Virù trova compagnia Per poco
“Etciù, etciù, etciù” fece il professor Mariposa. In quell’istante Virù venne risucchiato dentro l’enorme cavità nasale dell’uomo, rimanendo invischiato in un ammasso appiccicoso di muco che lo fece...
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“Etciù, etciù, etciù” fece il professor Mariposa. In quell’istante Virù venne risucchiato dentro l’enorme cavità nasale dell’uomo, rimanendo invischiato in un ammasso appiccicoso di muco che lo fece scivolare a tutta velocità lungo un tunnel buio e umidiccio. Fu quindi catapultato all’interno di una specie di grande spugna soffice e porosa dalla quale, ad intervalli regolari, entravano e uscivano tantissime bolle d’aria. Era finito nei polmoni del povero ricercatore.
Ignaro di ciò che era appena accaduto, Chisco Mariposa si affrettò a tornare al campo base per custodire il raro esemplare appena catturato e trascrivere sul suo diario di bordo l’eccezionale ritrovamento che lo avrebbe certamente reso celebre in tutto il mondo.
Nel frattempo Virù si acclimatò in quel corpo così accogliente e confortevole e fu così che, per la seconda volta, iniziò a moltiplicarsi…
Man mano che il numero dei suoi fratellini aumentava, il re senza corona udiva boati cupi e secchi provenire dall’esterno: il professore tossiva senza sosta e faticava a respirare. Contemporaneamente Virù e gli altri microscopici virus ruzzolavano di qua e di là e ad ogni rimbalzo si generavano nuovi minuscoli fratellini.
Le condizioni di salute di Chisco Mariposa peggiorarono rapidamente. La febbre salì, la tosse aumentò e il respiro si fece sempre più affannoso. I medici non capivano quale fosse la causa. I sintomi sembravano essere quelli di una banale influenza eppure i medicinali erano inefficaci. Il povero ricercatore venne perciò trasferito d’urgenza nel vicino ospedale di Vai Innora Mara.
Nel frattempo il corpo del professore era stato invaso da miliardi di piccoli Virù che vi avevano edificato un’intera metropoli, battezzata col nome di Murumuru.
Pareva quasi che al moltiplicarsi dei virus corrispondesse un peggioramento delle condizioni del povero malcapitato.
L’inconsapevole Virù era felice di trovarsi finalmente in compagnia: aveva ormai, insieme ai suoi fratelli, esplorato e colonizzato gran parte di quell’ambiente.
Il suo passatempo preferito era andare a fare shopping nel quartiere degli alveoli polmonari in cui erano sorte diverse catene di Virusmarket e Viruscommerce. La sera, invece, era solito recarsi nel sobborgo della movida virulenta, situato nel quartiere Bronchi: quanti apericena, quanti karaoke, quanti balli, quanti concerti e quanto divertimento…
In brevissimo tempo il corpo di Chisco Mariposa non fu però più sufficiente a contenere quell’enorme popolazione di virus che aumentava in maniera incontrollata.
Fu così che un gruppo di Virus ribelli appartenenti alla dinastia dei Minnaffuttu, decise di non rispettare le leggi stabilite da Virù che imponevano di non lasciare la città per nessuna ragione.
Una notte, approfittando di un colpo di tosse dell’esimio professore, i Minnaffuttu saltarono a bordo delle piccole gocce di saliva emesse dal corpo dell’esploratore ed andarono a spiaccicarsi proprio sul viso di un medico, che in quel momento stava visitando il febbricitante Chisco Mariposa.
La nuova armata era partita!
CAPITOLO 4
La rivelazione
Il giorno seguente Virù venne svegliato da un armeggiare di tubi e cannule che avevano invaso la piazza centrale della metropoli: il professor Chisco Mariposa era stato intubato perché ormai non era più in grado di respirare da solo.
La città di Murumuru era semi distrutta, alcuni abitanti erano sfollati, altri imprigionati e altri ancora erano stati risucchiati da quegli enormi tubi che avevano occupato ogni angolo della capitale.
Per le strade di Murumuru gran parte dei virus combattevano strenuamente contro un esercito di nerboruti e arrabbiatissimi poliziotti che portavano un distintivo con su scritto “ANTICORPI”.
Cosa mai stava succedendo? Perché tutto quel caos? Perché tanto accanimento? In fin dei conti non avevano fatto altro che costruire una città, popolarla e tenerla pulita e ordinata.
Virù saltò giù dal letto e si precipitò per strada al comando di un drappello di guardie armate. Chiese di parlare con il capo degli anticorpi, il colonnello Tacconzueu, per capire il motivo di tanta violenza e crudeltà.
Il severo e pluridecorato colonnello così sentenziò:
“Avete invaso questo corpo che noi proteggiamo da virus come voi che cercano da sempre di occuparlo e avvelenarlo. Durante numerose battaglie abbiamo perso tantissimi e valorosi soldati. Perciò sono giunti dall’esterno dei rinforzi, armati di tubi aspiranti e medicinali, per mantenere in vita l’esausto corpo del professore che avete indebolito con la vostra presenza”.
Virù rimase di stucco e si sentì molto addolorato. Si era affezionato a quel luogo e al professor Chisco Mariposa. Non avrebbe mai immaginato di essere la causa di un simile danno. In quel momento calde lacrime sgorgarono dai suoi occhi e gli tornarono alla mente le parole di suo nonno: “…e sono sicuro che un giorno scoprirai la ragione per la quale gli UMANI non ci amano e non ci vogliono e chissà, magari TU potrai vivere con loro in pace”.
Il re senza corona prese così una decisione. Gli abitanti di Murumuru si sarebbero dovuti radunare nella piazza della città per lasciare per sempre quel luogo e partire alla volta del pianeta Minoreddu.
All’adunanza si presentarono tutti tranne la famiglia Minnaffuttu. Nessuno li aveva più visti dalla notte precedente… dove mai potevano essere finiti?
Si fece avanti il virus Cascetta che rivelò di aver visto i ribelli partire alla ricerca di nuovi corpi da colonizzare. In quel preciso istante Virù udì chiaramente un colpo di tosse provenire dalla bocca del medico di Chisco Mariposa. Ebbe un’illuminazione: i fuggitivi si erano insediati in quell’UMANO.
A quel primo colpo di tosse ne seguirono numerosi altri: quello dell’infermiera, della moglie del professore, che nel frattempo era corsa al suo capezzale, e di tutti i medici del reparto.
Gli accaniti e insaziabili discendenti dei Minnaffuttu si trasferivano di corpo in corpo con grande facilità e ad una velocità vorticosa. L’epidemia era ormai fuori controllo!
CAPITOLO 5
La dinastia
dei Minnaffuttu
La dinastia dei Minnaffuttu era conosciuta per la variegata diversità caratteriale e per le differenti peculiarità dei suoi membri.
C’era Accrucciuppiddu, sempre arrabbiato, corrugato in fronte e tanto tanto litigioso.
Tra i membri più potenti della stirpe spiccavano poi i virus Cimagga e sua moglie Cimaggosa che odiavano l’acqua, non si lavavano mai, tanto che il virus Babbabea li guardava sempre schifato. Il figlio maggiore di Cimagga e Cimaggosa era Mannuevanu, un virus molto alto e muscoloso, ma assolutamente incapace di fare qualsiasi cosa; più pigro di un divano, passava le giornate a bighellonare. Il fratello minore, Barrosu, era invece un minuscolo germe borioso e rissoso; pensava di essere il più bello e forte della famiglia e non perdeva occasione per vantarsi delle sue presunte qualità.
Lo zio di Barrosu e Mannuevanu, un anziano virus un pò sciocco, chiamato Maccarrone, raccontava sempre le stesse noiosissime storie; le ripeteva in continuazione come un disco rotto, tanto che Buriaddu (un suo giovane nipotino), volgeva sempre gli occhi al cielo e, rivolgendosi al nonno, blaterava in una misteriosa e antica lingua virale, delle oscure parole che suonavano più o meno così: “Oh nonnuu, cantu sei iviriddu! Mi l’hai dittu zentu volthi… abà basta!!”.
Nella lunga lista dei Minnaffuttu comparivano anche:
Fiagghina e Isciabbidona, due virus gemelle. La prima adorava profumi e spezie, la seconda invece impazziva per scarpe e borsette e passava il tempo a fare shopping;
Fauraggiu, un virus noto per le enormi bugie che riusciva ad imbastire con grande dovizia di particolari, mettendo spesso nei pasticci altri innocenti virus.
Tzikirriu e Abozzi, noti cantanti lirici famosi in tutta la dinastia, organizzavano spesso concerti e una volta vinsero persino l’ambito premio “Cantu a chiterra”;
Faccifeu, il più brutto della famiglia, era impossibile riuscire a guardarlo senza provare ribrezzo;
Biaittu, un virus irascibile e brontolone che quando si contrariava diventava cianotico;
Brincu, talentuoso ballerino, primo ètoile del teatro La scala di Ciogga;
Mascì, l’unico virus affettuoso di quella astrusa famiglia;
Buccallotto, noto per la sua incredibile stupidità, non capiva quasi mai nulla e spesso scambiava “lucciole per lanterne”. Pensate che era stato bocciato numerosissime volte dalla severissima ed austera maestra Murrugnosa.
(continua domenica 5 aprile)
Ignaro di ciò che era appena accaduto, Chisco Mariposa si affrettò a tornare al campo base per custodire il raro esemplare appena catturato e trascrivere sul suo diario di bordo l’eccezionale ritrovamento che lo avrebbe certamente reso celebre in tutto il mondo.
Nel frattempo Virù si acclimatò in quel corpo così accogliente e confortevole e fu così che, per la seconda volta, iniziò a moltiplicarsi…
Man mano che il numero dei suoi fratellini aumentava, il re senza corona udiva boati cupi e secchi provenire dall’esterno: il professore tossiva senza sosta e faticava a respirare. Contemporaneamente Virù e gli altri microscopici virus ruzzolavano di qua e di là e ad ogni rimbalzo si generavano nuovi minuscoli fratellini.
Le condizioni di salute di Chisco Mariposa peggiorarono rapidamente. La febbre salì, la tosse aumentò e il respiro si fece sempre più affannoso. I medici non capivano quale fosse la causa. I sintomi sembravano essere quelli di una banale influenza eppure i medicinali erano inefficaci. Il povero ricercatore venne perciò trasferito d’urgenza nel vicino ospedale di Vai Innora Mara.
Nel frattempo il corpo del professore era stato invaso da miliardi di piccoli Virù che vi avevano edificato un’intera metropoli, battezzata col nome di Murumuru.
Pareva quasi che al moltiplicarsi dei virus corrispondesse un peggioramento delle condizioni del povero malcapitato.
L’inconsapevole Virù era felice di trovarsi finalmente in compagnia: aveva ormai, insieme ai suoi fratelli, esplorato e colonizzato gran parte di quell’ambiente.
Il suo passatempo preferito era andare a fare shopping nel quartiere degli alveoli polmonari in cui erano sorte diverse catene di Virusmarket e Viruscommerce. La sera, invece, era solito recarsi nel sobborgo della movida virulenta, situato nel quartiere Bronchi: quanti apericena, quanti karaoke, quanti balli, quanti concerti e quanto divertimento…
In brevissimo tempo il corpo di Chisco Mariposa non fu però più sufficiente a contenere quell’enorme popolazione di virus che aumentava in maniera incontrollata.
Fu così che un gruppo di Virus ribelli appartenenti alla dinastia dei Minnaffuttu, decise di non rispettare le leggi stabilite da Virù che imponevano di non lasciare la città per nessuna ragione.
Una notte, approfittando di un colpo di tosse dell’esimio professore, i Minnaffuttu saltarono a bordo delle piccole gocce di saliva emesse dal corpo dell’esploratore ed andarono a spiaccicarsi proprio sul viso di un medico, che in quel momento stava visitando il febbricitante Chisco Mariposa.
La nuova armata era partita!
CAPITOLO 4
La rivelazione
Il giorno seguente Virù venne svegliato da un armeggiare di tubi e cannule che avevano invaso la piazza centrale della metropoli: il professor Chisco Mariposa era stato intubato perché ormai non era più in grado di respirare da solo.
La città di Murumuru era semi distrutta, alcuni abitanti erano sfollati, altri imprigionati e altri ancora erano stati risucchiati da quegli enormi tubi che avevano occupato ogni angolo della capitale.
Per le strade di Murumuru gran parte dei virus combattevano strenuamente contro un esercito di nerboruti e arrabbiatissimi poliziotti che portavano un distintivo con su scritto “ANTICORPI”.
Cosa mai stava succedendo? Perché tutto quel caos? Perché tanto accanimento? In fin dei conti non avevano fatto altro che costruire una città, popolarla e tenerla pulita e ordinata.
Virù saltò giù dal letto e si precipitò per strada al comando di un drappello di guardie armate. Chiese di parlare con il capo degli anticorpi, il colonnello Tacconzueu, per capire il motivo di tanta violenza e crudeltà.
Il severo e pluridecorato colonnello così sentenziò:
“Avete invaso questo corpo che noi proteggiamo da virus come voi che cercano da sempre di occuparlo e avvelenarlo. Durante numerose battaglie abbiamo perso tantissimi e valorosi soldati. Perciò sono giunti dall’esterno dei rinforzi, armati di tubi aspiranti e medicinali, per mantenere in vita l’esausto corpo del professore che avete indebolito con la vostra presenza”.
Virù rimase di stucco e si sentì molto addolorato. Si era affezionato a quel luogo e al professor Chisco Mariposa. Non avrebbe mai immaginato di essere la causa di un simile danno. In quel momento calde lacrime sgorgarono dai suoi occhi e gli tornarono alla mente le parole di suo nonno: “…e sono sicuro che un giorno scoprirai la ragione per la quale gli UMANI non ci amano e non ci vogliono e chissà, magari TU potrai vivere con loro in pace”.
Il re senza corona prese così una decisione. Gli abitanti di Murumuru si sarebbero dovuti radunare nella piazza della città per lasciare per sempre quel luogo e partire alla volta del pianeta Minoreddu.
All’adunanza si presentarono tutti tranne la famiglia Minnaffuttu. Nessuno li aveva più visti dalla notte precedente… dove mai potevano essere finiti?
Si fece avanti il virus Cascetta che rivelò di aver visto i ribelli partire alla ricerca di nuovi corpi da colonizzare. In quel preciso istante Virù udì chiaramente un colpo di tosse provenire dalla bocca del medico di Chisco Mariposa. Ebbe un’illuminazione: i fuggitivi si erano insediati in quell’UMANO.
A quel primo colpo di tosse ne seguirono numerosi altri: quello dell’infermiera, della moglie del professore, che nel frattempo era corsa al suo capezzale, e di tutti i medici del reparto.
Gli accaniti e insaziabili discendenti dei Minnaffuttu si trasferivano di corpo in corpo con grande facilità e ad una velocità vorticosa. L’epidemia era ormai fuori controllo!
CAPITOLO 5
La dinastia
dei Minnaffuttu
La dinastia dei Minnaffuttu era conosciuta per la variegata diversità caratteriale e per le differenti peculiarità dei suoi membri.
C’era Accrucciuppiddu, sempre arrabbiato, corrugato in fronte e tanto tanto litigioso.
Tra i membri più potenti della stirpe spiccavano poi i virus Cimagga e sua moglie Cimaggosa che odiavano l’acqua, non si lavavano mai, tanto che il virus Babbabea li guardava sempre schifato. Il figlio maggiore di Cimagga e Cimaggosa era Mannuevanu, un virus molto alto e muscoloso, ma assolutamente incapace di fare qualsiasi cosa; più pigro di un divano, passava le giornate a bighellonare. Il fratello minore, Barrosu, era invece un minuscolo germe borioso e rissoso; pensava di essere il più bello e forte della famiglia e non perdeva occasione per vantarsi delle sue presunte qualità.
Lo zio di Barrosu e Mannuevanu, un anziano virus un pò sciocco, chiamato Maccarrone, raccontava sempre le stesse noiosissime storie; le ripeteva in continuazione come un disco rotto, tanto che Buriaddu (un suo giovane nipotino), volgeva sempre gli occhi al cielo e, rivolgendosi al nonno, blaterava in una misteriosa e antica lingua virale, delle oscure parole che suonavano più o meno così: “Oh nonnuu, cantu sei iviriddu! Mi l’hai dittu zentu volthi… abà basta!!”.
Nella lunga lista dei Minnaffuttu comparivano anche:
Fiagghina e Isciabbidona, due virus gemelle. La prima adorava profumi e spezie, la seconda invece impazziva per scarpe e borsette e passava il tempo a fare shopping;
Fauraggiu, un virus noto per le enormi bugie che riusciva ad imbastire con grande dovizia di particolari, mettendo spesso nei pasticci altri innocenti virus.
Tzikirriu e Abozzi, noti cantanti lirici famosi in tutta la dinastia, organizzavano spesso concerti e una volta vinsero persino l’ambito premio “Cantu a chiterra”;
Faccifeu, il più brutto della famiglia, era impossibile riuscire a guardarlo senza provare ribrezzo;
Biaittu, un virus irascibile e brontolone che quando si contrariava diventava cianotico;
Brincu, talentuoso ballerino, primo ètoile del teatro La scala di Ciogga;
Mascì, l’unico virus affettuoso di quella astrusa famiglia;
Buccallotto, noto per la sua incredibile stupidità, non capiva quasi mai nulla e spesso scambiava “lucciole per lanterne”. Pensate che era stato bocciato numerosissime volte dalla severissima ed austera maestra Murrugnosa.
(continua domenica 5 aprile)
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