La Nuova Sardegna

maestri dell’arte sarda/8° volume 

Da oggi con La Nuova Sardegna il libro su Melkiorre Melis

Da oggi con La Nuova Sardegna il libro su Melkiorre Melis

SASSARI. Da oggi è in edicola con La Nuova (a 7,60 euro oltre il prezzo del quotidiano) l’ottavo volume della collana “Maestri dell’arte sarda”. Il protagonista del nuovo libro è Melkiorre Melis, il...

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SASSARI. Da oggi è in edicola con La Nuova (a 7,60 euro oltre il prezzo del quotidiano) l’ottavo volume della collana “Maestri dell’arte sarda”. Il protagonista del nuovo libro è Melkiorre Melis, il testo è curato da Antonello Cuccu.

Melkiorre Melis nacque a Bosa nel 1889, tra i suoi otto fratelli anche Olimpia, Federico e Pino ebbero una carriera artistica. Dopo aver frequentato da giovanissimo il pittore Emilio Scherer, che a Bosa si dedicava alla decorazione di chiese e palazzi, Melkiorre Melis vinse una borsa di studio che gli permise di recarsi a Roma per studiare alla Scuola del nudo dell’Accademia. La grande città offrì al giovane artista la possibilità di lavorare come grafico e segnò il suo modo di intendere la creatività, un percorso multiforme attraverso il disegno, la pittura, la ceramica e la progettazione di oggetti d’arte ed esposizioni.

Melkiorre Melis fu un artista moderno capace di realizzare, e proporre in anticipo, i temi estetici della società del suo tempo. E la committenza lo premiò affidandogli progetti importanti come la sala da ballo della casa d’arte Bragaglia, a Roma, che decorò con un festoso ballu tundu, o la sezione sarda alla prima Biennale delle arti decorative di Monza, Melis lavorò a un’importante spazio per la Fiat il Salone dell’automobile di Torino nel 1929. Solo per citare alcune delle sue prestigiose realizzazioni. Una produzione vastissima e apprezzata che lo portò negli anni Trenta a Tunisi per dirigere la locale scuola d’arte. Sempre alla ricerca di una sintesi tra la tradizione mediterranea, come quella tunisina, e le più moderne tendenze estetiche, Melis volle pescare nel vasto repertorio popolare, nell’asciuttezza dell’artigianato sardo per creare un’arte che fosse realmente moderna, diffusa nella vita quotidiana di ognuno e compresa da tutti. Come scrive Antonello Cuccu nella prefazione del libro proposto dalla Nuova: «Una scelta di bruciante attualità per le possibilità insite nel modo razionale e consapevole di progettare l’arte, di portarla nelle case (...). Melis è da annoverare tra coloro che hanno rifiutato la specificità creativa, mantenendo la figura dell’artista ancora integra e rispondente a tutto campo alle esigenze del sociale. Nell’unitarietà ha intuito quei valori migrati col design a tutta la cultura materiale di larga diffusione, divenuti in tal modo spina dorsale della cultura visiva e di massa, quasi sempre unico accesso alla “bellezza” da parte del largo pubblico, lontano e ignaro dell’arte e in senso più ampio della cultura».

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