La Nuova Sardegna

Sean Connery, se ne va un vero highlander

di FABIO CANESSA
Sean Connery, se ne va un vero highlander

L’attore è morto ieri a 90 anni: tantissimi ruoli oltre all’agente 007 che gli ha dato la fama. L’ultimo film nel 2003

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Nei panni del poliziotto Jimmy Malone del capolavoro di Brian De Palma “Gli intoccabili” (ruolo che gli valse l’unico Oscar della sua carriera), in una celebre battuta recitava: «Diavolo, si deve pur morire di qualcosa!». Quel qualcosa per Sean Connery è arrivato nel sonno, all’età di 90 anni. Se ne va così un’autentica icona del cinema. Il migliore, inarrivabile James Bond. Certo non è giusto ridurre il percorso artistico dell’attore scozzese al ruolo di 007, ma nell’immaginario collettivo resterà sempre l’agente segreto al servizio di Sua Maestà.

Il personaggio creato dallo scrittore Ian Fleming e poi diventato famosissimo con i film della longeva serie, iniziata nel 1962 con “Agente 007 - Licenza di uccidere” diretto da Terence Young. Tra gli ingredienti del successo c’è sicuramente lui, Sean Connery. Affascinante, atletico, sguardo ammaliante (prima di iniziare con la recitazione rappresenta anche la sua amata Scozia – noto il suo indipendentismo – nel concorso di Mister Universo), l’attore all’epoca a poco più di trent’anni e una manciata di film non particolarmente noti alle spalle. Il successo di questo primo capitolo della serie dedicata all’agente segreto britannico (al quale contribuisce anche la prima, indimenticabile Bond girl Ursula Andress) viene replicato dai successivi quattro film: “Dalla Russia con amore”, dov’è affiancato dall’italiana Daniela Bianchi, “Missione Goldfinger”, da molti considerato il capolavoro della saga, “Thunderball”, con villain interpretato da Adolfo Celi, e nell’esotico “Si vive solo due volte” dopo il quale Connery decide di lasciare la serie stanco del ruolo e legittimamente preoccupato per l’eccessiva identificazione del pubblico con il personaggio.

Tornerà comunque a vestire i panni di 007, dopo l’unica parentesi dell’attore australiano George Lazenby, in “Una cascata di diamanti” e ancora una volta, l’ultima, diversi anni dopo nell’apocrifo (non fa parte della saga ufficiale) “Mai dire mai”.

Elegante, fascinoso, seducente, il personaggio di James Bond è stato sempre perfettamente incarnato da Sean Connery. Sex symbol imperituro anche con l’avanzare degli anni. Ma la carriera dell’attore scozzese non si può ridurre ai famosi film di spionaggio incentrate sull’agente segreto britannico. Con altre esperienze è riuscito a non rimanere intrappolato nel ruolo, dimostrando una buona versatilità come interprete.

Apprezzato anche da grandi maestri. Come Alfred Hitchcock che nel 1964 lo dirige in “Marnie”, dove interpreta un uomo disposto a tutto pur di aiutare la donna amata affetta da disturbi psicologici, o Sidney Lumet per il quale recita più volte: dall’ottimo dramma bellico-carcerario “La collina del disonore” al giallo “Assassinio sull’Orient-Express” tratto dal romanzo di Agatha Christie. Senza dimenticare i ruoli da protagonista in “Rapina record a New York” e “Sono affari di famiglia” dove interpreta, in entrambi i casi, un ladro. Lui che è stato anche il principe dei ladri, Robin Hood, in “Robin e Marian” di Richard Lester. Si cimenta anche nella commedia, è il caso di “Una splendida canaglia di Irvin Kershner, e in diversi film di fantascienza diventati cult come “Zardoz” di John Boorman, “Atmosfera zero” di Peter Hyams e “Highlander - L’ultimo immortale” di Russell Mulcahy dove il genere sposa il fantasy.

Grandi avventure a sfondo storico sono invece rappresentate da altri due film assolutamente da segnalare nel ricordo della sua carriera: “Il vento e il leone” di John Milius e “L’uomo che volle farsi re” di John Huston. La consacrazione, quella dei premi, arriva nella seconda metà degli anni Ottanta quando mette in fila interpretazioni come quella del monaco Guglielmo in “Il nome della rosa” di Jean-Jacques Annaud tratto dal romanzo Umberto Eco che gli vale un premio Bafta e del poliziotto di “Gli intoccabili” di Brian De Palma grazie al quale porta a casa il Golden Globe e l’Oscar come miglior attore non protagonista.

Molto apprezzate anche le sue prove in “Indiana Jones e l’ultima crociata” di Steven Spielberg e in “Caccia a ottobre rosso” di John McTiernan. Dell’ultima parte della sua carriera vale la pena ricordare “Scoprendo Forrester” di Gus Van Sant, penultimo film dell’attore che si ritira dalle scene nel 2003 dopo “La leggenda degli uomini straordinari”. Lui che è stato uno straordinario uomo di cinema.

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