La Nuova Sardegna

In mostra i gioielli nascosti dell’Olbia greca

Dario Budroni
In mostra i gioielli nascosti dell’Olbia greca

All’aeroporto (tutti i giorni fino all’8 aprile) i reperti che hanno consentito di riscrivere la storia della città gallurese

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OLBIA. Il cuore antico della città batte sottoterra. L’asfalto e i lastricati di granito funzionano da immensa cassaforte: certe volte basta la rottura di un tubo per imbattersi nei pezzi più pregiati della storia olbiese. I grandi protagonisti del sottosuolo sono ovviamente gli antichi romani, che hanno lasciato più tracce di tutti: terme, mosaici, tombe, acquedotto, templi, strade e domus. Poi ci sono i cartaginesi, che hanno dominato la città per quasi trecento anni lasciando mura di cinta, tombe, case, officine e luoghi di culto. Ma Olbia, prima ancora, è stata una città greca, tra l’altro l’unica in Sardegna. Per questo l’aeroporto Costa Smeralda ha deciso di ospitare una mostra interamente dedicata al periodo greco. Di quell’epoca restano alcuni reperti, come anfore, brocche e statuine, e soprattutto una cosa: il nome, Olbia, che significa felice.

La mostra. Olbia è stata greca dal 630 al 510 avanti Cristo. Prima ancora era invece fenicia, mentre subito dopo sono arrivati i cartaginesi e poi ancora i romani. All’Artport Gallery, lo spazio espositivo dell’aeroporto Costa Smeralda, è stata allestita la mostra “Olbia greca”, organizzata dalla Geasar insieme alla Soprintendenza e all’assessorato comunale alla Cultura. Si possono innanzitutto ammirare alcuni importanti reperti trovati durante gli scavi in città. Poi, grazie a diversi pannelli, è possibile ripercorrere la storia olbiese e fare un viaggio virtuale nel periodo greco. Una parete, invece, mostra chiaramente la stratificazione della città, dal periodo prenuragico fino a oggi. Attraverso un video si possono infine osservare le numerose fotografie scattate durante alcune importanti operazioni di scavo. La mostra, inaugurata ieri mattina, sarà visitabile fino al prossimo 8 aprile, ogni giorno dalle 9 alle 21.

Olbia greca. Alla presentazione dell’esposizione, inserita nel cartellone degli eventi promossi in occasione dei lavori di allungamento della pista aeroportuale, ha partecipato anche Rubens D’Oriano, archeologo e funzionario della Soprintendenza andato in pensione poche settimane fa. D’Oriano, che ha seguito da vicino gli scavi e i ritrovamenti più importanti tra quelli fatti a Olbia, ha ricevuto una targa di ringraziamento da parte della Geasar. «Negli ultimi anni il sottosuolo ha riscritto la storia di Olbia. Fino a poco tempo fa si pensava infatti che Olbia fosse nata con i cartaginesi – ha detto l’archeologo –. Invece Olbia è nata con i fenici verso il 770 avanti Cristo. Dopo un secolo e mezzo, verso il 630, sono subentrati i greci della città di Focea. Questo è un fatto che ha delle logiche che riguardano l’intero Mediterraneo. Perché ciò che è accaduto qui ha avuto origine nel cuore del vicino Oriente, quando l’impero degli Assiri ha messo in moto un meccanismo di perturbazioni a danno dei fenici e delle città greche dell’Asia Minore. Gli abitanti di Focea hanno quindi dovuto cercare altri sbocchi oltremare: in Sardegna, qui a Olbia, e nel sud della Francia».

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Città felice. A parlare della città antica è stato anche l’archeologo Francesco Carrera, che ha preso il posto di D’Oriano nella sede di Olbia. «Questa è davvero una città felice, perché permette di rinvenire quasi tutti i beni che giravano nel Mediterraneo. Una ricchezza impressionante dovuta alla posizione di Olbia, al centro del Mediterraneo e quindi dei traffici marittimi» ha detto. All’inaugurazione della mostra, curata da Maria Assunta Fodde, responsabile dello spazio espositivo, ha partecipato anche il sindaco Settimo Nizzi: «Questa città è una continua sorpresa. Mi ricordo quando, durante gli scavi per la realizzazione del tunnel, vennero trovati quelli che sembravano dei normali legni. Invece erano le navi romane». Presente alla presentazione della mostra anche Silvio Pippobello, amministratore delegato della Geasar: «Stiamo parlando di un’esposizione molto importante. E proprio in questa sala, dieci anni fa, allestimmo una mostra, sempre insieme alla Soprintendenza, dedicata al Planetario di Archimede».

Pochi professionisti. A Olbia è intervenuta anche la funzionaria della Soprintendenza Gabriella Gasperetti, che ha sottolineato gli importanti risultati messi a segno negli ultimi anni. La funzionaria, però, ha anche parlato delle difficoltà del presente: «La Soprintendenza di Sassari passerà da oltre 200 unità a poche più di 80. È una condizione che riguarda pure le altre Soprintendenze. Anche per questo il comunicare e il condividere con le comunità i nostri risultati deve aiutare ad aumentare la consapevolezza dell’importanza di ciò che abbiamo sotto i piedi».
 

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