Al Man di Nuoro lo sguardo sabaudo sull’isola

Il museo riparte con la mostra “Sardegna-Piemonte: una visione postcoloniale”

NUORO. Quando nell’aprile del 1841 re Carlo Alberto di Sardegna arriva nell’isola affascinato dai reperti archeologici non sa che il suo autorevole ospite, Gaetano Cara, direttore del Regio Museo di Archeologia e Storia Naturale di Cagliari, è in realtà un abile truffatore internazionale, falsario e mercante di bronzetti. Il sovrano viene accompagnato tra le rovine di Nora e comincia a scavare in un punto preciso indicatogli proprio da Cara. Pochi colpi di pala, e spunta fuori un idolo fenicio dell’VIII secolo a.C. L’entusiasmo per la scoperta spingerà Carlo Alberto ad acquistare, dallo stesso Cara, una settantina di reperti per esporli al Medagliere di Palazzo Reale. Solo in seguito si scoprirà che erano falsi, realizzati in una bottega artigiana del quartiere La Marina a Cagliari e venduti in giro per il mondo dallo spregiudicato Cara con lo pseudonimo di Olivetti.



Da ieri alcuni di quei bronzetti si possono ammirare al Man, riaperto al pubblico dopo tre mesi di quarantena, e sono uno dei piatti forti della mostra “Il regno segreto. Sardegna-Piemonte: una visione postcoloniale”. Voluta dal direttore Luigi Fassi (piemontese a sua volta) e curata da Luca Scarlini, l’esposizione offre uno sguardo inedito su un rapporto più volte indagato, al di fuori di preconcetti ideologici, mostrando reperti, testimonianze, opere d’arte e scritti che raccontano un legame cominciato obtorto collo nel 1720 con l’acquisizione del Regno di Sardegna da parte dei Savoia e continuato con fitti scambi anche dopo l’Unità d’Italia nel 1861.

Aprono la mostra tre grandi tele di Giovanni Michele Graneri, pittore di corte chiamato a raffigurare Cagliari senza esservi mai stato, o scene di caccia e di festa nell’isola. Quanto di più lontano dalla realtà, eppure testimonianza di un rapporto più virtuale che reale sino all’arrivo ai primi dell’Ottocento di Alberto La Marmora, geografo, naturalista, esploratore e scopritore di bellezze sconosciute agli stessi sardi. È con lui che le carte della Sardegna diventano quelle che conosciamo oggi.

Andando avanti, è poco noto che negli anni 50 del secolo scorso Adriano Olivetti inviò nell’isola Ettore Sottstass (padre e figlio, entrambi architetti, il secondo divenne un famoso designer) per studiare la possibilità di realizzare in Sardegna un villaggio operaio simile a quello esemplare di Ivrea. Non se ne fece nulla, ma le foto del sopralluogo presenti in mostra dimostrano che un tentativo ci fu. Ancora, sono molti gli artisti sardi che ebbero fortuna in Piemonte: solo per citare i principali, qui si trasferì Giuseppe Biasi (e vi trovò la morte nel 1945, accusato di collaborazionismo con i tedeschi); a Torino operò Edina Altara, pittrice e illustratrice molto ricercata.

La mostra si può visitare tutti i giorni eccetto il lunedì dalle 10 alle 20. Si entra dieci per volta con mascherina. Il biglietto costa 5 euro, il catalogo 20 e dà diritto a un’altra entrata gratuita. Le visite si possono prenotare per telefono o web.

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