Da Pulixi a Massa una new wave che racconta la Sardegna

Molto forte la presenza femminile con Vanessa Roggeri, Caboni e Serra  La ricerca di Tetti, Neri e Stellino

Quale che sia

l’ambito artistico

che si prende

in esame, operare separazioni nette tra periodi, correnti,

paradigmi può

con facilità rivelarsi impresa ardua

e che espone all’errore.

Nondimeno, l’indicizzazione, la catalogazione, la disposizione lungo un arco cronologico, che fanno profondamente parte dei nostri comuni strumenti conoscitivi se non altro perché così sono organizzati i manuali scolastici, possono aiutare a tracciare tanto le parentele, ad esempio la discendenza e la consanguineità, quanto i momenti di svolta o frattura rispetto a una tradizione precedente.

ORIGINI

In merito alla produzione moderna e contemporanea in lingua italiana degli autori sardi, si accetta la storicizzazione che vede in Sebastiano Satta, Grazia Deledda, Salvatore Satta, Giuseppe Dessì e Francesco Masala gli “avi”, con Maria Giacobbe a fare da ponte tra la classicità e i tempi successivi e Gavino Ledda a costituire un primo “elemento di disturbo” che non fa del tutto quadrare i conti – senza dimenticare, nel 1970, l’esordio di Bianca Pitzorno; in Sergio Atzeni, Salvatore Mannuzzu e Giulio Angioni i traghettatori verso la modernità, se non già verso (o dentro) la post-modernità; in Marcello Fois il punto di contatto tra questi ultimi e la generazione a seguire, quella che dopo Bruno Tognolini ha visto emergere Michela Murgia, Flavio Soriga, Nicola Lecca, Salvatore Niffoi, Milena Agus, Francesco Abate, Luciano Marrocu.

METTI UN SARDO

Almeno dal punto di vista del mercato, siamo davanti a una generazione spartiacque: tante, spesso tantissime, le copie vendute, e alta (ma anche altalenante) la popolarità, al punto da far individuare a più di qualcuno nel mondo editoriale una sorta di contrassegno di “sardità”. Parafrasando il vecchio slogan “Metti un tigre nel motore”, nel decennio iniziale del nuovo secolo si è arrivati a “Metti un sardo nel catalogo”: un sardo a prescindere (non di rado dal valore), purché sardo. Vanno ricordati tre nomi che hanno goduto di minore esposizione, a testimonianza di come vendite ed esposizione non siano sempre garanzia di qualità, e cioè Alberto Capitta, Alessandro De Roma e Giorgio Todde.

ISOLE A SÉ

Bene. E dopo di loro? Una cosa è sicura: l’ispirazione pare non conoscere cedimenti, in Sardegna. Lo si sospettava da tempo, certo, ma ormai ne abbiamo la definitiva conferma. Giovani autori (giovani in quanto autori, l’età anagrafica per il nostro discorso non conta) spuntano di continuo, e l’unica distinguibile novità nella produzione attuale dei sardi in fondo è questa: l’enorme quantità di proposte. Per ciò che riguarda stili e generi battuti, siamo invece nel solco della tradizione, nel senso che ciascun isolano o quasi, nelle sue pagine, fa isola a sé. Le differenze sono tante e tali, così come del resto lo erano in passato, che i tentativo di stabilire movimenti unitari o nouvelle vague su basi concettuali o estetiche sono fallimentari fin dal principio.

IL CONFINE

Stabiliamo allora un’immaginaria linea di confine con il passato prossimo, fissandola (con qualche deroga) nel 2009, e proviamo a orientarci. Con un’avvertenza: considerata la quantità di cui si diceva, citare tutti gli autori e tutte le opere sarebbe impossibile. E uno sterile elenco, in fondo, sarebbe per giunta parecchio noioso. Perché, dunque, il 2009? Perché è nel 2009 che esordiscono Gianni Tetti e Savina Dolores Massa, ovvero due delle voci più definite, personali e interessanti della recente leva.

Attraverso i racconti de “I cani là fuori” e i romanzi “Mette pioggia” e “Grande nudo”, tutti per Neo edizioni, il sassarese Tetti ha composto le tappe di un progressivo avvicinamento alla fine del mondo: nelle sue figure di reietti l’istinto primordiale riprende il sopravvento su scienza, coscienza e intelligenza, ma non manca un barlume di speranza. Forse. Figure marginali animano anche le opere dell’oristanese Massa, dalla prima, “Undici”, a “Lampadari a gocce” del 2020. Lo sguardo sull’uomo è qui di natura diversa rispetto a quello di Tetti: la sua ai dimenticati, ai vinti è una vicinanza emotiva, diremmo d’elezione. Da non perdere, in particolare, “Mia figlia follia”, tradotto in Francia da Les Éditions de l’Ogre, e “A un garofano fuggito fu dato il mio nome”.

Come Tetti, Savina Dolores Massa ha legato i suoi libri a uno stesso editore, Il Maestrale, per il quale nel 2010 debuttava Alessandro Stellino, critico cinematografico e direttore artistico del festival IsReal. “Incendi” e “Ogni animale muore nella tana” mostrano una rara capacità di adattare lo stile alla storia: l’incontenibile prima persona infantile e sognante della Perla di “Incendi” si rovescia nell’occhio impassibile e nella lingua controllata del narratore esterno di “Ogni animale”, che muove le sue pedine in una cupa Nuoro reduce (a stento) da un imprecisato cataclisma. Speriamo di ritrovarlo presto con un’ulteriore prova. Un altro la cui scrittura si riconosce già dopo poche righe è Giulio Neri, senza dubbio tra i “giovani” che spiccano per qualità. A “Carta forbice sasso” del 2016 hanno fatto seguito “A tie solu bramo” nel 2018 – il suo migliore, da non lasciarsi sfuggire – e a febbraio 2019 l’ancor più introspettivo “Portoro”.

TRADIZIONE

Vanessa Roggeri, Cristina Caboni ed Elvira Serra condividono un approccio maggiormente tradizionale alla materia romanzesca. Vanessa Roggeri, firma cara ai lettori de La Nuova, deve la passione per il raccontare alla nonna, che quand’era bambina le ha trasmesso favole e leggende sarde: tracce evidenti di questo magistero si rinvengono in “Il cuore selvatico del ginepro” e “Fiore di fulmine”, tra cogas (streghe) e bidemortos (coloro che vedono i morti), mentre la terza fatica, “La cercatrice di corallo” del 2018 ambienta l’amore tra Achille e Regina, osteggiato dalle rispettive famiglie, in una dimensione interamente realistica. Il cerchio aperto con “Il sentiero dei profumi” da Cristina Caboni, cagliaritana come la collega, si è chiuso poche settimane fa con “Il profumo sa chi sei”, che riprende le vicende di Elena Rossini, già al centro di quell’esordio del 2014, fortunato tanto in patria quanto all’estero. Nel mezzo: “La custode del miele e delle api”, “Il giardino dei fiori segreti”, “La rilegatrice di storie perdute” e “La stanza della tessitrice”. Elvira Serra, nuorese («di Monte Gurtei», precisa all’occasione), giornalista del Corriere della Sera, si è finora distinta con “L’altra”, “Il vento non lo puoi fermare” e “Le stelle di Capo Gelsomino”, usciti per tre diversi importanti editori (Mondadori, Rizzoli e Solferino).

GIALLO

Uno sguardo alla sempre fertile letteratura criminale ci introduce a un secondo nome con cui i lettori del nostro quotidiano hanno ormai grande confidenza, quello di Piergiorgio Pulixi. Partito dal Collettivo Sabot, Pulixi ha dedicato una serie all’ispettore Biagio Mazzeo (quattro capitoli tra il 2012 e il 2016), una al commissario sui generis Vito Strega (i due volumi de “I canti del male”) e con “L’isola delle anime”, vincitore del premio della giuria allo Scerbanenco 2019, ha lanciato le ispettrici Eva Croce e Mara Rais, la cui nuova indagine, “Un colpo al cuore”, è attesa per il 26 gennaio. Ad aiutare la coppia sarà proprio Vito Strega.

Benché il suo debutto dati 1992 (“L’isola della memoria”, pubblicato da un editore di Faenza in seguito alla vittoria del “Premio Navile - Città di Bologna”), è con il personaggio di Giorgio Roversi che Gavino Zucca è arrivato all’ampia platea. “Il mistero di Abbacuada”, “Il giallo di Montelepre” e “Il delitto di Saccargia” hanno avuto un tale riscontro che la Newton Compton li ha già raccolti in un volume unico; del 2020 è “Il misterioso caso di Villa Grada”, prima avventura in cui il tenente appassionato di Tex Willer non è impegnato nel Sassarese (lo aspetta una delicata vicenda nella natia Bologna). Ancora in ambito “giallo e dintorni”, per Newton Compton sono usciti anche gli ultimi tre libri del cagliaritano Paolo Pinna Parpaglia e i primi due dell’iglesiente Eleonora Carta, il cui fresco “Piani inclinati” porta invece il marchio Piemme.

FANTASY E STORIA

Un posto tutto loro, tra il successo di pubblico e i numerosi riconoscimenti, se lo sono ritagliati Gesuino Némus e la (più o meno) immaginaria comunità di Telévras, protagonista con i suoi spesso strampalati abitanti, a partire da “La teologia del cinghiale del 2015, di cinque romanzi. Per la memorialistica vanno ricordati i lavori di Giacomo Mameli (“La ghianda è una ciliegia”, “La chiave dello zucchero”, “Il forno e la sirena”, “Le ragazze sono partite” e l’ultimo, “Hotel Nord America”, vincitore del Premio Fiuggi). Nel campo del romanzo storico si muove Vindice Lecis (“Il visitatore”, “Il cacciatore di corsari” e “La conquista” i suoi ultimi titoli)

Breve escursione nel campi del fantastico per segnalare due trilogie. La prima, incentrata sul personaggio di Sad, si deve al sassarese (ma algherese d’adozione) Carlo Deffenu: iniziata con “Il Clan dei Cari Estinti” e proseguita con “La maledizione del cuore fantasma”, si è conclusa a novembre 2020 con “Sad e i cerchi del tempo oscuro”. La seconda si deve ad Andrea Atzori, poi autore per Einaudi Ragazzi di “Fiume Europa” e “Il coraggio salpa a mezzanotte”, il quale tra il 2013 e il 2014 ha completato il ciclo su “Iskìda della Terra di Nurak”, che com’è noto ha catturato l’interesse di Anthony La Molinara, premio Oscar per gli effetti speciali di “Spider-Man 2”. Il teaser diretto da La Molinara, con la partecipazione di Caterina Murino, si può vedere su youtube.



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