La Nuova Sardegna

Il disegno ininterrotto nella Dorgali di Fancello

di ALBERTO CRESPI
Il disegno ininterrotto nella Dorgali di Fancello

Da venerdì in edicola con la Nuova il volume su uno dei grandi artisti del 900

4 MINUTI DI LETTURA





Pubblichiamo alcune parti del testo che accompagna il settimo volume della collana “Maestri dell’Arte Sarda”. La monografia dedicata a Salvatore Fancello sarà in edicola col giornale venerdì 13 marzo.


Oltre alla Dorgali della fanciullezza e dei rientri estivi, i luoghi dell’attività di Fancello sono stati Monza e Milano, Padova e Albisola. Il convitto della Villa Reale di Monza l’ha ospitato come borsista per sei anni, dal 1930 al 1935. Padova l’ha visto nel 1934 e dopo il diploma ospite dell’insegnante dell’ISIA Virgilio Ferraresso, attivo con un proprio laboratorio (maestro e allievo vi hanno dato vita a una formidabile stagione di sperimentazione tecnica). Albisola gli ha dato ulteriori possibilità di sperimentare e di maturare artisticamente a contatto con ceramisti di vaglia e con autori affermati. Milano è stata una città amata per la possibilità di crescere ancora e di lavorare, di conoscere e di comunicare, oltre che con i colleghi Giovanni Pintori, Costantino Nivola, Umberto Bellintani (in seguito poeta testimone della parabola fancelliana), con Ruth e Renata Guggenheim, con l’ufficio pubblicità di Olivetti (retto dal dalmata Renato Zvetteremich dal 1931 al ’38 e da Leonardo Sinisgalli fino al ’40), e per breve tempo, al di fuori dalla scuola, con Giovanni Romano, con Edoardo Persico e Giuseppe Pagano a capo della redazione di Casabella, e con l’attentissima Giulia Veronesi, con Pea, con Bianchetti (destinatario di un vasto pannello dipinto a firma Fancello e Nivola) e altri studi d’architetti della stagione razionalista (...)

LA VASTITÀ DEL MONDO. L’attività grafica fancelliana postdiploma amplia e amplifica il repertorio dell’artista con costellazioni figurate, interni ed esterni con figure femminili, vignette satiriche, composizioni che ammiccano alla narrazione surrealistica e rari paesaggi, ma evidenzia soprattutto l’esigenza e la volontà di giungere ad un’opera che, dando la misura della vastità del mondo di segni posseduto, ne costituisca la summa, oltrepassandolo al tempo stesso. L’esito primo è una forma di racconto che si dipana per immagini legate in sequenze, per un percorso leggibile elettivamente in una direzione, ma passibile anche di ritorni e collegamenti grazie alla costruzione policentrica, quasi si trattasse di “giornate” di viaggio. Il più volte citato “Disegno ininterrotto”, realizzato su un lungo rotolo di carta per telescrivente, è per antonomasia il documento di tale raggiungimento. La sua efficacia descrittiva è superiore a quella del più affascinante testo di parole ma del pari risulta uno strumento più avanzato della parola nell’astrarre le icone dalle loro abituali funzioni per proiettarle oltre, sollevandole in una necessaria visione dall’alto, in uno sguardo al di sopra delle minuzie del quotidiano, coniugato con un fattore tempo che si libra sopra i giorni e le notti terrestri, trasposto concettualmente in aree cromatiche indipendenti rispetto al fluire di un “racconto” memore dei rotoli della pittura giapponese per l’uso degli spazi non dipinti come pause meditative. Oltre il “Disegno ininterrotto” si spingono, a mio avviso, alcuni lavori attorno al ’40, come il Paradiso terrestre a graffito pubblicato da Domus nel ’42, e alcune Costellazioni a china ma anche a graffito, in cui la figurazione campìta sull’intera area del supporto non lascia quasi spazi vuoti: sono affascinanti intrecci di storie che impegnano senza tregua il segno di Fancello in tutte le accezioni della sua espressività.

DONO NUZIALE PER NIVOLA. Il cosiddetto “Disegno ininterrotto” è un lavoro eseguito entro il 1938 a china con aree aquerellate libere su carta da telescrivente, firmato in basso a destra. Per le dimensioni (cm 29,4 x 668) e per l’elevata qualità dell’ispirazione, costituisce la summa del lavoro di Fancello sul “Bestiario” oltrepassandone nello stesso tempo le coordinate per assurgere ad una concezione d’assieme di portata ben più vasta e superiore interesse. Dono nuziale per Costantino Nivola e Ruth Guggenheim, emigrati a New York a causa delle leggi razziali, sarà custodito da Giovanni Pintori durante la guerra e fatto avere in seguito ai coniugi. Nel 1988 è rientrato in Italia, dono di Ruth Nivola al Comune di Dorgali dove è esposto nella Civica Sala Fancello accanto ad altri lavori dell’artista. Strutturato in una sequenza di quadri, ma al tempo stesso leggibile per nuclei, si configura come una “storia naturale” del mondo sardo e accompagna in forma di racconto la vicenda privata delle nozze degli amici: è una sorta di Cantico dei cantici tradotto per figure. Mentre gli astri si alzano e tramontano nel cielo, giorno dopo giorno, il paesaggio dell’Isola si allarga in ampie angolazioni o si avvicina mettendo a fuoco nei particolari la natura nei suoi esseri viventi e nelle pietre. Tutti gli animali vi sono rappresentati, mansueti e feroci, enormi o infinitamente piccoli, nel sonno o in lotta, di fronte o sfilati, dall’alto o camminandovi a quattro zampe accanto, mentre scorrono interminabili muretti a secco e si ergono imponenti monoliti (non compaiono mai i nuraghi, ad evitare ogni contaminazione oleografica). Lande deserte si alternano ad improvvise aeree balze. Alla fine del viaggio un corteo di animali sorvolato da amorini con frecce segue un gruppo di figure sullo sfondo improvvisamente mutato di una città. Vi si può leggere un preludio alle nozze. È il mondo intatto della giovinezza che Fancello tenta di riprendersi, raccontandolo mentre si allontana senza scampo, e le nozze dell’amico amplificano la perdita di ogni residuo di spensieratezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative