeneo, ricorrono prevalentemente gli stessi brani (quest’anno figuravano “Caro nome” di Verdi, “Mi chiamano Mimì” di Puccini e “Una furtiva lagrima” di Donizetti): è giusto assecondare il gusto popolare, ma forse si potrebbe cogliere l’occasione per innovare sotto questo profilo la formula del concerto.
Elena Schirru e Mauro Secci sono due giovani promettenti artisti, che hanno sicuramente a disposizione mezzi vocali di tutto rispetto, ma che devono operare scelte di repertorio che siano congeniali alle rispettive qualità vocali. Secci ad esempio ha ben figurato in “Avete torto!... Firenze è come un albero fiorito” da Gianni Schicchi di Puccini, ma non ha convinto nella romanza donizettiana. Anche la Schirru non ha brillato in “Caro nome” ed ha invece affrontato con maggiore consapevolezza il celebre numero pucciniano.
Alla fine chi ha davvero impressionato, per musicalità e padronanza dello strumento, è stato Claudio Lambroni, che ha interpretato con eccellente consapevolezza stilistica e grande naturalezza di fraseggio il “Concerto Rv 493” di Vivaldi. Deludente invece la prova di Simone Pittau alla guida di un’ottima Orchestra del De Carolis: gesto poco efficace, scelte dinamiche a volte irrispettose della condotta vocale, tenuta dei tempi incerta. Il successo comunque è stato pieno, e orchestra e solisti hanno ripagato il pubblico con una singolare versione di “No potho reposare” strumentata e rielaborata da Stefano Garau.
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