Giacomo Serreli: il sound dell’isola dalla A alla Zeta
di Gabriella Grimaldi
L’autore parla di “Boghes e sonos”, opera sulla scena musicale degli ultimi 60 anni
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Un enorme calderone ribollente di suoni, note, melodie che in misura diversa e in forme le più disparate, dal pop al rock, dal jazz al blues, dal rap ai ritmi tradizionali, negli ultimi 60 anni hanno fatto da colonna sonora alla storia dell’isola. Era necessario mettere ordine in questa vastissima produzione espressiva e qualcuno l’ha fatto dando alla luce una poderosa opera enciclopedica, “Boghes e sonos”, in tre volumi, il primo dei quali è oggi in edicola con La Nuova Sardegna (8,50 euro più il prezzo del quaotidiano).
L’autore, il giornalista, critico ed esperto musicale Giacomo Serreli, però, non sembra affannato più di tanto. «In realtà una base c’era già – racconta –. Il primo lavoro di catalogazione delle maggiori realtà operanti nell’isola nell’ambito musicale l’avevo già fatto con “Sardegna rock” nelle edizioni del 1991 e ’93. Poi era arrivato “Boghes e sonos” nel 2003 ma in una forma divisa in capitoli seguendo un ordine più o meno cronologico. Da allora a oggi ha sempre continuato a seguire la scena sarda andando a scoprire tutto ciò che si muoveva nell’ambiente e anche fuori dai confini non solo italiani. Le sorprese sono state tante e ho sentito il bisogno di rivedere ciò che già avevo messo in ordine ma soprattutto di ampliare il discorso alle realtà più recenti, alle principali iniziative culturali che si tengono in Sardegna, dando conto anche delle strutture indispensabili alla produzione musicale come le case discografiche e gli studi di registrazione».
Con quel piglio quasi maniacale che caratterizza il suo lavoro da sempre, Serreli ha dato una forma diversa al suo lavoro: ne sono venute fuori 1750 schede per ciascun musicista o gruppo dove si trovano le notizie sugli autori, la produzione e addirittura la descrizione dei dischi e dei singoli brani. «Quasi una guida all’ascolto – spiega – perché ciò che volevo venisse fuori è un’opera consultabile per ogni curiosità ma anche per avere una visione d’insieme di ciò che la musica ha rappresentato per la nostra terra in questi ultimi 60 anni». Tant’è vero che le schede sono precedute da una sorta di introduzione di ben 200 pagine che contiene vari saggi mirati a ricostruire i periodi storici attraversati dalla comunità isolana. E per completezza l’autore ha anche inserito un excursus sulla realtà musicale negli anni dal Dopoguerra ai primi Sessanta del secolo scorso.
Insomma, come dice lui un’opera onnivora, da dove non potevano non saltare fuori anche le più strane curiosità. «Mi sono imbattuto in un cantante islandese, ma non Bjork, che pure aveva citato i Tenores di Bitti in una sua playlist – racconta Giacomo Serreli divertito – che ha tradotto una canzone dei Collage (neppure loro lo sapevano) per fare una hit in occasione del Natale. Poi c’è il caso del sacerdote o religioso Damian Webb che fece tappa a Nuoro, Dorgali e Lotzorai a caccia di canti tradizionali per i bambini e li pubblicò nel Regno Unito con un certo successo. Ma ho dato spazio anche a Juan Granado, nato a Iglesias ed emigrato, negli anni Cinquanta, a Barcellona. In seguito divenne famosissimo in Messico dove si era specializzato nell’interpretazione dei corridos, canzoni della tradizione popolare locale».
E sono tanti i musicisti sardi che operano nel vecchio Continente o in altre parti del mondo citati in “Boghes e sonos”, così come trovano spazio molti dei gruppi e degli artisti che hanno segnato una innovazione in campo musicale. «Penso alle espressioni musicali della tradizione più profonda, come il canto a chitarra o quello a tenore, reinterpretate in modo originale dai Cordas et Cannas, in Suono Officina da Elena Ledda, oppure dai Calik, così come nel frattempo succedeva in altre parti d’Italia, un esempio per tutti la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Il nostro vantaggio però è che la tradizione popolare non si è mai persa, era ed è sempre lì a offrire sempre spunti nuovi. Originalità anche quando, negli anni Sessanta, i Barritas reinterpretavano a modo loro l’universo beat e originalità in anni più recenti quando in tutto il mondo è esploso il fenomeno rap».
In questo ambito come in quello della più recente trap Serreli ha dovuto fare i conti con una produzione sterminata, spesso occasionale e persa nel mondo digitale. «In un tempo in cui per fortuna i giovani hanno la possibilità di condividere le proprie opere nelle tante piattaforme internet, mi sono limitato a catalogare gli artisti a mio parere più significativi e segnalare gli autori interessanti che infatti si sono fatti strada ben oltre i confini regionali come Salmo, per fare un esempio, e Iosonouncane che reputo un fenomeno davvero innovativo». Unico rammarico? «Che tanta musica bella che si fa in Sardegna non si potrà più “toccare” nei vinili e nei cd ma viaggerà liquida nel web».
L’autore, il giornalista, critico ed esperto musicale Giacomo Serreli, però, non sembra affannato più di tanto. «In realtà una base c’era già – racconta –. Il primo lavoro di catalogazione delle maggiori realtà operanti nell’isola nell’ambito musicale l’avevo già fatto con “Sardegna rock” nelle edizioni del 1991 e ’93. Poi era arrivato “Boghes e sonos” nel 2003 ma in una forma divisa in capitoli seguendo un ordine più o meno cronologico. Da allora a oggi ha sempre continuato a seguire la scena sarda andando a scoprire tutto ciò che si muoveva nell’ambiente e anche fuori dai confini non solo italiani. Le sorprese sono state tante e ho sentito il bisogno di rivedere ciò che già avevo messo in ordine ma soprattutto di ampliare il discorso alle realtà più recenti, alle principali iniziative culturali che si tengono in Sardegna, dando conto anche delle strutture indispensabili alla produzione musicale come le case discografiche e gli studi di registrazione».
Con quel piglio quasi maniacale che caratterizza il suo lavoro da sempre, Serreli ha dato una forma diversa al suo lavoro: ne sono venute fuori 1750 schede per ciascun musicista o gruppo dove si trovano le notizie sugli autori, la produzione e addirittura la descrizione dei dischi e dei singoli brani. «Quasi una guida all’ascolto – spiega – perché ciò che volevo venisse fuori è un’opera consultabile per ogni curiosità ma anche per avere una visione d’insieme di ciò che la musica ha rappresentato per la nostra terra in questi ultimi 60 anni». Tant’è vero che le schede sono precedute da una sorta di introduzione di ben 200 pagine che contiene vari saggi mirati a ricostruire i periodi storici attraversati dalla comunità isolana. E per completezza l’autore ha anche inserito un excursus sulla realtà musicale negli anni dal Dopoguerra ai primi Sessanta del secolo scorso.
Insomma, come dice lui un’opera onnivora, da dove non potevano non saltare fuori anche le più strane curiosità. «Mi sono imbattuto in un cantante islandese, ma non Bjork, che pure aveva citato i Tenores di Bitti in una sua playlist – racconta Giacomo Serreli divertito – che ha tradotto una canzone dei Collage (neppure loro lo sapevano) per fare una hit in occasione del Natale. Poi c’è il caso del sacerdote o religioso Damian Webb che fece tappa a Nuoro, Dorgali e Lotzorai a caccia di canti tradizionali per i bambini e li pubblicò nel Regno Unito con un certo successo. Ma ho dato spazio anche a Juan Granado, nato a Iglesias ed emigrato, negli anni Cinquanta, a Barcellona. In seguito divenne famosissimo in Messico dove si era specializzato nell’interpretazione dei corridos, canzoni della tradizione popolare locale».
E sono tanti i musicisti sardi che operano nel vecchio Continente o in altre parti del mondo citati in “Boghes e sonos”, così come trovano spazio molti dei gruppi e degli artisti che hanno segnato una innovazione in campo musicale. «Penso alle espressioni musicali della tradizione più profonda, come il canto a chitarra o quello a tenore, reinterpretate in modo originale dai Cordas et Cannas, in Suono Officina da Elena Ledda, oppure dai Calik, così come nel frattempo succedeva in altre parti d’Italia, un esempio per tutti la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Il nostro vantaggio però è che la tradizione popolare non si è mai persa, era ed è sempre lì a offrire sempre spunti nuovi. Originalità anche quando, negli anni Sessanta, i Barritas reinterpretavano a modo loro l’universo beat e originalità in anni più recenti quando in tutto il mondo è esploso il fenomeno rap».
In questo ambito come in quello della più recente trap Serreli ha dovuto fare i conti con una produzione sterminata, spesso occasionale e persa nel mondo digitale. «In un tempo in cui per fortuna i giovani hanno la possibilità di condividere le proprie opere nelle tante piattaforme internet, mi sono limitato a catalogare gli artisti a mio parere più significativi e segnalare gli autori interessanti che infatti si sono fatti strada ben oltre i confini regionali come Salmo, per fare un esempio, e Iosonouncane che reputo un fenomeno davvero innovativo». Unico rammarico? «Che tanta musica bella che si fa in Sardegna non si potrà più “toccare” nei vinili e nei cd ma viaggerà liquida nel web».
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