Erri De Luca al traguardo dei 70 anni «Il futuro nelle mani dei millennials»

Sarà a scalare, da solo, in montagna, Erri De Luca nel giorno del suo settantesimo compleanno, oggi 20 maggio. «Non festeggio» dice lo scrittore tradotto in trenta lingue. De Luca ha lasciato Napoli,...

Sarà a scalare, da solo, in montagna, Erri De Luca nel giorno del suo settantesimo compleanno, oggi 20 maggio. «Non festeggio» dice lo scrittore tradotto in trenta lingue. De Luca ha lasciato Napoli, la città dove è nato nel 1950, a 18 anni ed è cominciato il suo impegno nella sinistra extraparlamentare. È stato operaio in Francia, volontario in Africa, autista di convogli umanitari e traduttore di alcune parti dell’Antico Testamento. Ma se pensa alla sua vita non riconosce «nessun percorso, piuttosto uno zigzagare da una tappa all’altra in maniera caotica, senza nessuna linea retta» racconta lo scrittore che ha vissuto il lockdown nella sua casa in aperta campagna a 30 chilometri da Roma dove continua a piantare alberi.

«Ho vagato nel mio tempo – dice De Luca –. Come uno del Novecento, un secolo molto impegnativo per i suoi inquilini. Il secolo delle grandi migrazioni, delle rivoluzioni, della guerra moderna. Ho fatto parte dell’ultima generazione rivoluzionaria del 1900. Quando sono andato via di casa, a 18 anni, avevo deciso di non voler più fare esami. Uscivo dal liceo classico e mi sono trovato una generazione che occupava gli atenei. Io, da solo, li avrei sbeffeggiati i nemici da combattere, ma ho capito che la pernacchia poteva andare bene per me, non per la generazione dei miei coetanei che voleva l’urto frontale. Ho obbedito all’ordine del giorno di quella gioventù. La mia libertà è stata quella di poter dire di sì alle cose che mi venivano addosso. Anche in Val di Susa, quando i militanti del movimento Non Tav mi hanno convocato, non potevo che dire di sì. Sono stato con loro dieci anni prima di essere incriminato per istigazione a delinquere», spiega l’autore di libri come “Il peso della farfalla” e “Mondedidio” e anche del documentario “Alberi che camminano” che ha tradotto in napoletano e sceneggiato “La voix humaine” di Cocteau per l’interpretazione di Sophia Loren.

«Oggi – dice – la parola rivoluzione è scaduta, si è esaurita nel Novecento». «La nuova è una generazione profetica – aggiunge parlando dei tredicenni-quindicenni – Sono ammirato, ci credo in questa gioventù. Stanno accumulando saperi per poter inventare un’economia mondiale che sarà della riparazione e del risanamento e che potrà essere redditizia. Chi nega questa evidenza, così come chi nega le pandemie, è un cascame del passato». Dei giorni della quarantena De Luca sottolinea quanto «sia stastato strabiliante il modo in cui si è passati dall’idolatria dell’economia alla priorità della vita. È successo tutto per necessità, non per virtù e invece bisogna fare di questo stato di necessità una virtù».

De Luca ha appena finito di scrivere un racconto per «The Decameron 2020», un nuovo progetto pensato nei giorni dell’emergenza Coronavirus, ora su Youtube. «Abbiamo proposto a scrittori del mondo – spiega – di scrivere delle loro quarantene, cose di cinque minuti, poi lette da attrici e attori internazionali. Hanno aderito scrittrici cinesi, un autore indiano che ha fatto leggere il suo racconto da una Sophia Loren indiana, Shabana Azmi. Di italiani c’è Luigi Lo Cascio, che ha scritto e letto una bellissima storia».

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