L’ultimo sorriso di Ezio Bosso il maestro che amava la vita
di Andrea Massidda
Il pianista e direttore d’orchestra torinese stroncato da un tumore a 48 anni Afflitto anche da una malattia neurodegenerativa non ha mai smesso di esibirsi
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SASSARI. «Un’antica leggenda tibetana dice che la vita sia composta da dodici stanze, quelle in cui lasceremo qualcosa di noi. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo». Ieri mattina, a Bologna, il pianista e direttore d’orchestra Ezio Bosso, che con queste parole era solito introdurre uno dei suoi concerti più famosi, quello tratto dall’omonimo disco intitolato appunto “The 12th Room”, ha chiuso dietro di sé la porta che lo separava dal mondo terreno, lasciando un vuoto spaventoso in chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo o di ascoltare la sua musica. Innamorato pazzo della vita, se l’è portato via un cancro ad appena 48 anni, nove dei quali trascorsi in compagnia di una malattia neurodegenerativa che ne limitava i movimenti ma che tuttavia – almeno sino a poco tempo fa – non gli aveva impedito di suonare. «Continuo a fare musica e meglio di prima – aveva detto nel settembre scorso rispondendo ad alcune voci sul suo ritiro dalle scene –, ma se mi volete bene smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più e non riesco a dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire più a gestire un'orchestra, smetterò anche di dirigere». Un messaggio straziante che lui però aveva mescolato con battute fulminanti capaci di rivelarne l’intelligenza. «Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono», era solito dire. E ancora: «La musica è una vera magia, non a caso i direttori hanno la bacchetta come i maghi».
Torinese, uomo colto e brillante, entusiasta di tutto, Ezio Bosso era un tipo allegro che amava stare insieme agli amici: il più classico degli animali sociali, come lo aveva definito qualcuno. Sapeva ridere e amava ridere. Eppure, con la sua musica che andava dritta al cuore era capace di commuovere in maniera strabiliante. Accadde quando nel febbraio del 2016 accettò di salire sul palco di Sanremo, facendosi conoscere dal grande pubblico. Ma accadde anche cinque mesi più tardi a Tharros, durante l’ultimo e strepitoso concerto che fece in Sardegna per l’Eje e Dromos. Complice il luogo da favola e persino una serata incantevole, i 1.500 spettatori che riempivano l’anfiteatro seguirono l’esibizione con il nodo alla gola: a ogni nota che usciva dal suo pianoforte gran coda Steinway la platea rischiava di sciogliersi in lacrime, tanta era l’intensità della poesia.
Particolare confermato anche dal trombettista Paolo Fresu, suo vecchio amico, che in un toccante post sui social ricorda di quando nel 2014 Ezio Bosso fu ospite del festival “Time in Jazz”, a Berchidda, dove fece due bellissimi live. «Rimarranno le sue parole oltre agli occhi umidi dei tanti che accorrevano ai suoi concerti».
Tra i tantissimi messaggi di cordoglio anche quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Desidero ricordarne l’estro – si legge nella nota del Quirinale – e la passione intensa che metteva nella musica, missione della sua vita, e la sua indomabile carica umana».
Torinese, uomo colto e brillante, entusiasta di tutto, Ezio Bosso era un tipo allegro che amava stare insieme agli amici: il più classico degli animali sociali, come lo aveva definito qualcuno. Sapeva ridere e amava ridere. Eppure, con la sua musica che andava dritta al cuore era capace di commuovere in maniera strabiliante. Accadde quando nel febbraio del 2016 accettò di salire sul palco di Sanremo, facendosi conoscere dal grande pubblico. Ma accadde anche cinque mesi più tardi a Tharros, durante l’ultimo e strepitoso concerto che fece in Sardegna per l’Eje e Dromos. Complice il luogo da favola e persino una serata incantevole, i 1.500 spettatori che riempivano l’anfiteatro seguirono l’esibizione con il nodo alla gola: a ogni nota che usciva dal suo pianoforte gran coda Steinway la platea rischiava di sciogliersi in lacrime, tanta era l’intensità della poesia.
Particolare confermato anche dal trombettista Paolo Fresu, suo vecchio amico, che in un toccante post sui social ricorda di quando nel 2014 Ezio Bosso fu ospite del festival “Time in Jazz”, a Berchidda, dove fece due bellissimi live. «Rimarranno le sue parole oltre agli occhi umidi dei tanti che accorrevano ai suoi concerti».
Tra i tantissimi messaggi di cordoglio anche quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Desidero ricordarne l’estro – si legge nella nota del Quirinale – e la passione intensa che metteva nella musica, missione della sua vita, e la sua indomabile carica umana».
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