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Paolo Fresu sul palco per il tributo a Chet Baker

Paolo Fresu sul palco per il tributo a Chet Baker

A Cagliari e a Sassari lo spettacolo dedicato al grande trombettista con la regia di Leo Muscato 

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SASSARI. Chet Baker, uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento, rivive grazie alla musica di Paolo Fresu e a un cast di otto attori in uno spettacolo scritto da Leo Muscato e Laura Perini.

“Tempo di Chet. La versione di Chet Baker” nasce dalla fusione e dalla sovrapposizione tra scrittura drammaturgica e partitura musicale, crea un unico flusso organico di parole, immagini e musica per rievocare lo stile lirico e intimista di questo jazzista tanto maledetto quanto leggendario. Lo spettacolo andrà in scena al Teatro Massimo di Cagliari da mercoledì 8 fino a domenica 12 gennaio (tutti i giorni da mercoledì a sabato alle 20.30, la domenica alle 19 e giovedì doppia recita con la pomeridiana alle 16.30) per la Stagione del Cedac, per approdare lunedì 13 gennaio alle 21 al Teatro Comunale di Sassari. Venerdì 10 gennaio alle 17.30 inoltre la compagnia incontrerà il pubblico alla Fondazione di Sardegna, condurrà il giornalista Giacomo Serreli. Sul palco insieme con Paolo Fresu saliranno Dino Rubino al piano e Marco Bardoscia al contrabbasso.

La regia di Leo Muscato modula l’incessante oscillare tra passato e presente, che fa affiorare fatti ed episodi disseminati lungo l’arco dell’esistenza di Chet Baker, da quando bambino suo padre gli regalò la prima tromba, fino al momento prima di volare giù dalla finestra di un albergo di Amsterdam.

«Ogni apparizione – commenta Leo Muscato – apre il sipario su una fase della vita dell’artista, che ha passato molti periodi lavorando e vivendo in vari luoghi d’Italia, facendo emergere anche il sapore di epoche diverse, di differenti contesti socioculturali e visioni del mondo. Si delinea la figura del grande trombettista, che fra sogni, incertezze, eccessi ha segnato una delle pagine più importanti della storia della musica». «Se la sua vita e la sua morte sono ancora oggi avvolte dal mistero – riflettePaolo Fresu – la sua musica è straordinariamente limpida, logica e trasparente, forse una delle più razionali e architettonicamente perfette della storia del jazz. Ci si chiede come la grande complessità dell’uomo e il suo apparente disordine esistenziale abbiano potuto esprimersi in musica attraverso un rigore formale così coerente, limpido e preciso».

Il lavoro di Fresu, che ha girato in tour su tantissime piazze – ha avuto una riscontro largamente positivo nella critica. «Uno spettacolo – ha scritto Roberto Mussapi sul quotidiano Avvenire – orchestrato benissimo, dove appaiono personaggi centrali in quella vita. Fresu, con gli eccellenti Rubino e Bardoscia, soffia dall’inizio alla fine la musica dell’anima, ponendo il jazz in quella dimensione tra terra e cielo in cui e per cui nacque. Forte e poetica idea autorale e registica»



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