Spettacoli, il baratro dell’incertezza
di Monica De Murtas
Tutto rinviato o annullato. Da Cedac al Lirico, la speranza di non perdere l’intera programmazione
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SASSARI. «Siamo ancora fiduciosi di poter ripartire – dice Valeria Ciabattoni di Cedac Sardegna –. È chiaro che più spettacoli saranno spostati più sarà difficile riprogrammare». La speranza degli organizzatori del circuito teatrale regionale è la stessa di tutto il mondo dello spettacolo sardo. Uno dei tanti settori colpiti in modo devastante dal coronavirus.
Mai in Italia, neppure durante la seconda guerra mondiale, erano state sospese le lezioni di tutte le scuole e delle università. Dal 16 marzo 1861 ad oggi, mai le attività di cinema e teatri erano state interrotte in modo generalizzato né tanto meno era stata sospesa la libertà di circolazione ed era stato chiesto agli italiani di stare a casa, di non incontrarsi, abbracciarsi stringersi la mano. Le misure d’emergenza necessarie e urgenti prese dal governo per fermare il contagio da coronavirus sono entrate nella storia d’Italia aprendo scenari sconosciuti nella vita di ogni singolo cittadino chiamato ad attenersi a nuove regole e nuovi comportamenti.
Ma agli operatori culturali, in una situazione senza precedenti storici, è stato chiesto dal governo ancora di più: la responsabilità di fermare la propria attività lavorativa per contenere il contagio.
In seguito ai Dpcm del 4 marzo la situazione nel comparto è ora drammatica ovunque, in Italia e nell’isola, e si comincia a fare il punto sui danni economici al momento difficili da calcolare ma di certo ingenti. La chiusura improvvisa di tutte le attività legate alla cultura e allo spettacolo del territorio sta portando al collasso un settore già fortemente in crisi. Le compagnie teatrali, le imprese del settore devono fare i conti con tournée saltate, giornate lavorative non versate e relativi oneri, biglietti aerei non rimborsabili.
Ma se i sipari e i botteghini restano chiusi non si ferma invece l’attività delle associazioni, delle cooperative del comparto dello spettacolo che stanno ragionando su strategie e soluzioni utili ad aprire un varco in questo momento drammatico. La tendenza generale è quella di lavorare perché tutti gli eventi attualmente “rimandati a data da destinarsi” siano riprogrammati. Ma quale sarà questa data? Quando passerà l’emergenza? Nessuno può rispondere a questa domanda. Ciò che preoccupa di più gli operatori è al momento l’incertezza totale del futuro. Per portare in scena uno spettacolo invece bisogna programmare, provare, firmare contratti e, soprattutto per chi opera in Sardegna, acquistare biglietti per navi e aerei. Anche il teatro Lirico di Cagliari, come Cedac, per ora ha sospeso solo la programmazione inserita all’interno delle prossime settimane.
L’associazione Blue note orchestra (Abno) ha spostato a data da destinare solo il primo dei 4 appuntamenti della rassegna “Jazz op”. «Speriamo di salvare il resto della programmazione – dice Gavino Mele presidente Abno – che è comunque a rischio, a partire dal concerto previsto per il 7 aprile al teatro Massimo di Cagliari e l’8 al Comunale di Sassari con Peppe Servillo. Il problema da risolvere nel nostro caso è anche legato allo studio delle nuove partiture scritte appositamente per l’Ojs. Di fatto l’orchestra non può provare se vuole rispettare le indicazioni del decreto. Stiamo cercando soluzioni come quella di lavorare per sezioni ma ci saranno comunque anche altre problemi in caso di riprogrammazione tra questi l’acquisto di nuovi biglietti aerei».
In generale ciò che chiede il comparto è quello di rispondere con risorse straordinarie a quelle misure straordinarie imposte dal decreto e prontamente attivate dai teatri italiani con grande senso di responsabilità. Vista la situazione le imprese dello spettacolo finanziate dal Fus (Fondo unico spettacolo) dalle Regioni ed enti locali non potranno infatti raggiungere i parametri imposti dai bandi attraverso i quali ricevono i contributi.
«I nostri tavoli di programmazione sono aperti – dice l’assessore alla Cultura del Comune di Sassari Rosanna Arru – nessuno può sapere adesso cosa succederà nelle prossime settimane e in quali tempi, ma per la nostra amministrazione tutte le attività che sono attualmente sospese sono ancora in campo. La riprogrammazione farà slittare molti spettacoli nel periodo estivo e sarà dunque necessario pensare a nuovi spazi magari all’aperto in cui ospitare i progetti anche sino a metà agosto. Avremo bisogno delle idee e delle proposte di tutto il comparto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Mai in Italia, neppure durante la seconda guerra mondiale, erano state sospese le lezioni di tutte le scuole e delle università. Dal 16 marzo 1861 ad oggi, mai le attività di cinema e teatri erano state interrotte in modo generalizzato né tanto meno era stata sospesa la libertà di circolazione ed era stato chiesto agli italiani di stare a casa, di non incontrarsi, abbracciarsi stringersi la mano. Le misure d’emergenza necessarie e urgenti prese dal governo per fermare il contagio da coronavirus sono entrate nella storia d’Italia aprendo scenari sconosciuti nella vita di ogni singolo cittadino chiamato ad attenersi a nuove regole e nuovi comportamenti.
Ma agli operatori culturali, in una situazione senza precedenti storici, è stato chiesto dal governo ancora di più: la responsabilità di fermare la propria attività lavorativa per contenere il contagio.
In seguito ai Dpcm del 4 marzo la situazione nel comparto è ora drammatica ovunque, in Italia e nell’isola, e si comincia a fare il punto sui danni economici al momento difficili da calcolare ma di certo ingenti. La chiusura improvvisa di tutte le attività legate alla cultura e allo spettacolo del territorio sta portando al collasso un settore già fortemente in crisi. Le compagnie teatrali, le imprese del settore devono fare i conti con tournée saltate, giornate lavorative non versate e relativi oneri, biglietti aerei non rimborsabili.
Ma se i sipari e i botteghini restano chiusi non si ferma invece l’attività delle associazioni, delle cooperative del comparto dello spettacolo che stanno ragionando su strategie e soluzioni utili ad aprire un varco in questo momento drammatico. La tendenza generale è quella di lavorare perché tutti gli eventi attualmente “rimandati a data da destinarsi” siano riprogrammati. Ma quale sarà questa data? Quando passerà l’emergenza? Nessuno può rispondere a questa domanda. Ciò che preoccupa di più gli operatori è al momento l’incertezza totale del futuro. Per portare in scena uno spettacolo invece bisogna programmare, provare, firmare contratti e, soprattutto per chi opera in Sardegna, acquistare biglietti per navi e aerei. Anche il teatro Lirico di Cagliari, come Cedac, per ora ha sospeso solo la programmazione inserita all’interno delle prossime settimane.
L’associazione Blue note orchestra (Abno) ha spostato a data da destinare solo il primo dei 4 appuntamenti della rassegna “Jazz op”. «Speriamo di salvare il resto della programmazione – dice Gavino Mele presidente Abno – che è comunque a rischio, a partire dal concerto previsto per il 7 aprile al teatro Massimo di Cagliari e l’8 al Comunale di Sassari con Peppe Servillo. Il problema da risolvere nel nostro caso è anche legato allo studio delle nuove partiture scritte appositamente per l’Ojs. Di fatto l’orchestra non può provare se vuole rispettare le indicazioni del decreto. Stiamo cercando soluzioni come quella di lavorare per sezioni ma ci saranno comunque anche altre problemi in caso di riprogrammazione tra questi l’acquisto di nuovi biglietti aerei».
In generale ciò che chiede il comparto è quello di rispondere con risorse straordinarie a quelle misure straordinarie imposte dal decreto e prontamente attivate dai teatri italiani con grande senso di responsabilità. Vista la situazione le imprese dello spettacolo finanziate dal Fus (Fondo unico spettacolo) dalle Regioni ed enti locali non potranno infatti raggiungere i parametri imposti dai bandi attraverso i quali ricevono i contributi.
«I nostri tavoli di programmazione sono aperti – dice l’assessore alla Cultura del Comune di Sassari Rosanna Arru – nessuno può sapere adesso cosa succederà nelle prossime settimane e in quali tempi, ma per la nostra amministrazione tutte le attività che sono attualmente sospese sono ancora in campo. La riprogrammazione farà slittare molti spettacoli nel periodo estivo e sarà dunque necessario pensare a nuovi spazi magari all’aperto in cui ospitare i progetti anche sino a metà agosto. Avremo bisogno delle idee e delle proposte di tutto il comparto».
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