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La storia d’Europa? Questione di fiuto

La storia d’Europa? Questione di fiuto

Un gigantesco progetto si propone di ricostruire i mutamenti del vecchio continente attraverso l’olfatto

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Confrontarsi attraverso il naso con la storia d’Europa degli ultimi cinque secoli. A renderlo possibile sarà un grandioso progetto Odeuropa, che ha ricevuto una sovvenzione di 2,8 milioni di euro dal programma UE Horizon 2020. Attraverso l’applicazione delle più moderne tecniche di intelligenza artificiale, un team di esperti di varie discipline – tra cui storia, linguistica computazionale, web semantico, museologia, chimica, industria dei profumi – svilupperà nuovi metodi nell’estrazione sensoriale e nella scienza del patrimonio, giungendo a identificare e tracciare come la percezione dell’odore è stata espressa nelle diverse lingue; a quali luoghi e a che tipo di eventi e di pratiche è stato associato; a quali emozioni era legato.

Il ruolo dell’olfatto – il quinto senso – nella cultura è così profondo e affascinante che storici, sociologi, antropologi se ne sono occupati a più riprese, mettendo in luce la sua graduale svalutazione. Sebbene sia legato in misura molto maggiore rispetto agli altri sensi alle emozioni, l’odorato è la “cenerentola della società dell’immagine”. Il processo della sua esclusione dalla storia sensoriale, sopraffatta dalle suggestioni di vista e udito, è cominciato alla fine del Settecento. La lotta alle puzze ingaggiata dagli igienisti corrispondeva a quella contro le malattie a cui venivano collegate. Tutti i documenti scritti indicano una fobia collettiva nei confronti dei “miasmi” e degli odori corrotti che rendevano irrespirabile l’aria delle città.

Fumo e tabacco

Puzza lo spazio privato e quello pubblico, compreso il sacro, come testimoniano relazioni di funzionari, memorie mediche, romanzi. Il fumo del tabacco riempiva salotti e ritrovi. Il profumo dell’incenso non riusciva a coprire l’odore della putrefazione nelle chiese, dove venivano seppelliti i morti. Un lezzo insopportabile aleggiava nelle case prive di latrine, in cui si mescolavano fumi e avanzi di cucina, odori di secrezioni ed escrezioni di corpi che ignoravano l’acqua. Un fetore ripugnante ristagnava su strade e piazze, invase di sterco, cascami, rifiuti, scoli di acque luride, foglie e vegetali marci, sangue di animali macellati, esalazioni di concerie. Una fonte inesauribile di “insalubrità” che atterriva la borghesia urbana, che temeva il ciclico ripresentarsi di epidemie con il loro carico di morti.

De-odorare

La deodorizzazione degli spazi conosce tempi lunghi: le strategie consistono nel coprire, selciare, sfoltire, drenare, ventilare, disinfettare, bonificare. La chimica fornisce nuovi strumenti per comporre una nuova scala olfattiva. Ancora prima che Pasteur scoprisse gli agenti patogeni delle malattie, “i germi”, l’attenzione olfattiva cominciava a concentrarsi sugli odori sociali, un fenomeno definito da qualcuno «l’evento di maggior peso nella storia dell’olfatto durante il XIX secolo». All’ordine del giorno non erano più le puzze di ospedali, carceri, ospizi, ma quelle dei poveri, dei senza casa, dei mendicanti, dei vagabondi. La repulsione borghese per il tanfo dei tuguri dei poveri, accompagna la fobia per il contatto e detta le strategie igieniste per deodorare e disinfettare, cominciando dalle latrine. Il processo di deodorizzazione è favorito dalle scoperte della candeggina e del cloruro di calcio diluito nell’acqua. Cominciava – hanno documentato gli storici – un processo di deodorizzazione carico di implicazioni.

Città sterilizzate

La mutazione antropologica del nostro tempo si è sviluppata all’insegna del deodorante, insieme alla mutazione della gamma degli odori. Furiosamente deodorata, disinfettata, sterilizzata, purificata, la nostra contemporaneità ha cancellato quelli “naturali”, ormai associati a un’idea di animalità e di imbarazzante fisicità: la modernità ha messo a tacere l’odorato, le testimonianze del tempo organico, quelli che gli antichi chiamavano aura seminalis che stuzzicava il desiderio femminile e quell’odor “di femmina” che il naso ben addestrato di Don Giovanni - nell’omonima opera di Mozart - riesce a captare nell’oscurità, provocando la meraviglia del servo Leporello «cospetto che odorato perfetto!». Gli odori governavano la seduzione come sapevano bene le dame che nascondevano sotto l’ultima delle sottogonne, infilati in una cintura, sacchetti d’erbe e fiori profumati che permettevano di diffondere la loro fragranza assieme a quello naturale. Un segreto ben noto alla non giovanissima Giuseppina di Beauharnais a cui Napoleone ordinava imperiosamente «non lavatevi» prima di raggiungerla dopo le fatiche in guerra.

Aromi potenti

Il potere degli odori è atavico e viscerale anche se, a livello inconscio, essi hanno esercitato ed esercitano tutt’oggi un ruolo determinante nella storia e nel patrimonio culturale. Non per niente, in diversi Paesi europei, alcuni musei hanno gradualmente scoperto il potere delle presentazioni multisensoriali e hanno ri-odorizzato mostre e rassegne, riportando sotto il naso dei visitatori gli odori. In Inghilterra, ad esempio, le manifestazioni organizzate a Hampton Court Palace fanno rivivere gli odori (quelli più piacevoli, in verità) della corte di Enrico VIII nel XVII secolo: nel vasto complesso delle cucine si realizzano piatti d’epoca somiglianti il più possibile a quelli che un esercito di cuochi apprestava per quel sovrano dagli inesauribili appetiti, per i suoi ospiti e per le persone che lavoravano nel palazzo. Niente a che fare, però, con gli affascinanti scenari aperti dal progetto Odeuropa grazie a standard scientifici e nuovi strumenti e, naturalmente, alla digitalizzazione su larga scala introdotta negli ultimi anni dalle istituzioni europee per il patrimonio culturale. Attraverso sofisticate tecniche informatiche sarà valorizzata la straordinaria ricchezza di descrizioni olfattive storiche, di esperienze e memorie contenute in testi e immagini. I dati storici sui profumi saranno curati e pubblicati nell’Encyclopaedia of European Smell Heritage, un’enciclopedia del patrimonio olfattivo d’Europa, con descrizioni delle qualità sensoriali e dei significati dei profumi, richiamando le trame degli odori chiave e delle pratiche olfattive. Una selezione di odori europei sarà preservata e “ricostruita”. Ma non solo. Lavorando con musei, artisti e profumieri, il team di Odeuropa curerà eventi e mostre olfattive e formerà i visitatori ad accostarsi alla storia attraverso l’olfatto, un mezzo importante per collegare il patrimonio culturale immateriale di tutta l’Europa.



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