“Fronte del porto” l’amata Napoli l’orgoglio per Leo
di Roberta Sanna
A Sassari il dramma in versione camorristica «Mio figlio primo a Sanremo? Che talento»
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SASSARI. «La prima trasposizione da cinema a teatro è stata per me “La parola ai giurati”, dal film di Sidney Lumet che mi portò un successo incredibile, poi è accaduto con “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, spostato a Napoli grazie al lavoro di Maurizio De Giovanni e adesso ecco “Fronte del Porto”, che con l’adattamento di Enrico Jannello portiamo nella Napoli del 1982». Alessandro Gassmann parla dello spettacolo tratto dal celebre capolavoro di Elia Kazan di cui firma regia e scene e che vedremo nell’isola col Cedac, in prima regionale martedì alle 21 al Comunale di Sassari e da mercoledì a domenica al Massimo di Cagliari.
«Volevo tornare a Napoli non solo perché mi piace il suono del napoletano e ci sono attori straordinari – spiega l’attore e regista –. Una città con un porto industriale con problemi di lavoro e di corruzione mi dava la possibilità di ricreare la problematica del testo. Il porto di Napoli, negli anni ’80, come tutta la città del resto, era pervaso dalla camorra. Parliamo dell’epoca di Cutolo, quando contrariamente a oggi, che è pericolosamente disorganizzata, era pericolosamente organizzata. Due pericoli diversi ma altrettanto terribili. A me interessava raccontare questo, e se nel capolavoro cinematografico la corruzione era all’interno dei sindacati, qui è la camorra che prende possesso dei contratti di lavoro. Un fenomeno fortemente presente nella nostra società ancora oggi, basta pensare al caporalato nelle nostre campagne del meridione».
Per la sua assiduità con la città partenopea Alessandro Gassmann ha ricevuto a novembre 2018 la cittadinanza onoraria. «Il sindaco ha voluto omaggiarmi di questo titolo, ormai sono qui spesso, sto girando la terza stagione dei Bastardi di Pizzofalcone per Raiuno, e Napoli è diventata la mia casa culturale e non solo. Prima non la conoscevo bene ma ho imparato ad amarla vivendoci per lavoro. È una città molto generosa e piacevole nonostante tutti i suoi problemi. Proprio qui a Napoli ho deciso di girare il mio terzo film. Non ne posso ancora parlare, ma sarò molto contento di annunciarlo fra un paio di settimane». In questi giorni si parla dell’abbattimento delle Vele di Scampia, il quartiere reso celebre da Gomorra. «È un simbolo che crolla, ma l’importante è che le grandi periferie delle nostre città, quasi tutte in sofferenza come Scampia, abbiano la possibilità di acquistare un cuore, che si porta solo partendo dai bambini, con la scuola, con la cultura e la presenza dello Stato. Spesso c’è un abbandono di tipo culturale, invece ci vogliono buone scuole e buoni ospedali. È un grande passo in avanti e mi auguro che si continui in questa direzione».
Nel ruolo che fu di Marlon Brando ci sarà Daniele Russo, ma la funzione del protagonista sarà la stessa. «Appartiene a una famiglia camorristica cui non partecipa perché è stato uno sportivo di successo - racconta Gassmann –. Grazie all’amore di una ragazza il cui fratello viene ucciso per non volersi piegare alla camorra e a un prete attivo nel quartiere, riesce a trovare la strada per uscire da questa condizione e denunciarla pubblicamente, diventando un piccolo eroe popolare. L’ho sempre definito come una sceneggiata di alta qualità. C’è tutto: la passione, i cattivi e i buoni, e alla fine il bene trionfa, ed è quello che mi auguro per la nostra società, anche se l’happy ending mi sembra ancora molto lontano. I miei spettacoli si contraddistinguono per essere di semplice fruizione e di complessa esecuzione, ritengo che si sia persa in molti casi la capacità di portare molta gente in sala e fare arrivare emozioni per tutti, il teatro può anche essere un luogo elitario, ma non sempre. Il mio assolutamente non lo è».
Non si può non chiedere ad Alessandro Gassmann un commento sulla bella vittoria del figlio Leo a Sanremo Giovani. «Ho tifato per lui come avrebbe fatto qualunque genitore – racconta l’attore – e mi sono astenuto da qualsiasi commento prima e durante, perché ritenevo fosse la cosa giusta. È una vittoria che si è conquistato interamente da solo, con la sua grande passione ha ottenuto un risultato inaspettato e sorprendente per tutti noi, anche per lui. Siamo genitori assolutamente orgogliosi soprattutto di come si è presentato come persona, corretta, educata, che si rende conto della fortuna che ha, non solo per il cognome che porta, ma soprattutto per il talento che ha dimostrato di avere. Il talento non è da tutti, è un regalo grandissimo e sono convinto che continuerà a crescere. Ed è anche un bravissimo studente universitario: il lunedì dopo la vittoria, alle otto e mezzo era in facoltà, e questa cosa mi ha fatto ancora più piacere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Volevo tornare a Napoli non solo perché mi piace il suono del napoletano e ci sono attori straordinari – spiega l’attore e regista –. Una città con un porto industriale con problemi di lavoro e di corruzione mi dava la possibilità di ricreare la problematica del testo. Il porto di Napoli, negli anni ’80, come tutta la città del resto, era pervaso dalla camorra. Parliamo dell’epoca di Cutolo, quando contrariamente a oggi, che è pericolosamente disorganizzata, era pericolosamente organizzata. Due pericoli diversi ma altrettanto terribili. A me interessava raccontare questo, e se nel capolavoro cinematografico la corruzione era all’interno dei sindacati, qui è la camorra che prende possesso dei contratti di lavoro. Un fenomeno fortemente presente nella nostra società ancora oggi, basta pensare al caporalato nelle nostre campagne del meridione».
Per la sua assiduità con la città partenopea Alessandro Gassmann ha ricevuto a novembre 2018 la cittadinanza onoraria. «Il sindaco ha voluto omaggiarmi di questo titolo, ormai sono qui spesso, sto girando la terza stagione dei Bastardi di Pizzofalcone per Raiuno, e Napoli è diventata la mia casa culturale e non solo. Prima non la conoscevo bene ma ho imparato ad amarla vivendoci per lavoro. È una città molto generosa e piacevole nonostante tutti i suoi problemi. Proprio qui a Napoli ho deciso di girare il mio terzo film. Non ne posso ancora parlare, ma sarò molto contento di annunciarlo fra un paio di settimane». In questi giorni si parla dell’abbattimento delle Vele di Scampia, il quartiere reso celebre da Gomorra. «È un simbolo che crolla, ma l’importante è che le grandi periferie delle nostre città, quasi tutte in sofferenza come Scampia, abbiano la possibilità di acquistare un cuore, che si porta solo partendo dai bambini, con la scuola, con la cultura e la presenza dello Stato. Spesso c’è un abbandono di tipo culturale, invece ci vogliono buone scuole e buoni ospedali. È un grande passo in avanti e mi auguro che si continui in questa direzione».
Nel ruolo che fu di Marlon Brando ci sarà Daniele Russo, ma la funzione del protagonista sarà la stessa. «Appartiene a una famiglia camorristica cui non partecipa perché è stato uno sportivo di successo - racconta Gassmann –. Grazie all’amore di una ragazza il cui fratello viene ucciso per non volersi piegare alla camorra e a un prete attivo nel quartiere, riesce a trovare la strada per uscire da questa condizione e denunciarla pubblicamente, diventando un piccolo eroe popolare. L’ho sempre definito come una sceneggiata di alta qualità. C’è tutto: la passione, i cattivi e i buoni, e alla fine il bene trionfa, ed è quello che mi auguro per la nostra società, anche se l’happy ending mi sembra ancora molto lontano. I miei spettacoli si contraddistinguono per essere di semplice fruizione e di complessa esecuzione, ritengo che si sia persa in molti casi la capacità di portare molta gente in sala e fare arrivare emozioni per tutti, il teatro può anche essere un luogo elitario, ma non sempre. Il mio assolutamente non lo è».
Non si può non chiedere ad Alessandro Gassmann un commento sulla bella vittoria del figlio Leo a Sanremo Giovani. «Ho tifato per lui come avrebbe fatto qualunque genitore – racconta l’attore – e mi sono astenuto da qualsiasi commento prima e durante, perché ritenevo fosse la cosa giusta. È una vittoria che si è conquistato interamente da solo, con la sua grande passione ha ottenuto un risultato inaspettato e sorprendente per tutti noi, anche per lui. Siamo genitori assolutamente orgogliosi soprattutto di come si è presentato come persona, corretta, educata, che si rende conto della fortuna che ha, non solo per il cognome che porta, ma soprattutto per il talento che ha dimostrato di avere. Il talento non è da tutti, è un regalo grandissimo e sono convinto che continuerà a crescere. Ed è anche un bravissimo studente universitario: il lunedì dopo la vittoria, alle otto e mezzo era in facoltà, e questa cosa mi ha fatto ancora più piacere».
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