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Mistero e commedia nei Quartieri Spagnoli

Mistero e commedia nei Quartieri Spagnoli

Riuscito mix di generi per il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni “Troppo freddo per Settembre”, con protagonista la detective Mina

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Il fatto è lo stesso: «Un cadavere rossastro disteso su una branda accostata al muro. L’odore di legna bruciata veniva da una vecchia stufa, che a naso, e prima della valutazione del medico legale, poteva essere stata la causa della morte del suddetto cadavere». Qualsiasi prospettiva si scelga per osservare il quadro offerto da quella soffitta con defunto, però, lascia più di un dubbio. Il trapassato, Giacomo Gravela, professore in pensione, è elegantemente vestito di tutto punto: difficile quindi si tratti di suicidio. Il decesso si deve infatti, si scopre di lì a poco, a un nido che ha ostruito la canna fumaria che riscaldava il misero ambiente, nel quale Gravela si ritirava a dormire dopo aver passato la giornata con la famiglia del figlio (moglie, che ne aveva preteso l’allontanamento notturno per “questioni di spazio”, due terribili figli maschi, e la piccola, adorata Fabiana): non fosse che gli uccelli, in inverno, il nido non lo fanno. Che qualcuno abbia ostruito volontariamente la canna? E chi mai avrebbe potuto, considerato che Giacomo Gravela era un tipo innocuo, benvoluto nel quartiere oltre che da tutti i suoi vecchi alunni?

Il fatto, dicevamo, è lo stesso, ma ne scaturiscono due diverse indagini. Una la conduce il magistrato Carlo De Carolis, tipo filosofeggiante (secondo lui, almeno), arrivista e sadico (secondo il maresciallo Gargiulo, che di quel sadismo fa di continuo le spese); l’altra, ufficiosa, la conduce Gelsomina Settembre detta Mina, idealista assistente sociale del “Consultorio Quartieri Spagnoli Ovest” (il previsto “Consultorio Quartieri Spagnoli Est” era «rimasto “in mente dei” per imprevedibile esaurimento dei fondi destinati»: ovviamente). Mina, vera protagonista di “Troppo freddo per Settembre” (Einaudi, 260 pagine, 18,50 euro), nuovo romanzo a lei dedicato da Maurizio de Giovanni dopo “Dodici rose a Settembre” del 2019 (pubblicava, allora, Sellerio), è il tipo che quando si intestardisce su un punto diventa impossibile da smuovere finché non l’ha avuta vinta, a fronte di ogni possibile buonsenso o convenienza e anche a costo di mettere a repentaglio la vita propria e altrui. Così, quando la madre del solo sospettato per la morte di Gravela si rivolge a lei per chiedere aiuto, convinta com’è che il figlio possa essere innocente e debba assolutamente allontanarsi da Napoli per rifarsi una vita, dopo aver scontato già sei anni di carcere e con un figlio ancora bambino da crescere, Mina prende a cuore la situazione e investe fino all’ultima energia, sua e di amici e colleghi, per venirne a capo e scoprire il colpevole. Come spesso nelle sue opere, de Giovanni gioca la carta della commistione tra narrativa di genere (qui, commedia e storia d’investigazione) e impegno, affrontando in “Troppo freddo per Settembre” temi come la marginalità di bambini e anziani nella nostra società, i pregiudizi di stampo classista che orientano la percezione e l’accoglimento dell’altro, la difficoltà, estrema, di sottrarsi a un destino criminale quando si è nati in un contesto malavitoso. Un certo sbilanciamento nel dosaggio tra le varie componenti, in particolare a favore della commedia (i rapporti tormentati di Mina con la madre e con il bellissimo ginecologo Gammardella; le insistite cattiverie di De Carolis verso Gargiulo) frena questa commistione, ma il romanzo risulta comunque una lettura piacevole.

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