In un’opera la storia tragica della strage di sardi a Itri
di Luisa Satta
La nuova produzione di Laborintus sarà presentata domani in streaming Regia di Gianni Marras, testi di Emanuele Floris e musiche di Gabriele Verdinelli
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Un progetto artistico ispirato alla grande tradizione del teatro musicale, pensato, per riportare in luce un sanguinoso fatto di cronaca ormai quasi dimenticato: l’eccidio dei sardi ad Itri, accaduto oltre un secolo fa ma dai risvolti drammaticamente attuali. Questo il concept della nuova produzione originale dell’associazione Laborintus “Ora è buio chiedete, sardi a Itri” opera lirica contemporanea in due parti nata da un’idea di Gianni Marras e realizzata su libretto di Emanuele Floris e musica di Gabriele Verdinelli. In attesa della riapertura dei teatri Laborintus racconterà al pubblico la genesi dell’opera e le fasi di ricostruzione storica e scrittura del libretto e delle musiche domani alle 21 con un evento-spettacolo in diretta streaming dal teatro civico di Alghero. All’incontro interverranno oltre a Marras, Floris e Verdinelli anche altri ospiti tra cui lo scrittore Pino Pecchia autore di due volumi sulla vicenda dei sardi ad Itri e lo storico Daniele Sanna. L’incontro presentato dalla giornalista Monica De Murtas sarà visibile su facebook.com/unconcettounidea e in podcast sul canale you tube Laborintus.
Nel corso della serata si potranno gustare in anteprima alcuni passaggi musicali dell’opera cantata eseguiti da Angela Carta e Simone Sassu e dalla cantante Marta Raviglia che interpreta la protagonista femminile dell’opera. In streaming dal Civico anche il Coro di Uri diretto da Marco Lambroni e il coro dell’associazione Polifonica Santa Cecilia diretto da Matteo Taras. La vicenda è ambientata nel luglio del 1911 quando un oscuro fatto di cronaca sconvolse una comunità sarda che si era stabilita a Itri, in provincia di Latina. In quegli anni molti operai per lo più provenienti dalle miniere isolane erano impegnati nella costruzione della linea ferroviaria Roma–Napoli. L’immigrazione, allora proprio come adesso, portò a fenomeni di intolleranza e tensione sociale che sfociarono in una strage compiuta dagli abitanti della cittadina laziale ai danni dei sardi, per cause che non furono mai del tutto accertate. Una successiva inchiesta ufficiale parlò solo di 3 morti e decine di feriti. L’eccidio di Itri fu ben presto dimenticato e seppellito dagli orrori della Grande Guerra, e dall’epidemia Spagnola che decimò la popolazione anche nei luoghi narrati dai fatti. «Ora è buio, chiedete, sardi a Itri – dice il regista Gianni Marras – nasce con l’idea di ricostruire questa vicenda dai risvolti sociali emblematici mai entrata nella storia. Il progetto nasce 10 anni fa da una lettera che lessi nella rubrica di Michele Serra sul “Venerdì” di Repubblica parlava della “strage di Itri” non sapevo niente di questa storia incredibile e pensai che fosse da approfondire, da far conoscere al pubblico, raccontare in uno spettacolo».
Il risultato è un’agile opera-cantata divisa in due parti, per una durata totale di un’ora e un quarto, strutturalmente radicata nella tradizione colta europea ma con uno stile sicuramente apprezzabile anche per il pubblico non specializzato. «Scrivere un’opera al giorno d’oggi – dice il compositore Gabriele Verdinelli – potrebbe sembrare qualcosa di utopicoma proprio il lockdown ha creato i presupposti per portare a compimento questo nostro progetto».
Nel corso della serata si potranno gustare in anteprima alcuni passaggi musicali dell’opera cantata eseguiti da Angela Carta e Simone Sassu e dalla cantante Marta Raviglia che interpreta la protagonista femminile dell’opera. In streaming dal Civico anche il Coro di Uri diretto da Marco Lambroni e il coro dell’associazione Polifonica Santa Cecilia diretto da Matteo Taras. La vicenda è ambientata nel luglio del 1911 quando un oscuro fatto di cronaca sconvolse una comunità sarda che si era stabilita a Itri, in provincia di Latina. In quegli anni molti operai per lo più provenienti dalle miniere isolane erano impegnati nella costruzione della linea ferroviaria Roma–Napoli. L’immigrazione, allora proprio come adesso, portò a fenomeni di intolleranza e tensione sociale che sfociarono in una strage compiuta dagli abitanti della cittadina laziale ai danni dei sardi, per cause che non furono mai del tutto accertate. Una successiva inchiesta ufficiale parlò solo di 3 morti e decine di feriti. L’eccidio di Itri fu ben presto dimenticato e seppellito dagli orrori della Grande Guerra, e dall’epidemia Spagnola che decimò la popolazione anche nei luoghi narrati dai fatti. «Ora è buio, chiedete, sardi a Itri – dice il regista Gianni Marras – nasce con l’idea di ricostruire questa vicenda dai risvolti sociali emblematici mai entrata nella storia. Il progetto nasce 10 anni fa da una lettera che lessi nella rubrica di Michele Serra sul “Venerdì” di Repubblica parlava della “strage di Itri” non sapevo niente di questa storia incredibile e pensai che fosse da approfondire, da far conoscere al pubblico, raccontare in uno spettacolo».
Il risultato è un’agile opera-cantata divisa in due parti, per una durata totale di un’ora e un quarto, strutturalmente radicata nella tradizione colta europea ma con uno stile sicuramente apprezzabile anche per il pubblico non specializzato. «Scrivere un’opera al giorno d’oggi – dice il compositore Gabriele Verdinelli – potrebbe sembrare qualcosa di utopicoma proprio il lockdown ha creato i presupposti per portare a compimento questo nostro progetto».
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