Condominio tra lockdown e Fase 2: solo lavori urgenti, quote difficili da incassare, assemblee quasi impossibili
Il coronavirus ha paralizzato tutto. Per i versamenti niente porta a porta, ma il bonifico non è per tutti. Riunirsi in videoconferenza? A rischio impugnazione. Tempi duri per gli amministratori
Tutti chiusi in casa. E anche il cellulare dell’amministratore di condominio suona meno del solito. Ma quando squilla, in tempi di coronavirus, di solito sono dolori. Magari per una sanificazione che costa 180-200 euro a scala. E che può essere ripetuta: costo addebitato ai condòmini. O anche per un cornicione che crolla o per sostituire cinque lampadine fuse per uno sbalzo di corrente. E ci sono problemi interpretativi. Mentre la messa in sicurezza si può fare, la sostituzione delle luci in teoria può essere contestata. «È successo veramente – spiega Giorgio Sorrentino, Anammi, Associazione nazional europea amministratori d'immobili –. Contestazione anche corretta, in base alle normative. Ma la domanda è inevitabile: se qualcuno si fa male perché le scale sono al buio chi ne risponde?».
Il problema dei problemi però, per gli amministratori in periodo di quarantena, è uno: è difficile riscuotere le quote. Primo, perché non si può bussare porta per porta. E i bonifici a distanza sono meno diffusi di quanto si pensi. «Un problema diffuso – spiega Emanuela Corrias, Anaci, Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari – che ho sollevato in una e-mail anche al sindaco di Sassari». Secondo, per la crisi che ha lasciato molti condomini senza lavoro. C’è chi, alla richiesta della quota, ha inviato l’estratto conto. Magro, magrissimo, con i soli seicento euro di bonus. Da usare – questa la risposta – per dare da mangiare alla famiglia, non per pagare la mensilità.
«A volte ci dicono – spiega Sorrentino – che non possono pagare. Punto e basta». Gli amministratori, però, anche volendo, non possono lasciar correre. Nel senso che sono legalmente e contabilmente tenuti a procedere contro chi non paga. «Ma – continua Sorrentino – con la chiusura dei tribunali è impossibile anche l’ingiunzione di pagamento».
Non solo: c’è il problema delle assemblee che non si possono svolgere. «E questo – spiega Corrias – determina l’impossibilità di approvare i bilanci e di avere una quadro certificato degli eventuali debiti. Tutto viene rimandato, i tempi slittano». E quando si tornerà alla normalità si dovrà fare i conti con una massa di arretrati complicata da sbrogliare. Già, il problema delle mitiche assemblee di condominio, a volte burrascose. Non si possono fare. Almeno non a casa del ragionier Tizio o dell’avvocato Caio del quinto piano per il divieto di assembramenti. E allora? Di fatto le videoassemblee sono impossibili. Ma, spiegano gli amministratori, non è chiaro se anche nella difficile e complicata ipotesi che tutti riescano a collegarsi, il voto non sia impugnabile. Con le temperature che nelle ultime settimane si sono alzate qualcuno ha proposto le riunioni all’aperto, naturalmente a distanza di sicurezza. Ma a Cagliari e a Sassari, che pure hanno avuto nei giorni scorsi giornate quasi estive, non risultano assemblee di questo tipo.
E se c’è un’urgenza? Con l’urgenza – dicono gli amministratori – si può comunque procedere. Certo, poi bisogna capire quali siano i limiti di questa urgenza. «Spesso ci affidiamo – continua Corrias – al buon senso dei singoli condòmini. Se c’è una perdita d’acqua tutti siamo consapevoli che magari l’idraulico potrebbe chiedere di rimandare l’intervento che richiede una sosta prolungata in una abitazione. Insomma, in questi casi ci vuole senz’altro pazienza».
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