«Una Sardegna non più subalterna»
Nasce “Filosofia de logu”, un gruppo di lavoro che propone uno sguardo critico sulla realtà dell’isola
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CAGLIARI. Uno sguardo filosofico, critico, non subalterno, sulla realtà sarda, su tutti gli aspetti della società. Dalla dimensione culturale e politica all'economia, alle scienze sociali e umane. Nasce «Filosofia de logu», gruppo di lavoro e ricerca multidisciplinare. Ne fanno parte studiosi e attivisti, accademici e non, provenienti dall'ambito delle scienze umane, sociali e filosofiche.
«Il nome rievoca la cultura legata al territorio e alle sue genti in un rimando al prezioso e rivoluzionario documento giuridico pervenutoci, testimonianza di una civiltà matura e produttrice di un pensiero espresso nella propria lingua», spiega Sebastiano Ghisu, tra i fondatori insieme con Omar Onnis, Alessandro Mongili, Cristiano Sabino. Sul sito (filosofiadelogu.eu) la dichiarazione di intenti: «Ambiamo – si legge tra l’altro – a mettere in rete tutti coloro che esercitano con rigore la critica rispetto alle epistemologie coloniali o semi-coloniali che, a nostro avviso, intossicano il dibattito intellettuale sardo. La filosofia è qui intesa sia come strumento di comprensione del reale (una comprensione specifica) sia come fine. In altri termini, uno degli obiettivi del progetto è la ri-costruzione di una filosofia – ossia di una idoneità alla produzione di categorie di pensiero – plurale ma orientata e orientante, che sappia incidere nello spazio sardo e che elabori competenze adeguate alla sua lettura autonoma, avvalendosi dell’apporto strutturale delle altre scienze umane: sociologia, antropologia, storia, politologia, linguistica ma anche altre discipline non umanistiche come statistica, economia, scienze agrarie».
«L'obiettivo – spiega ancora Ghisu – è abbattere stereotipi, luoghi comuni o narrazioni improprie che ledono il diritto di pensarsi normalmente sardi. Cittadini del mondo, in un'isola al centro del Mediterraneo e non periferia italiana. Senza dover rinunciare alla propria identità e senza dover elemosinare i diritti, a partire dal più elementare, poter parlare in tutti gli ambiti la nostra lingua». «Queste tematiche – chiarisce Omar Onnis – saranno affrontate ad ampio raggio attraverso un lavoro di ricerca sistematico e scientifico per ricongiungere i fili spezzati, lungo la storia, del pensiero di Antonio Gramsci, Antonio Simon Mossa, Francesco Masala, Placido Cherchi, Bachisio Bandinu, Michelangelo Pira. Un passo avanti verso un obiettivo, liberare i sardi dal rapporto di subalternità e dipendenza e renderli consapevoli».
Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi durante un incontro pubblico on line. Il gruppo sta lavorando anche alla pubblicazione di una raccolta collettiva di saggi e a incontri sul territorio. «Il progetto – dicono i promotori – è aperto a ogni collaborazione basata sulla condivisione dei principi enunciati nei documenti fondativi».
«Il nome rievoca la cultura legata al territorio e alle sue genti in un rimando al prezioso e rivoluzionario documento giuridico pervenutoci, testimonianza di una civiltà matura e produttrice di un pensiero espresso nella propria lingua», spiega Sebastiano Ghisu, tra i fondatori insieme con Omar Onnis, Alessandro Mongili, Cristiano Sabino. Sul sito (filosofiadelogu.eu) la dichiarazione di intenti: «Ambiamo – si legge tra l’altro – a mettere in rete tutti coloro che esercitano con rigore la critica rispetto alle epistemologie coloniali o semi-coloniali che, a nostro avviso, intossicano il dibattito intellettuale sardo. La filosofia è qui intesa sia come strumento di comprensione del reale (una comprensione specifica) sia come fine. In altri termini, uno degli obiettivi del progetto è la ri-costruzione di una filosofia – ossia di una idoneità alla produzione di categorie di pensiero – plurale ma orientata e orientante, che sappia incidere nello spazio sardo e che elabori competenze adeguate alla sua lettura autonoma, avvalendosi dell’apporto strutturale delle altre scienze umane: sociologia, antropologia, storia, politologia, linguistica ma anche altre discipline non umanistiche come statistica, economia, scienze agrarie».
«L'obiettivo – spiega ancora Ghisu – è abbattere stereotipi, luoghi comuni o narrazioni improprie che ledono il diritto di pensarsi normalmente sardi. Cittadini del mondo, in un'isola al centro del Mediterraneo e non periferia italiana. Senza dover rinunciare alla propria identità e senza dover elemosinare i diritti, a partire dal più elementare, poter parlare in tutti gli ambiti la nostra lingua». «Queste tematiche – chiarisce Omar Onnis – saranno affrontate ad ampio raggio attraverso un lavoro di ricerca sistematico e scientifico per ricongiungere i fili spezzati, lungo la storia, del pensiero di Antonio Gramsci, Antonio Simon Mossa, Francesco Masala, Placido Cherchi, Bachisio Bandinu, Michelangelo Pira. Un passo avanti verso un obiettivo, liberare i sardi dal rapporto di subalternità e dipendenza e renderli consapevoli».
Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi durante un incontro pubblico on line. Il gruppo sta lavorando anche alla pubblicazione di una raccolta collettiva di saggi e a incontri sul territorio. «Il progetto – dicono i promotori – è aperto a ogni collaborazione basata sulla condivisione dei principi enunciati nei documenti fondativi».
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