Pertini e Nenni Gli orizzonti del socialismo
di SALVATORE MURA
Per i trent’anni dalla morte dell’ex Presidente esce per Arcadia un carteggio tra i due leader
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«Milano – 30 maggio – 1945. Pietro carissimo, solo oggi posso dirti quanto mi abbia addolorato l’annuncio della morte di tua figlia Vittoria. Sappi che ti sono vicino con questo mio animo, che a te è legato da fraterna amicizia. Ricordo come tu ti preoccupavi, quando abitavamo in periodo cospirativo la stessa camera, di questa tua figliola deportata; mi è facile quindi immaginare il tuo presente dolore. Ma le parole a nulla valgono dinanzi alla tua pena, anzi diventano fastidiose. Meglio tacere e condividere in silenzio il dolore dell’amico lontano. Un abbraccio fraterno, Pietro carissimo. Sandro». È una lettera di Sandro Pertini a Pietro Nenni. Quest’ultimo aveva ricevuto da Alcide De Gasperi la notizia della morte della sua terzogenita, Vittoria, deportata ad Auschwitz e lì deceduta, all’età di 28 anni, il 15 luglio 1943.
STIMA E AFFETTO. È una delle lettera del ricco carteggio ritrovato di recente in una vecchia valigia che apparteneva alla figlia di Nenni, Giuliana. Un ritrovamento straordinario, che offre un contributo fondamentale per comprendere i rapporti umani e politici fra i due leader del Partito socialista. Li legava, indubbiamente, un solido rapporto di stima e di affetto. Nel carteggio «Fraternamente» è un avverbio che ricorre spesso. 12 luglio 1976. Appunto di Nenni. Telefonata di Pertini: «Siamo stati spesso in dissenso ma ti ho sempre voluto e ti voglio bene fraternamente». In dissenso, sì, lo sono stati davvero, in diverse occasioni. Le lettere in cui Pertini non nasconde minimamente la sua irritazione sono molte: «Caro Nenni, dovresti abituarti a rispettare il pensiero dei tuoi compagni: tanto più che il passato sta a provare come tu spesso sia stato costretto dalla realtà a riconoscere giusto quanto prima avevi respinto con la abituale sufficienza» (23 settembre 1950).
OLTRE I MALUMORI. Nei primi anni Cinquanta, quando Nenni era segretario del Partito socialista e Pertini dirigeva l’«Avanti!», si andò oltre i malumori. Il futuro presidente della Repubblica non si sentiva adeguatamente valorizzato e accusava il compagno al vertice del partito di servirsi della sua notorietà, di assecondare le manovre di Basso e di circondarsi di uomini inadeguati. Nell’estate del 1951 i rapporti fra i due furono vicini alla rottura: «Caro Nenni, se l’antica amicizia, che a te mi legava un tempo, non fosse morta e sepolta» (2 luglio 1951). «Caro Sandro, Il fatto grave e certo è il tuo attuale stato di irritazione nei miei confronti. Cosa possa averlo provocato non so. Comunque quando vorrai chiarirne le cause sarò sempre lieto di farlo. Per il resto so che te la caverai dicendo che sono un formidabile incassatore. Caro Sandro, io so incassare i colpi dell’avversario, tanto quanto mi riesce penoso e difficile incassare anche la semplice incomprensione di un compagno. Pazienza! tuo Nenni» (3 luglio 1951).
IL RUOLO DEL PARTITO. Non c’è un collegamento tra la riconsiderazione di Craxi, che film e libri in questi ultimi mesi hanno di fatto prodotto, e la pubblicazione per i quarant’anni dalla morte di Nenni e i trent’anni dalla morte di Pertini di questo ricco carteggio quasi completamente inedito. È però importante che questa documentazione sia stata data alle stampe ora, perché il dibattito sulla rivalutazione di Craxi stava prendendo una piega troppo polemica e semplificatoria, che alla lunga non avrebbe giovato né alla figura dell’ultimo leader del Psi né tantomeno alla storia di un partito protagonista della costruzione della democrazia in Italia.
VIAGGIO NELLA STORIA. In questo carteggio, che ricopre un arco cronologico più che trentennale (1944-1979, solo la prima lettera è del 1927), “parlano” soprattutto i documenti, cioè sono al centro del palcoscenico le parole di Nenni e quelle di Pertini. I due curatori, Antonio Tedesco e Alessando Giacone, hanno fatto un lavoro importante: hanno scritto un accattivante e prezioso saggio introduttivo che permette di inquadrare i personaggi; hanno annotato le lettere con molti riferimenti che accompagnano il lettore meno esperto; hanno azzeccato – come dicevo – i tempi di uscita, e non è poco, perché spesso il successo di un libro dipende anche da questo aspetto. E «Anima socialista. Nenni e Pertini in un carteggio inedito 1927-1979» (Arcadia Edizioni) è un volume che avrà fortuna. Ha la potenzialità di conquistare il grande pubblico – non a caso diversi giornali nazionali lo stanno recensendo – e certamente diventerà un riferimento per gli storici.
IL PLEBEO. Il libro si conclude con l’ascesa di Pertini al Quirinale. Il mediatore prudente, Nenni, non arrivò alla presidenza della Repubblica: «Plebeo sono nato, plebeo resto»; ma questa mancata elezione, in qualche misura, lo amareggiò: «Della segreteria di partito che formai attorno a me nel 1943-44 – annotò nel suo Diario – due [Saragat e Pertini] hanno raggiunto la più alta carica dello Stato. Anche personaggi minori hanno percorso un’ascesa considerevole». Non si riferiva a Craxi, che Nenni considerava «il migliore del gruppo dirigente», un leader che doveva essere aiutato. Diversa, e quasi opposta, la posizione di Pertini, che pure gli diede più volte l’incarico di formare il governo: «Il Segretario Craxi non solo ignora ma anzi osteggia il compagno che è al Quirinale. Egli non mi voleva a questo posto, voleva Giolitti». E poco sotto: «Sento ancora oggi lo sdegno per avere Craxi giudicato il mio animo, che tu ben conosci, prendendo a misura il suo. Che miseria morale e politica!».
ACCOPPIATA VINCENTE. Il carteggio conferma quanto Pertini fosse irascibile, schietto, imprevedibile, a volte persino eccessivamente disinvolto e poco equilibrato, mentre Nenni fosse riflessivo, pragmatico, abile ponderatore e attento prima di decidere. Il secondo ebbe un peso maggiore sulla storia del Psi, e forse anche della Repubblica, ma non ha lasciato lo stesso ricordo del primo, che risulta ancor’oggi uno dei politici più amati. Sebbene così diversi, Nenni e Pertini, furono un’accoppiata vincente, come poche nella storia del nostro Paese. Se dovessi scegliere alcune parole per sintetizzare il loro rapporto, che emerge da questo carteggio, sceglierei una frase di Max Weber: «La vera vocazione per la politica appartiene a chi davanti agli ostacoli che gli si frappongono dice: non importa, continuiamo».
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STIMA E AFFETTO. È una delle lettera del ricco carteggio ritrovato di recente in una vecchia valigia che apparteneva alla figlia di Nenni, Giuliana. Un ritrovamento straordinario, che offre un contributo fondamentale per comprendere i rapporti umani e politici fra i due leader del Partito socialista. Li legava, indubbiamente, un solido rapporto di stima e di affetto. Nel carteggio «Fraternamente» è un avverbio che ricorre spesso. 12 luglio 1976. Appunto di Nenni. Telefonata di Pertini: «Siamo stati spesso in dissenso ma ti ho sempre voluto e ti voglio bene fraternamente». In dissenso, sì, lo sono stati davvero, in diverse occasioni. Le lettere in cui Pertini non nasconde minimamente la sua irritazione sono molte: «Caro Nenni, dovresti abituarti a rispettare il pensiero dei tuoi compagni: tanto più che il passato sta a provare come tu spesso sia stato costretto dalla realtà a riconoscere giusto quanto prima avevi respinto con la abituale sufficienza» (23 settembre 1950).
OLTRE I MALUMORI. Nei primi anni Cinquanta, quando Nenni era segretario del Partito socialista e Pertini dirigeva l’«Avanti!», si andò oltre i malumori. Il futuro presidente della Repubblica non si sentiva adeguatamente valorizzato e accusava il compagno al vertice del partito di servirsi della sua notorietà, di assecondare le manovre di Basso e di circondarsi di uomini inadeguati. Nell’estate del 1951 i rapporti fra i due furono vicini alla rottura: «Caro Nenni, se l’antica amicizia, che a te mi legava un tempo, non fosse morta e sepolta» (2 luglio 1951). «Caro Sandro, Il fatto grave e certo è il tuo attuale stato di irritazione nei miei confronti. Cosa possa averlo provocato non so. Comunque quando vorrai chiarirne le cause sarò sempre lieto di farlo. Per il resto so che te la caverai dicendo che sono un formidabile incassatore. Caro Sandro, io so incassare i colpi dell’avversario, tanto quanto mi riesce penoso e difficile incassare anche la semplice incomprensione di un compagno. Pazienza! tuo Nenni» (3 luglio 1951).
IL RUOLO DEL PARTITO. Non c’è un collegamento tra la riconsiderazione di Craxi, che film e libri in questi ultimi mesi hanno di fatto prodotto, e la pubblicazione per i quarant’anni dalla morte di Nenni e i trent’anni dalla morte di Pertini di questo ricco carteggio quasi completamente inedito. È però importante che questa documentazione sia stata data alle stampe ora, perché il dibattito sulla rivalutazione di Craxi stava prendendo una piega troppo polemica e semplificatoria, che alla lunga non avrebbe giovato né alla figura dell’ultimo leader del Psi né tantomeno alla storia di un partito protagonista della costruzione della democrazia in Italia.
VIAGGIO NELLA STORIA. In questo carteggio, che ricopre un arco cronologico più che trentennale (1944-1979, solo la prima lettera è del 1927), “parlano” soprattutto i documenti, cioè sono al centro del palcoscenico le parole di Nenni e quelle di Pertini. I due curatori, Antonio Tedesco e Alessando Giacone, hanno fatto un lavoro importante: hanno scritto un accattivante e prezioso saggio introduttivo che permette di inquadrare i personaggi; hanno annotato le lettere con molti riferimenti che accompagnano il lettore meno esperto; hanno azzeccato – come dicevo – i tempi di uscita, e non è poco, perché spesso il successo di un libro dipende anche da questo aspetto. E «Anima socialista. Nenni e Pertini in un carteggio inedito 1927-1979» (Arcadia Edizioni) è un volume che avrà fortuna. Ha la potenzialità di conquistare il grande pubblico – non a caso diversi giornali nazionali lo stanno recensendo – e certamente diventerà un riferimento per gli storici.
IL PLEBEO. Il libro si conclude con l’ascesa di Pertini al Quirinale. Il mediatore prudente, Nenni, non arrivò alla presidenza della Repubblica: «Plebeo sono nato, plebeo resto»; ma questa mancata elezione, in qualche misura, lo amareggiò: «Della segreteria di partito che formai attorno a me nel 1943-44 – annotò nel suo Diario – due [Saragat e Pertini] hanno raggiunto la più alta carica dello Stato. Anche personaggi minori hanno percorso un’ascesa considerevole». Non si riferiva a Craxi, che Nenni considerava «il migliore del gruppo dirigente», un leader che doveva essere aiutato. Diversa, e quasi opposta, la posizione di Pertini, che pure gli diede più volte l’incarico di formare il governo: «Il Segretario Craxi non solo ignora ma anzi osteggia il compagno che è al Quirinale. Egli non mi voleva a questo posto, voleva Giolitti». E poco sotto: «Sento ancora oggi lo sdegno per avere Craxi giudicato il mio animo, che tu ben conosci, prendendo a misura il suo. Che miseria morale e politica!».
ACCOPPIATA VINCENTE. Il carteggio conferma quanto Pertini fosse irascibile, schietto, imprevedibile, a volte persino eccessivamente disinvolto e poco equilibrato, mentre Nenni fosse riflessivo, pragmatico, abile ponderatore e attento prima di decidere. Il secondo ebbe un peso maggiore sulla storia del Psi, e forse anche della Repubblica, ma non ha lasciato lo stesso ricordo del primo, che risulta ancor’oggi uno dei politici più amati. Sebbene così diversi, Nenni e Pertini, furono un’accoppiata vincente, come poche nella storia del nostro Paese. Se dovessi scegliere alcune parole per sintetizzare il loro rapporto, che emerge da questo carteggio, sceglierei una frase di Max Weber: «La vera vocazione per la politica appartiene a chi davanti agli ostacoli che gli si frappongono dice: non importa, continuiamo».
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