L’arte di rileggere i classici con i fumetti
di Fabio Canessa
L’incontro con i fratelli Bruno e Stefano Enna, autori della Disney, ha chiuso la prima edizione del festival “Di:segni”
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ALGHERO. Enna ed Enna. Bruno e Stefano, fratelli con la stessa passione per il fumetto, la voglia di raccontare storie. Ne hanno scritto tante i due sceneggiatori sassaresi, protagonisti insieme ad Alghero della serata conclusiva del festival “Di:segni”. Un incontro incentrato sulla trasposizione a fumetti di grandi classici della letteratura mondiale, lavoro svolto da entrambi anche se in modo e ambiti diversi.
Bruno Enna, colonna della Disney (e della Bonelli), è autore per Topolino di diverse parodie tra le quali la trilogia gotica “Dracula di Bram Topker”, “Lo strano caso del dottor Ratkyll e di mister Hyde” e “Duckenstein di Mary Shelduck” disegnata da Fabio Celoni e ispirata ai grandi romanzi di Stoker, Stevenson e Shelley facilmente riconoscibili nonostante i titoli topolinizzati.
«In Disney – racconta Bruno – c’è una tradizione delle parodie, ma essendo principalmente fumetti per bambini non si possono affrontare in modo diretto temi come morte e malattia che sono presenti nei romanzi. Bisogna quindi trovare degli escamotage, senza rendere stupide queste storie immortali. Speriamo, crediamo di esserci riusciti. Abbiamo saputo che molti lettori, ragazzi e anche adulti, dopo aver letto i nostri fumetti hanno preso in mano i romanzi per conoscere la storia originale ed è una cosa che fa davvero piacere».
Un grande classico della letteratura, seppur un fumetto, va considerato anche “Una ballata del mare salato” con il quale Hugo Pratt diede vita al suo iconico personaggio Corto Maltese. Bruno Enna ha lavorato a una sua trasposizione per Topolino: “Topo Maltese, una ballata del topo salato” con disegni di Giorgio Cavazzano. «Un progetto – ricorda – nato per i 50 anni di Corto Maltese che corrispondevano anche a quelli della carriera di Cavazzano. Quando me l’hanno proposto ero un po’ titubante perché quel fumetto di Pratt per me è sacro. È andata comunque molto bene e il nostro lavoro è stato pubblicato e apprezzato anche all’estero».
Diverso il caso di Stefano che ha lavorato ad adattamenti a fumetti, non in chiave parodistica, di due grandi classici come “Sandokan” di Emilio Salgari e “Ivanhoe” di Walter Scott pubblicati prima in Francia e poi in Italia da Mondadori Comics. «Le difficoltà – evidenzia – stanno nella sintesi e nei cambiamenti che sono necessari da fare. In una trasposizione è normale prendersi libertà. Anche nel famoso sceneggiato di “Sandokan” con Kabir Bedi e nel film di “Ivanhoe” con Robert Taylor ci sono cose diverse rispetto al romanzo». Entrambi i fratelli Enna hanno inoltre lavorato a storie per cartoni animati e tutte e due su questo sono d’accordo: anche se interessante è un lavoro complicato e meno libero a livello autoriale. Il fumetto resta il loro primo amore.
L’incontro con i due sceneggiatori è stato l’ultimo del programma di “Di:segni”. Una prima edizione, o meglio un anno zero come sottolineato dagli organizzatori, che ha dimostrato il potenziale della manifestazione. Per Emiliano Longobardi, della libreria Azuni di Sassari, il bilancio è super positivo. «Siamo davvero soddisfatti di come è andata, per gli ospiti e per il pubblico che ha premiato l’idea alla base del progetto: l’incontro tra linguaggi diversi e tra le persone». Per Elia Cossu, della libreria Cyrano di Alghero, questa tre giorni ha gettato le basi per un futuro importante: «Un primo passo per quello che vogliamo organizzare a partire dal 2020. Un festival che può diventare un punto di riferimento in Sardegna».
Bruno Enna, colonna della Disney (e della Bonelli), è autore per Topolino di diverse parodie tra le quali la trilogia gotica “Dracula di Bram Topker”, “Lo strano caso del dottor Ratkyll e di mister Hyde” e “Duckenstein di Mary Shelduck” disegnata da Fabio Celoni e ispirata ai grandi romanzi di Stoker, Stevenson e Shelley facilmente riconoscibili nonostante i titoli topolinizzati.
«In Disney – racconta Bruno – c’è una tradizione delle parodie, ma essendo principalmente fumetti per bambini non si possono affrontare in modo diretto temi come morte e malattia che sono presenti nei romanzi. Bisogna quindi trovare degli escamotage, senza rendere stupide queste storie immortali. Speriamo, crediamo di esserci riusciti. Abbiamo saputo che molti lettori, ragazzi e anche adulti, dopo aver letto i nostri fumetti hanno preso in mano i romanzi per conoscere la storia originale ed è una cosa che fa davvero piacere».
Un grande classico della letteratura, seppur un fumetto, va considerato anche “Una ballata del mare salato” con il quale Hugo Pratt diede vita al suo iconico personaggio Corto Maltese. Bruno Enna ha lavorato a una sua trasposizione per Topolino: “Topo Maltese, una ballata del topo salato” con disegni di Giorgio Cavazzano. «Un progetto – ricorda – nato per i 50 anni di Corto Maltese che corrispondevano anche a quelli della carriera di Cavazzano. Quando me l’hanno proposto ero un po’ titubante perché quel fumetto di Pratt per me è sacro. È andata comunque molto bene e il nostro lavoro è stato pubblicato e apprezzato anche all’estero».
Diverso il caso di Stefano che ha lavorato ad adattamenti a fumetti, non in chiave parodistica, di due grandi classici come “Sandokan” di Emilio Salgari e “Ivanhoe” di Walter Scott pubblicati prima in Francia e poi in Italia da Mondadori Comics. «Le difficoltà – evidenzia – stanno nella sintesi e nei cambiamenti che sono necessari da fare. In una trasposizione è normale prendersi libertà. Anche nel famoso sceneggiato di “Sandokan” con Kabir Bedi e nel film di “Ivanhoe” con Robert Taylor ci sono cose diverse rispetto al romanzo». Entrambi i fratelli Enna hanno inoltre lavorato a storie per cartoni animati e tutte e due su questo sono d’accordo: anche se interessante è un lavoro complicato e meno libero a livello autoriale. Il fumetto resta il loro primo amore.
L’incontro con i due sceneggiatori è stato l’ultimo del programma di “Di:segni”. Una prima edizione, o meglio un anno zero come sottolineato dagli organizzatori, che ha dimostrato il potenziale della manifestazione. Per Emiliano Longobardi, della libreria Azuni di Sassari, il bilancio è super positivo. «Siamo davvero soddisfatti di come è andata, per gli ospiti e per il pubblico che ha premiato l’idea alla base del progetto: l’incontro tra linguaggi diversi e tra le persone». Per Elia Cossu, della libreria Cyrano di Alghero, questa tre giorni ha gettato le basi per un futuro importante: «Un primo passo per quello che vogliamo organizzare a partire dal 2020. Un festival che può diventare un punto di riferimento in Sardegna».
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