Fase 2, shopping con tutte le precauzioni: le regole da osservare per la riapertura dei negozi

Coronavirus, da lunedì  oltre 4 milioni di italiani hanno ripreso la loro attività districandosi tra le misure anti-contagio: ecco quelle per il commercio 

Ritorno all’attività lavorativa secondo un severo calendario per scaglioni, ma anche regole ferree di distanziamento interpersonale e di igiene elencate in un dettagliato protocollo anti-contagio. E poi ingressi contingentati nelle aziende e nei mezzi pubblici. Con l’avvio della tanto attesa Fase 2, da lunedì scorso oltre 4 milioni di italiani sono rientrati nelle fabbriche, dietro i banchi dei negozi o le scrivanie degli uffici (ad esempio hanno riaperto i cantieri pubblici, le aziende del settore tessile, il commercio all’ingrosso funzionale e le attività per l’export) e non sono mancate le difficoltà all’adeguarsi alle svariate misure di sicurezza previste dal Dpcm del 27 aprile.

Com’è noto – salvo ripensamenti, sempre dietro l’angolo – ristorante e bar dovranno aspettare, così come parrucchieri, barbieri e centri estetici, ma sono in tanti a chiedersi quali precauzioni si devono prendere e se queste, eventualmente, risultano sostenibili dal punto di vista economico. Le domande sono le più svariate: in quali orari va articolata l’attività, come bisogna comportarsi con la questione tamponi, quali informazioni sul corretto utilizzo dei dispositivi di sicurezza il datore di lavoro è tenuto a dare ai dipendenti e ai clienti, quali certificazioni sono necessarie, e ancora quesiti sulle sanificazioni e sullo smart working.

Ma su tutte prevalgono quelle relative alle misure riservate ai negozi, la cui risposta è contenuta nell’Allegato 5 del Dpcm, Con un’avvertenza: la prosecuzione delle attività produttive può avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. La mancata attuazione del protocollo, infatti, determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. E il lavoro a distanza continua a essere favorito anche nella fase di progressiva riattivazione del lavoro, in quanto utile e modulabile strumento di prevenzione, «ferma la necessità che il datore di lavoro garantisca adeguate condizioni di supporto alla persona del lavoratore e alla sua attività, assistenza nell’uso delle apparecchiature, modulazione dei tempi di lavoro e delle pause».

Il primo precetto, quasi elementare, riguarda l’obbligo del mantenimento in tutte le attività del distanziamento interpersonale. «Se non è possibile mantenere la distanza di almeno un metro – spiega Cristian Solinas, consulente per la Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – è obbligatorio utilizzare la mascherina chirurgica, anche se francamente io consiglio di utilizzarla sempre, salvo alcuni casi dove l'utilizzo potrebbe creare nuovi rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori». Stesso discorso per i guanti “usa e getta”, da utilizzare «nelle attività di acquisto, particolarmente per l’acquisto di alimenti e bevande».

Seguono la garanzia di pulizia e igiene ambientale con frequenza di almeno due volte giorno e in funzione dell’orario di apertura e la «garanzia di un’adeguata areazione naturale e del ricambio d’aria. «Molto importante, a questo proposito – continua Solinas – è ricordarsi di igienizzare gli impianti di condizionamento, come già previsto dal decreto legislativo 81/8». Sempre sul versante igienico, è necessario garantire «ampia disponibilità e accessibilità ai sistemi per la disinfezione delle mani». In particolare, questi sistemi devono essere disponibili accanto a tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento.

Gli accessi, invece, sono regolamentati e scaglionati secondo tre modalità. Intanto attraverso ampliamenti delle fasce orarie. Poi, nei locali fino a quaranta metri quadrati, può accedere una persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori. «Mentre per i locali di dimensioni superiori – precisa Cristian Solinas – se la struttura ha più ingressi l’accesso è regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando, laddove possibile, i percorsi di entrata e di uscita. Va da sé che ci debba essere un’adeguata informazione per garantire il distanziamento dei clienti in attesa per l’ingresso».

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