«Il sardo mafioso è come l’indiano cattivo»
di Alessandro Pirina
Antonio Fadda, promotore della petizione contro la serie tv Fargo: «I falsi storici offendono e creano stereotipi dannosi»
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SASSARI. Si è fatto portavoce dei Fadda di tutto il mondo per bocciare la scelta dei fratelli Coen di avere associato il suo cognome alla malavita d’esportazione, pretendendo con una petizione on line le scuse ufficiali di Hollywood. Una presa di posizione netta contro la serie tv “Fargo 4”, in Italia in onda su Sky, che ha fatto storcere il naso a parecchi, compreso lo scrittore Marcello Fois, all’attivo anche importanti trascorsi da sceneggiatore tv, da “Distretto di polizia” a “L’ultima frontiera”, che sulla Nuova lo ha accusato di confondere la fiction con la realtà. Ma Antonio Fadda, 38enne di Busachi, filosofo e consulente di carriera a Vancouver per il governo della Columbia britannica, non ci sta a questa visione. Per lui la scelta dello sceneggiatore Noah Hawley di creare degli emigrati sardi mafiosi - a cui prestano il volto tra gli altri Jason Schwartzman, Salvatore Esposito e Tommaso Ragno - è un falso storico. «L’associazione oscena tra cultura sarda e mafia mi ha indignato al punto da iniziare una petizione on line per chiedere scuse ufficiali – spiega Fadda –. È mai possibile, mi son chiesto, che per una volta che si dà rilevanza internazionale al nostro popolo lo si debba descrivere come mafioso? Che cosa abbiamo a che spartire noi sardi con il fenomeno mafioso da un punto di vista storico? È mai possibile che anziché raccontare i grandi personaggi sardi emigrati in America come l’inventore Francesco Antonio Broccu o l’attivista politico antifascista Michele Schirru, si deformi la realtà al punto da parlare di sardi a capo della mafia d’oltreoceano? Ritengo questa serie una vera e propria oscenità culturale e storica che offende tutto il popolo sardo».
Un’indignazione non condivisa da Fois, che ha invitato il promotore della petizione a prendere “Fargo” per quello che è: una fiction. «Fois sa bene che narrare una storia è un lavoro di grande responsabilità politica e sociale – gli risponde Fadda –. Se dagli anni ’30 fino al primo dopoguerra i nativi americani erano dipinti come sanguinari barbari privi di cultura e morale, negli anni ’60 e ’70 si fece strada la narrazione del buon selvaggio con i film del movimento Revisionist Western. Questi ultimi interpretati per lo più da bianchi con tanto fard in viso, hanno alimentato lo stereotipo contrario e altrettanto negativo di una cultura nativa fuori dal tempo, buona a tutti i costi, infantile nella sua ingenuità. I nativi americani combattono ancora oggi gli stereotipi che hanno riempito le tasche di produttori e autori di film di Hollywood. Questa rivalsa della narrazione – conclude Fadda – è esattamente quello che la nostra petizione si propone di fare e che Fois, spiace dirlo, non ha capito. Noi sardi, in questa rivendicazione, non ci troveremmo soli ma parte di un movimento globale che vede i popoli indigeni di tutto il mondo e le rivendicazioni delle minoranze oppresse come il movimento Black Lives Matter combattere contro narrazioni devianti che generano il cosiddetto razzismo sistemico».
Un’indignazione non condivisa da Fois, che ha invitato il promotore della petizione a prendere “Fargo” per quello che è: una fiction. «Fois sa bene che narrare una storia è un lavoro di grande responsabilità politica e sociale – gli risponde Fadda –. Se dagli anni ’30 fino al primo dopoguerra i nativi americani erano dipinti come sanguinari barbari privi di cultura e morale, negli anni ’60 e ’70 si fece strada la narrazione del buon selvaggio con i film del movimento Revisionist Western. Questi ultimi interpretati per lo più da bianchi con tanto fard in viso, hanno alimentato lo stereotipo contrario e altrettanto negativo di una cultura nativa fuori dal tempo, buona a tutti i costi, infantile nella sua ingenuità. I nativi americani combattono ancora oggi gli stereotipi che hanno riempito le tasche di produttori e autori di film di Hollywood. Questa rivalsa della narrazione – conclude Fadda – è esattamente quello che la nostra petizione si propone di fare e che Fois, spiace dirlo, non ha capito. Noi sardi, in questa rivendicazione, non ci troveremmo soli ma parte di un movimento globale che vede i popoli indigeni di tutto il mondo e le rivendicazioni delle minoranze oppresse come il movimento Black Lives Matter combattere contro narrazioni devianti che generano il cosiddetto razzismo sistemico».
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