Nell’anno del rilancio la carica dei sardi al Premio Deledda

Molte donne e firme prestigiose per saggistica e narrativa nell’edizione 2020 che riconquista la vetrina nazionale

Continenti e generi a confronto. “Continentali” e sardi, e soprattutto donne. Una imponente presenza delle donne. È il tratto distintivo preso dal Premio Deledda 2020, edizione dalle ampie vedute e grandi attese. Dice Ermanno Paccagnini, italianista: «I testi sono davvero specchio dei percorsi della narrativa attuale riconoscendo in essi storie di famiglia e con esse sguardi nel passato». Professore all’Università cattolica del Sacro cuore, uno del più accreditati critici letterari in circolazione, Paccagnini parla delle opere arrivate alla sezione “Narrativa” del “Deledda”, di cui è giurato (con lui in giuria c’è anche Antonio Di Rosa, direttore della Nuova Sardegna). «Storie di famiglia declinate secondo percorsi differenti – va avanti –, perché si va dal romanzo storico circoscritto a lunghi attraversamenti nel tempo come avviene in una saga; possono attraversare gli anni bui ora del fascismo e ora degli anni di piombo, ma pure i drammatici momenti degli anni più recenti delle migrazioni. E dove le vie narrative possono conoscere il lirismo, il poliziesco e addirittura riscrittura del mito. Con un preciso elemento comune a tutti: la qualità della scrittura».

Promette davvero bene, insomma, il Premio letterario nazionale Grazia Deledda, presieduto quest’anno da Alberto Asor Rosa (Mondadori gli ha appena dedicato un “Meridiano”, “Scritture critiche e d’invenzione”). Una edizione che rilancia in grande lo storico Premio fondato nel 1952 (primo presidente: il poeta Marino Moretti) per celebrare il Nobel nuorese. «Il livello delle opere è davvero alto, sia quelle arrivate dal “Continente” sia quelle di autori sardi, con una imponente presenza femminile», sintetizza Aldo Maria Morace, professore di Letteratura italiana all’università di Sassari e presidente della sezione “Narrativa”.


Donne e sardi, dunque. Le scrittrici Antonietta Langiu e Vanessa Roggeri, tanto per iniziare, lanciate alla conquista dell’alloro (in finale con loro ci sono anche i “continentali” Carmine Abate, Stefania Auci, Benedetta Cibrario, Maurizio De Giovanni, Marta Morazzoni, Alessio Petretto, Giorgio Scianna e Nadia Terranova). Amica e biografa di Joyce Lussu, Antonietta Langiu è nata a Berchidda. Laureata in Sociologia a Urbino, vive nelle Marche, senza mai dimenticare la sua terra, cui “ritorna” spesso con i suoi scritti, racconti, romanzi, saggi. «Erede di un silenzio antico (...), crea un ordito sul quale disegnare “la determinazione per la conquista di un futuro vivibile”» ha scritto Robinson di La Repubblica, a proposito di “Tessiture di donne” (Manni editore), il romanzo con il quale Antonietta Langiu corre per il Premio Deledda. La cagliaritana Vanessa Roggeri, invece, è in finale con il romanzo “La cercatrice di corallo” (Rizzoli). Editorialista della Nuova Sardegna, laureata in Relazioni internazionali, deve la passione per la scrittura alla nonna che le raccontava favole e leggende sarde. Scrittrice rivelazione nel panorama italiano di questi ultimi anni, con una popolarità da record, Vanessa Roggeri ha «uno stile narrativo secco ma elegante, con una prosa ricercata e matura, ricorda i racconti di Verga, le atmosfere di Grazia Deledda» assicurano i lettori-recensori del sito Mangialibri.com. Sardo di Sedilo, dove è nato e tuttora risiede e dove è anche stato anche sindaco, è Alessio Petretto, autore del romanzo “Come roccia sgretolata” (Morellini editore), “una storia di migrazione e una vicenda familiare che attraversa il periodo di fuoco della fine del Novecento”. Funzionario della Provincia di Oristano, Petretto è tra i finalisti del Premio Deledda con un linguaggio tanto potente quanto poetico che mette al centro il racconto in prima persona del piccolo Tonio.

Se la “Narrativa” fa ben sperare, anche la “Saggistica” promette bene. È in questa sezione, presieduta da Attilio Mastino, storico dell’università di Sassari (con lui in giuria ci sono anche l’antropologo Pietro Clemente, lo storico Gian Giacomo Ortu, il condirettore dell’Unione Sarda Lorenzo Paolini), che l’autore del voluminoso “Shardana e Sardegna. Norax” (Edizioni Della Torre), Giovanni Ugas, corre per il Premio Deledda (in finale dovrà competere con Luciano Canfora, Vera Gheno, Marco Revelli, Paolo Rumiz, Eugenio Scalfari, Vito Teti, Guido Tonelli, Massimiliano Valeri e Gustavo Zagrebelsky). Archeologo, allievo di Giovanni Lilliu e già ricercatore e docente all’università di Cagliari, Ugas è da tempo impegnato nella riscoperta della storia della Sardegna, tra crisi economiche e sociali, miti e leggende. È sui cosiddetti “Popoli del Mare”, soprattutto, che focalizza la sua lente di studioso, navigando sulle rotte dell’isola nuragica con le sponde nordafricane e il resto del Mediterraneo.

«Il Premio ritrova la sua vetrina nazionale con una nuova formula e con protagonisti di primo piano» sottolinea Antonio Rojch, direttore della Fondazione Premio Deledda, che organizza l’evento con il sostegno e la collaborazione del Comune di Nuoro e il patrocinio dell’Isre, della Fondazione di Sardegna e del Banco di Sardegna. con un Premio speciale riservato agli Studi deleddiani, non a caso, e che anche qui vede una massiccia partecipazione di autori sardi. Accanto al ricercatore romano Renato Marvaso (che ha curato l’edizione di “Dopo il divorzio” del Nobel, Studio Garamond editore), sono infatti in pole position i nuoresi Dino Manca (sua la cura dell’edizione critica di “L’edera”), professore di Filologia della letteratura italiana all’università di Sassari e componente della Commissione per l’Edizione nazionale dell’Opera omnia di Grazia Deledda, e Maria Elvira Ciusa, saggista di casa a Roma (autrice di “Grazia Deledda. La biografia”, Delfino editore), e i sassaresi Giambernardo Piroddi (autore di “Grazia Deledda e il Corriere della Sera”, Edes) e Rossana Dedola (autrice di “Grazia Deledda: i luoghi, gli amori, le opere”, Avagliano ), anche di casa a Roma. «Un rilancio in grande stile per il Premio – sottolinea Luca Saba, presidente della Fondazione –, con gli Studi deleddiani che potranno offrire un contributo importante per approfondire l’opera della scrittrice».

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